Bruno Pizzul, leggendario telecronista sportivo, è scomparso lasciando un vuoto nel mondo del giornalismo italiano. Ultimo rappresentante di una dinastia di giornalisti che hanno fatto la storia della radio e della televisione, Pizzul ha raccontato pagine indimenticabili del calcio e dello sport.
Una Carriera Leggendaria: Dalla Radio alla Televisione
Da Niccolò Carosio a Sandro Ciotti, da Nando Martellini a Enrico Ameri, le voci di questi giganti del giornalismo hanno accompagnato generazioni di italiani, e Pizzul ha raccolto il loro testimone con la sua voce inconfondibile.
Dagli Studi al Calcio Giocato, Fino alla Rai
Nato a Cormons (Udine), Pizzul è morto a Gorizia, a pochi giorni dal suo 87esimo compleanno. Da giovane, alternò gli studi all’attività sportiva, in particolare nel calcio, arrivando a sostenere un provino con il Catania nel 1958. Dopo una breve carriera da calciatore e la laurea in giurisprudenza, entrò in Rai nel 1969, iniziando la sua lunga carriera di telecronista.
La Voce dei Mondiali e degli Europei
Pizzul ha raccontato le gesta della Nazionale italiana in cinque Mondiali e quattro Europei tra il 1986 e il 2002, succedendo a Martellini. Tra i momenti più significativi della sua carriera, la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool nel 1985, segnata dalla tragedia dell’Heysel.
Un’Icona del Giornalismo Sportivo
Con il suo stile sobrio e le sue espressioni memorabili, Pizzul ha lasciato un segno indelebile nel giornalismo sportivo italiano. Ha condotto trasmissioni iconiche come “Domenica Sprint”, “Domenica Sportiva” e “Sport Sera”, e ha partecipato a film come “L’arbitro” e “Box office 3D”.
Il Ricordo del Mondo Politico e Sportivo
La scomparsa di Pizzul ha suscitato commozione nel mondo politico e sportivo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha definito “un’icona intramontabile del giornalismo sportivo”, mentre il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha sottolineato la sua “umanità e passione”.
