Secondo il Financial Times, Washington ha limitato gli orari della copertura offerta alle navi commerciali in transito nello Stretto. La misura è entrata in vigore a inizio settembre dopo l’intensificazione degli attacchi iraniani nelle ore notturne
Gli Stati Uniti hanno ridotto a due finestre giornaliere i periodi durante i quali garantiscono la protezione della difesa aerea alle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz.
A riferirlo è il Financial Times, che cita comunicazioni inviate dal Centro statunitense di coordinamento marittimo. La nuova misura è entrata in vigore all’inizio di settembre, dopo l’intensificazione degli attacchi iraniani contro le navi che attraversano lo stretto soprattutto durante le ore notturne.
La protezione Usa lungo la rotta dell’Oman
Washington garantisce da maggio una copertura di difesa aerea alle navi commerciali che percorrono una rotta vicina alla costa dell’Oman.
Agli operatori marittimi viene ora raccomandato di programmare il passaggio attraverso lo stretto in corrispondenza delle due finestre giornaliere nelle quali è disponibile la protezione statunitense.
La raccomandazione, tuttavia, non costituisce un obbligo: le navi possono continuare a transitare anche negli altri momenti della giornata.
Il provvedimento riguarda quindi la disponibilità della protezione aerea americana e non introduce un divieto di navigazione nelle fasce orarie non coperte.
Un passaggio strategico per l’energia mondiale
La misura arriva in un momento di forte tensione lungo uno dei principali corridoi energetici mondiali.
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo al Golfo di Oman ed è un passaggio strategico per il traffico di petroliere e altre navi commerciali. Nelle prime fasi della guerra iniziata il 28 febbraio, l’Iran aveva imposto un blocco nell’area.
La rotta protetta dagli Stati Uniti, che corre vicino alla costa omanita, permette alle navi di attraversare il settore meridionale dello stretto, mantenendo aperto un corridoio per il traffico commerciale.
La riduzione delle finestre di protezione rappresenta quindi un ulteriore elemento di pressione su un’infrastruttura marittima già esposta al rischio di attacchi e interruzioni. Per gli operatori energetici, la questione non riguarda soltanto la sicurezza delle singole navi, ma la continuità di una delle rotte da cui dipende una parte rilevante degli approvvigionamenti globali di petrolio e gas.
