Pensioni, il divario di genere resta profondo: le donne ricevono assegni inferiori del 34%

C’è un numero che fotografa con chiarezza quanto la parità di genere nel mondo del lavoro sia ancora lontana dall’essere raggiunta: quello delle pensioni. Secondo il Rendiconto sociale dell’Inps, nel 2025 l’importo medio delle pensioni previdenziali – comprese quelle di vecchiaia, invalidità e superstiti – si è attestato a 1.876 euro mensili. Dietro questa media, però, si nasconde una differenza significativa tra uomini e donne.

Gli uomini hanno percepito in media un assegno pensionistico di 2.260 euro al mese, mentre per le donne l’importo si è fermato a 1.492 euro. La distanza è pari a circa il 34%, un divario che rappresenta il punto di arrivo di disparità che si accumulano nel corso dell’intera vita lavorativa.

Dal salario alla pensione: come nasce il divario

Alla base della differenza negli assegni previdenziali c’è innanzitutto il gap retributivo. Nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili dati completi, la retribuzione media giornaliera nel settore privato è stata pari a 111,1 euro per gli uomini contro 82,6 euro per le donne. In termini percentuali, le lavoratrici hanno guadagnato mediamente il 25,65% in meno.

Una differenza che si riflette direttamente sui contributi previdenziali versati e, di conseguenza, sulle pensioni maturate nel corso degli anni.

Il fenomeno è alimentato da diversi fattori strutturali. Le donne continuano a essere maggiormente impiegate in lavori part-time, spesso non per scelta ma per necessità organizzative o familiari. Inoltre, sono più frequenti le interruzioni di carriera legate alla maternità e all’assistenza di figli, anziani o familiari non autosufficienti. A ciò si aggiunge una minore presenza nei ruoli manageriali e nelle posizioni apicali, generalmente associate a retribuzioni più elevate.

Il risultato è che il gender pay gap si trasforma progressivamente in un altrettanto marcato gender pension gap.

I settori dove la disparità è più forte

Le differenze salariali non sono uniformi in tutti i comparti produttivi. Alcuni settori presentano squilibri particolarmente accentuati.

Nelle attività immobiliari, ad esempio, il divario retributivo tra uomini e donne supera il 40%. Nel commercio si avvicina al 24%, mentre nell’industria manifatturiera sfiora il 20%.

Questi dati evidenziano come la disparità economica sia particolarmente concentrata in alcuni ambiti professionali, contribuendo ad amplificare le differenze pensionistiche future.

La situazione appare leggermente meno critica nel settore pubblico, dove il gap nelle retribuzioni giornaliere si riduce al 20,5%. Anche in questo caso, tuttavia, le donne continuano a percepire stipendi mediamente inferiori rispetto agli uomini, con inevitabili conseguenze sull’importo delle pensioni.

Le donne vanno in pensione più tardi

Dal Rendiconto sociale dell’Inps emerge anche un altro dato significativo: le donne lasciano il lavoro mediamente più tardi degli uomini.

Nel 2025 l’età media di pensionamento è stata pari a 65,4 anni per le lavoratrici, contro i 64,1 anni registrati tra gli uomini.

Si tratta di un apparente paradosso. Nonostante pensioni più basse, infatti, le donne restano al lavoro più a lungo. La spiegazione è legata soprattutto alla maggiore frammentazione delle carriere professionali femminili: periodi di inattività, part-time e interruzioni lavorative rendono più complesso raggiungere i requisiti contributivi necessari per accedere alla pensione, costringendo molte lavoratrici a posticipare l’uscita dal mercato del lavoro.

Un divario che riflette le disuguaglianze del lavoro

I dati dell’Inps confermano come le differenze retributive accumulate durante la vita professionale continuino a produrre effetti anche dopo il pensionamento. La pensione, infatti, non rappresenta soltanto una misura previdenziale, ma anche il risultato finale delle opportunità, dei percorsi di carriera e delle condizioni economiche vissute durante l’intera attività lavorativa.

Per questo motivo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere considerato un problema esclusivamente previdenziale, ma il riflesso di squilibri più ampi che riguardano occupazione, salari, accesso alle posizioni di responsabilità e distribuzione dei carichi familiari.

Finché queste differenze continueranno a caratterizzare il mercato del lavoro, anche il gender pension gap resterà una delle manifestazioni più evidenti della persistente disuguaglianza economica tra uomini e donne.