Trump, la telefonata a Infantino scuote la Fifa: il caso Balogun accende le polemiche sui Mondiali 2026

La sospensione della squalifica di Folarin Balogun dopo una telefonata del presidente americano Donald Trump al presidente della Fifa, Gianni Infantino, sta alimentando una delle più grandi polemiche dei Mondiali 2026. La decisione, senza precedenti nella storia recente del torneo, solleva interrogativi sull’indipendenza della federazione internazionale e rischia di mettere in discussione la credibilità della competizione proprio mentre il calcio mondiale registra ascolti e ricavi pubblicitari record.

Il caso Balogun: dalla squalifica al ritorno in campo

Folarin Balogun, attaccante della nazionale statunitense e protagonista del torneo con un gol in ogni partita disputata fino agli ottavi di finale, era stato espulso durante la vittoria per 2-0 contro la Bosnia-Erzegovina e avrebbe dovuto scontare automaticamente una giornata di squalifica contro il Belgio.

Dopo un intervento diretto della Casa Bianca, però, la situazione è cambiata. Secondo diverse ricostruzioni, Donald Trump e alcuni membri del suo staff hanno contattato Gianni Infantino chiedendo una revisione del provvedimento.

Pochi giorni dopo, la Commissione disciplinare della Fifa ha sospeso la squalifica di Balogun, sostituendola con:

  • una multa da 40.000 dollari;
  • un periodo di prova della durata di un anno.

La decisione ha consentito all’attaccante americano di disputare l’ottavo di finale contro il Belgio, conclusosi con una pesante sconfitta degli Stati Uniti per 4-1 e la conseguente eliminazione dal torneo.

Una decisione senza precedenti

La scelta della Fifa rappresenta un caso praticamente unico.

Dal 1962, infatti, un cartellino rosso ai Mondiali ha sempre comportato almeno una giornata di squalifica automatica. La sospensione della sanzione inflitta a Balogun rompe quindi una prassi consolidata che durava da oltre sessant’anni.

Poche ore prima della gara, inoltre, la Fifa ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal Belgio contro la decisione, confermando definitivamente la presenza dell’attaccante statunitense.

Le accuse di interferenza politica

La vicenda ha immediatamente riaperto il dibattito sulle norme della Fifa riguardanti le interferenze dei governi.

Lo statuto della federazione impone infatti alle associazioni affiliate di mantenere piena indipendenza dalla politica. Negli ultimi anni la Fifa ha applicato queste regole con particolare rigidità.

Nel 2022, ad esempio, Kenya e Zimbabwe vennero sospesi dalle competizioni internazionali proprio a causa delle interferenze dei rispettivi governi nelle federazioni calcistiche nazionali.

Per questo motivo molti osservatori ritengono difficile conciliare tale principio con la revisione della posizione disciplinare di Balogun dopo il coinvolgimento diretto del presidente degli Stati Uniti.

Infantino: “Ha deciso una commissione indipendente”

Gianni Infantino ha respinto le accuse di interferenza.

In una nota, il presidente della Fifa ha spiegato di aver semplicemente informato Donald Trump che il caso era già all’esame della Commissione disciplinare e che la decisione finale sarebbe spettata esclusivamente all’organo giudiziario indipendente.

Anche la Fifa ha rinviato alle dichiarazioni ufficiali di Infantino, senza fornire ulteriori chiarimenti sul processo decisionale.

Durante una conferenza stampa, Donald Trump ha sostenuto di non aver esercitato alcuna pressione.

“Non gli ho detto cosa fare. Non posso dirgli cosa fare. Credo che sia stata una commissione indipendente e penso che abbia preso la decisione giusta.”

I timori per la credibilità dei Mondiali

La polemica arriva in un momento particolarmente delicato per la Fifa.

Il Mondiale 2026, organizzato per la prima volta da tre Paesi – Stati Uniti, Canada e Messico – rappresenta il torneo più ricco della storia del calcio.

Secondo le stime:

  • Fox Sports ha registrato circa 7 miliardi di visualizzazioni tra televisione e piattaforme digitali;
  • gli investimenti pubblicitari complessivi dovrebbero raggiungere i 10,5 miliardi di dollari.

Per sponsor e broadcaster, tuttavia, il valore economico della manifestazione dipende anche dalla percezione di imparzialità delle decisioni sportive.

Una perdita di fiducia nella governance della Fifa potrebbe quindi avere conseguenze anche sul piano commerciale.

Tornano i fantasmi degli scandali del passato

Le critiche sono alimentate anche dalla storia recente della federazione internazionale.

Nel 2015 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti incriminò numerosi dirigenti della Fifa nell’ambito della vasta inchiesta sulla corruzione legata ai diritti televisivi e commerciali del calcio mondiale.

Pur non essendoci alcun collegamento diretto con il caso Balogun, diversi osservatori ritengono che episodi come questo rischino di riaprire vecchie ferite sulla trasparenza dell’organizzazione.

La Uefa attacca: “Superata una linea rossa”

Le reazioni più dure sono arrivate dall’Europa.

La Uefa ha criticato apertamente la decisione della Fifa, sostenendo che sia stata superata “una linea rossa” nella gestione disciplinare del torneo.

Anche la Federcalcio belga ha espresso forte preoccupazione, affermando che la vicenda rischia di compromettere l’integrità della competizione.

Nicholas McGeehan, direttore dell’organizzazione FairSquare, ha definito la governance della Fifa “marcia”, ipotizzando che questa vicenda possa complicare la posizione di Infantino in vista delle elezioni presidenziali previste nel marzo 2027.

Effetto domino: altri ricorsi in arrivo?

Il precedente potrebbe ora avere conseguenze anche sul piano regolamentare.

La Federcalcio francese ha già annunciato un ricorso per chiedere l’annullamento del cartellino giallo mostrato a Michael Olise durante la sfida contro il Paraguay.

Anche il commissario tecnico dell’Inghilterra, Thomas Tuchel, interrogato sulla possibilità di contestare il cartellino rosso ricevuto da Jarell Quansah, ha espresso forti dubbi sull’impatto della decisione presa nel caso Balogun.

“Dove si traccia il confine? È questa la domanda che mi pongo. Non ho una risposta. Dove finirà tutto questo?”

È proprio questo il timore che oggi attraversa il mondo del calcio: che la sospensione della squalifica di Balogun non resti un caso isolato, ma apra una nuova stagione di ricorsi, pressioni esterne e controversie destinate a mettere ulteriormente alla prova la credibilità della Fifa.