Nuova escalation militare in Medio Oriente: il Brent torna sopra la soglia dei 100 dollari al barile e il gas sul Ttf sale fino a 79 euro. I mercati temono nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran torna a intensificarsi e i mercati dell’energia reagiscono con una nuova, forte impennata dei prezzi. Il Brent, riferimento per il mercato europeo e internazionale del petrolio, è tornato sopra i 100 dollari al barile, per la prima volta da luglio.
A risentirne è anche il mercato del gas. Le quotazioni sul Ttf di Amsterdam, il principale riferimento europeo, sono arrivate fino a 79 euro, alimentando nuovamente i timori per le conseguenze della crisi energetica sull’economia globale.
Attacchi e contrattacchi fanno tremare i mercati
A innescare la nuova fiammata sono stati i recenti attacchi e contrattacchi tra le forze armate statunitensi e iraniane.
Il Comando Centrale Usa ha comunicato di aver colpito cinque petroliere iraniane: quattro nel Golfo dell’Oman e una nelle vicinanze dell’isola di Kharg, uno dei principali snodi petroliferi dell’Iran.
L’operazione è arrivata dopo che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) aveva preso di mira per due volte, negli ultimi due giorni, una nave da guerra della Marina americana utilizzando missili balistici.
Il rischio maggiore per i mercati è ora legato alla possibilità che l’escalation prosegua e coinvolga direttamente le rotte e le infrastrutture strategiche per l’approvvigionamento energetico.
Iran, minacce contro le petroliere in Kuwait e Bahrein
A preoccupare gli operatori sono soprattutto le minacce di rappresaglia di Teheran. L’Iran ha annunciato che potrebbe prendere di mira petroliere presenti in Kuwait e Bahrein, aumentando il timore di un allargamento del conflitto nell’area del Golfo.
Nella notte, inoltre, Teheran ha attaccato la Giordania, che ha dichiarato di aver intercettato 18 dei 20 missili lanciati contro il proprio territorio.
L’Iran ha rivendicato anche un attacco contro la base americana di Al-Azraq, aumentando ulteriormente la tensione regionale.
Petrolio e gas tornano sotto pressione
La prospettiva di nuovi scambi di attacchi rischia di mantenere i prezzi dell’energia vicino ai livelli massimi degli ultimi mesi.
Il timore degli investitori non riguarda soltanto la possibile riduzione dell’offerta di petrolio e gas, ma anche il rischio che il conflitto possa compromettere le principali rotte commerciali attraverso cui le materie prime energetiche raggiungono i mercati internazionali.
Un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari e un gas nuovamente in forte rialzo rappresenterebbero un problema per le economie importatrici, alimentando l’inflazione e aumentando i costi per famiglie e imprese.
Italia, avanti con il taglio delle accise
Il nuovo aumento dei prezzi dell’energia mette nuovamente sotto pressione anche il Governo italiano, che da oltre due mesi interviene sul costo dei carburanti attraverso una riduzione delle accise.
Il Consiglio dei ministri dovrebbe prorogare per altre due settimane lo sconto di 17 centesimi al litro sul diesel, finanziato attraverso il maggior gettito derivante dall’Iva.
Per ottobre, invece, sono attesi nuovi «interventi mirati», annunciati dalla premier Giorgia Meloni durante la celebrazione del record di longevità del suo esecutivo.
La nuova fiammata dei prezzi di petrolio e gas potrebbe quindi costringere i governi a valutare ulteriori misure per contenere l’impatto della crisi energetica, proprio mentre la nuova escalation tra Washington e Teheran aumenta l’incertezza sui mercati.
