L’AI indossabile torna protagonista: dal flop di Humane al successo di Meta e Oura

L’intelligenza artificiale indossabile è tornata sotto i riflettori. Dopo la fine della startup Humane e del suo ambizioso progetto AI Pin, che prometteva un futuro “post-smartphone”, molti avevano decretato la fine del settore. Ma oggi, tra nuovi investimenti miliardari, soluzioni più mature e un migliore equilibrio tra design e tecnologia, l’AI indossabile sta vivendo una seconda vita.


Dopo Humane, il ritorno dell’AI da indossare

All’inizio del 2025, il fallimento di Humane sembrava aver inflitto un duro colpo all’intero comparto. L’AI Pin, nonostante i 230 milioni di dollari raccolti e l’hype iniziale, si era rivelato un insuccesso commerciale clamoroso, portando alla dismissione della startup e alla successiva acquisizione da parte di HP.

Ma la tecnologia non si è fermata. I grandi player del settore – da Meta a EssilorLuxottica, fino a startup emergenti come Plaud e Oura – stanno riscrivendo le regole, puntando su usabilità, valore d’uso e design integrato.


Meta e Luxottica, l’alleanza vincente degli occhiali smart

Se Humane è naufragata, i Ray-Ban Meta hanno dimostrato che un’AI indossabile può funzionare davvero. L’unione tra l’intelligenza artificiale di Meta e la tradizione dell’occhialeria europea ha dato vita a un prodotto di successo, contribuendo alla crescita record del gruppo EssilorLuxottica nel terzo trimestre 2025.

“L’occhiale si candida a diventare il dispositivo centrale nella vita delle persone, rimpiazzando lo smartphone e diventando una presenza costante, capace di comprendere desideri, abitudini e stati d’animo”, ha dichiarato Francesco Milleri, CEO di EssilorLuxottica.


AI indossabile: sostituire lo smartphone o potenziarlo?

Non tutti puntano a superare lo smartphone. Alcuni cercano di potenziarlo con strumenti che amplificano le sue funzioni grazie all’AI. È il caso dei dispositivi Plaud, che combinano la registrazione vocale con l’elaborazione intelligente dei contenuti.

La startup californiana ha venduto oltre 1 milione di dispositivi in pochi mesi e ha attirato anche l’attenzione di Amazon, che ha acquisito la startup Bee per integrare i suoi braccialetti intelligenti nella propria offerta.

“Le persone non vogliono un altro gadget: vogliono un’intelligenza naturale e affidabile. Il mercato sta passando da AI as novelty a AI as utility”, spiega Kamel Ouadi, ex direttore creativo di Louis Vuitton e oggi brand strategist di Plaud.


L’Europa in ritardo, ma il mercato cresce

Secondo Ouadi, il mercato europeo – Italia compresa – è indietro di 18-24 mesi rispetto agli Stati Uniti in termini di familiarità con gli assistenti AI e i dispositivi intelligenti. Tuttavia, il trend è in crescita costante: l’AI indossabile si espande dal settore consumer fino a quello militare.


Se l’AI la indossano i soldati: il caso Oura e Anduril

Il segmento AI wearable per la difesa è uno dei più dinamici del 2025. Secondo PitchBook, gli investimenti di venture capital nelle tecnologie per la Difesa hanno già raggiunto 7,7 miliardi di dollari.

A guidare questa ondata è ŌURA Health, che ha raccolto 900 milioni di dollari in un nuovo round di finanziamento, raggiungendo una valutazione record di 11 miliardi. Il suo Oura Ring, capace di monitorare sonno, stress e parametri vitali, è oggi utilizzato anche dal Dipartimento della Difesa USA per migliorare le performance e la sicurezza del personale militare.

Parallelamente, la statunitense Anduril Industries – fondata da Palmer Luckey, creatore di Oculus – ha presentato EagleEye, un visore per realtà mista che fornisce ai soldati informazioni in tempo reale direttamente nel display.

“Non vogliamo dare ai soldati un nuovo strumento: vogliamo dare loro un compagno di squadra”, ha dichiarato Luckey.


Il ruolo del design: da Jony Ive a Bobak Tavangar

La nuova frontiera dell’AI indossabile passa anche dal design di alto profilo. OpenAI ha investito 6,4 miliardi di dollari per portare nel team Jony Ive, il leggendario designer dell’iPhone, per sviluppare un nuovo dispositivo AI.

Nel frattempo, Bobak Tavangar, ex dirigente Apple e oggi CEO di Brilliant Labs, sfida Meta con i suoi occhiali intelligenti. E l’Est non resta a guardare: Samsung ha lanciato il Galaxy Ring, mentre l’indiana Ultrahuman compete con Oura in tribunale per la leadership nel mercato degli anelli smart.


L’AI indossabile entra nella fase della maturità

Dagli occhiali di Meta agli anelli Oura, passando per i braccialetti intelligenti e i visori militari, l’AI indossabile non è più una promessa futuristica, ma un ecosistema in rapida evoluzione.

La sfida non è più solo tecnologica: sarà la capacità di integrare l’AI nella vita quotidiana – in modo naturale, utile e discreto – a determinare chi vincerà la corsa ai dispositivi intelligenti del futuro.