Schlein sfida Meloni: «Siamo pronti al voto. Se ci saranno le primarie, le vinceremo»

La segretaria Pd chiude la Festa dell’Unità di Reggio Emilia e mette sul tavolo la propria candidatura alla guida del centrosinistra: «Io ci sono, batteremo le destre». Prima, però, il programma comune. E sul piano internazionale difende il sostegno all’Ucraina

Elly Schlein si mette in campo. Senza paura delle primarie e senza nascondere l’ambizione di guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche.

Dal palco del Campovolo, davanti alle circa 10mila persone che hanno chiuso la Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, la segretaria del Pd lancia il messaggio più esplicito della sua leadership: «Se faremo le primarie, le vinceremo. Siamo il Pd e non abbiamo mai paura del voto».

Una dichiarazione che segna un passaggio politico rilevante: Schlein non si limita più a rivendicare la guida del Partito democratico, ma si propone apertamente come candidata alla leadership dell’eventuale coalizione progressista.

«Prima si vota, meglio è»

Il primo destinatario del messaggio è Giorgia Meloni.

«Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento andremo al voto, è Meloni che deve dirci quando», ha detto Schlein. E ha aggiunto: «Visto che il suo Governo è stato inutilmente lungo, dico subito che prima è meglio è».

La segretaria dem ha quindi attaccato l’esecutivo sui principali dossier, dall’economia all’immigrazione, passando per salari e sicurezza.

Ma il passaggio più importante del discorso riguarda il percorso per costruire l’alternativa alla maggioranza.

«Ora è tempo di accelerare sul programma comune», ha detto Schlein, richiamando anche gli articoli della Costituzione che, a suo giudizio, dovrebbero essere tradotti in un progetto politico condiviso.

La sequenza indicata è precisa: prima il programma, poi la leadership.

«Poi decideremo con gli alleati: o si arriverà a un accordo o faremo le primarie. E se faremo le primarie, le vinceremo».

«Io ci sono, batteremo le destre»

Schlein sembra quindi intenzionata a giocare fino in fondo la partita della candidatura.

«C’è chi tifa per il pareggio e vuole le larghe intese, ma noi andremo al Governo solo vincendo le elezioni», ha detto.

E ancora: «C’è chi in questo Paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a Palazzo Chigi».

La leader Pd ha trasformato anche le critiche personali in un elemento della propria narrazione politica.

«Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni, essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard», ha ironizzato.

Poi il messaggio: «Se questo valesse nel Paese e nella società io non sarei qua e non avrei mai vinto il congresso e non avrei fatto questi quattro anni di lavoro insieme a voi».

La conclusione è diventata quasi uno slogan: «Io ci sono, batteremo le destre con la nostra alleanza progressista».

Il nodo Conte e l’Ucraina

La sfida alla maggioranza si intreccia però con le tensioni all’interno del possibile campo progressista.

In mattinata, dal palco della Festa del Fatto Quotidiano, Giuseppe Conte aveva criticato l’ipotesi di una coalizione troppo larga, definendo «una follia» dare centralità a Matteo Renzi e al suo «2%».

Il leader M5s aveva inoltre posto una condizione sul dossier Ucraina, sostenendo che un eventuale futuro governo progressista dovrebbe chiarire preventivamente la propria posizione sul sostegno militare a Kiev.

Schlein ha risposto senza arretrare: «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti».

La segretaria dem ha però contestualmente richiamato l’articolo 11 della Costituzione e la necessità di contribuire a «ristabilire la pace per i palestinesi, per gli ucraini e per gli iraniani».

Una posizione condivisa da Lorenzo Guerini: «Condivido le parole sull’Ucraina di Elly Schlein», ha dichiarato, rispondendo indirettamente alle critiche di Conte.

«Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi»

Sul palco di Reggio Emilia Schlein ha rivendicato anche la tenuta del Pd e della propria segreteria.

Ha ringraziato i parlamentari della minoranza presenti alla Festa, tra cui Bazoli, Quartapelle, Malpezzi e Sensi, e Stefano Bonaccini per il lavoro sull’unità del partito.

«Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura», ha ricordato.

E ha sottolineato un altro elemento: «È la prima volta che un segretario finisce il mandato. Oggi il Pd è più unito che mai».

Da Guccini a Berlinguer, fino a Emma Bonino

Nel finale, Schlein ha costruito il discorso anche attraverso i riferimenti alla cultura politica della sinistra italiana.

Ha citato Francesco Guccini ed Enrico Berlinguer, prima di richiamare una frase di Emma Bonino: «A me è stato detto di tutto in questi 40 anni: che ero troppo donna per fare politica, troppo radicale perché difendevo i diritti, troppo giovane per fare sul serio e poi, improvvisamente, sono divenuta troppo anziana per essere presa sul serio».

La sintesi scelta da Schlein è stata: «Siate troppo».

Un messaggio che si lega direttamente alle sue «aggravanti personali» e che, politicamente, racconta la strategia della segretaria: trasformare le caratteristiche che i suoi avversari potrebbero considerare punti deboli — età, genere, autonomia e distanza dai vecchi schemi — in parte integrante della propria candidatura.

Ora la partita passa agli alleati. Prima il programma comune, poi la scelta del candidato. Ma Schlein ha già chiarito che, se la decisione dovesse arrivare alle primarie, lei sarà in campo.