L’economia italiana resta in una fase di rallentamento, ma i segnali più recenti indicano un possibile miglioramento nella seconda parte dell’anno. È quanto emerge dalla Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, che evidenzia come gli effetti della crisi energetica e delle tensioni geopolitiche continuino a influenzare crescita, consumi e investimenti, pur con un graduale allentamento delle pressioni sui mercati dell’energia.
Petrolio in calo, ma l’incertezza resta elevata
Secondo Confindustria, l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a riportare il prezzo del Brent vicino ai livelli precedenti all’escalation del conflitto. Dopo aver toccato una media di circa 104 dollari al barile a maggio, il petrolio è sceso fino a 74 dollari a fine giugno.
Nonostante ciò, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz rimane inferiore alla normalità e le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare un fattore di rischio per i mercati energetici e per l’economia globale.
Inflazione ancora elevata e tassi in aumento
Il calo del petrolio non si è ancora tradotto in una rapida riduzione dell’inflazione. Secondo Confindustria, la crescita dei prezzi resta sostenuta e l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea continua a rappresentare un freno per famiglie e imprese.
L’inasprimento delle condizioni finanziarie rischia infatti di rallentare il credito e di incidere sulla domanda interna, anche se gli aumenti dei tassi sono stati finora più contenuti rispetto al ciclo restrittivo avviato nel 2022.
Investimenti: il PNRR sostiene ancora l’economia
Uno degli elementi di maggiore tenuta resta rappresentato dagli investimenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Secondo il Centro Studi, proprio la spesa legata ai progetti del PNRR continua a sostenere l’industria italiana, compensando in parte la debolezza dei consumi e il rallentamento della domanda privata. Tuttavia, il clima di incertezza induce molte imprese a rinviare nuovi investimenti, mentre una quota crescente dei finanziamenti bancari viene utilizzata per esigenze di liquidità e gestione dei costi operativi piuttosto che per ampliare la capacità produttiva.
Industria ed export
L’industria continua a mostrare una certa resilienza, anche se il quadro rimane eterogeneo tra i diversi comparti.
Sul fronte del commercio estero, le esportazioni continuano a crescere in alcuni mercati, mentre risentono della debolezza della domanda in altri Paesi. Confindustria evidenzia inoltre come l’incertezza internazionale continui a incidere sulle decisioni di investimento delle imprese esportatrici.
Le prospettive
Il Centro Studi ritiene che il secondo trimestre sia stato quello maggiormente penalizzato dagli effetti della crisi in Medio Oriente. Per il terzo trimestre, invece, viene previsto un graduale miglioramento dello scenario macroeconomico, favorito dalla discesa del petrolio rispetto ai picchi primaverili e dalla progressiva normalizzazione dei mercati energetici.
Permangono tuttavia numerosi elementi di incertezza: dall’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz alle future decisioni della BCE sui tassi di interesse, fino agli effetti delle tensioni commerciali internazionali. In questo contesto, la crescita dell’economia italiana resta strettamente legata alla stabilizzazione dello scenario geopolitico e alla capacità degli investimenti pubblici del PNRR di continuare a sostenere domanda e produzione.
