Caso Ferragni, chiesti un anno e otto mesi per l’influencer: “Tutto fatto in buona fede”

Accuse di truffa aggravata per le campagne “Pandoro Pink Christmas” e “Uova di Pasqua solidali”. Verdetto atteso a gennaio

La procura di Milano ha chiesto un anno e otto mesi di reclusione per Chiara Ferragni nell’ambito del processo, celebrato con rito abbreviato, che vede l’imprenditrice digitale imputata per truffa aggravata dall’uso del mezzo informatico. Al centro del procedimento le due iniziative commerciali legate al Pandoro Balocco Pink Christmas 2022 e alle Uova di Pasqua “Chiara Ferragni – Sosteniamo i Bambini delle Fate” (2021 e 2022).

La stessa richiesta di pena – un anno e otto mesi – è stata formulata per Fabio Maria Damato, ex direttore generale e braccio destro della Ferragni, mentre per Francesco Cannillo, presidente del cda di Cerealitalia, la procura ha chiesto un anno.

Ferragni in aula: “Nessun lucro, tutto fatto in buona fede”

Nel corso delle sue dichiarazioni spontanee, Chiara Ferragni ha ribadito la propria estraneità alle accuse:

“Tutto è stato fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato.”

Un’affermazione che punta a respingere l’impianto accusatorio, secondo cui le società riconducibili all’imprenditrice avrebbero beneficiato economicamente dalle operazioni commerciali presentate come iniziative solidali.

Le accuse della procura: “Ingannati i consumatori”

Secondo i pm, la Ferragni avrebbe indotto in errore numerosi consumatori circa la natura benefica delle due campagne, ottenendo un ingiusto profitto stimato in circa 2,2 milioni di euro, oltre a vantaggi non quantificabili derivanti dal “ritorno di immagine”.

Nel caso del Pandoro Balocco, il pubblico sarebbe stato portato a credere che l’acquisto del prodotto “Pink” (venduto a 9,37 euro contro i 3,68 euro della versione tradizionale) contribuisse direttamente alla raccolta fondi per l’ospedale Regina Margherita di Torino.

La procura sostiene invece che:

  • le società della Ferragni avrebbero incassato oltre un milione di euro per la promozione dell’iniziativa su Instagram;

  • Balocco aveva già stabilito una donazione di 50 mila euro all’ospedale, indipendentemente dalle vendite;

  • la comunicazione dell’iniziativa sarebbe stata tale da far credere ai consumatori che il contributo benefico fosse legato all’acquisto.

Un presunto “errore di comunicazione” che, secondo l’accusa, si sarebbe ripetuto anche nella campagna delle Uova di Pasqua solidali.

Le prossime tappe del processo

La prossima udienza è fissata per il 5 dicembre, mentre la sentenza è attesa a gennaio.
Si tratta di uno dei procedimenti giudiziari più osservati degli ultimi anni, con implicazioni non solo penali ma anche reputazionali per una delle figure più influenti del panorama digitale italiano.