Allentare gli obiettivi europei sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto potrebbe costare caro all’industria continentale dell’elettrico. Secondo un nuovo studio di Transport & Environment, un indebolimento della normativa climatica dell’Unione europea rischierebbe di compromettere la costruzione di 34 gigafactory per batterie delle dimensioni di Northvolt e mettere in pericolo fino a 47mila posti di lavoro.
L’analisi arriva mentre Bruxelles discute possibili modifiche ai target sulle emissioni richieste da parte dell’industria automobilistica europea.
Secondo T&E, però, rallentare la transizione all’elettrico avrebbe effetti pesanti non solo sul clima, ma anche sulla competitività industriale europea.
“La Cina avanzerebbe ancora di più”
Per Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, la partita riguarda ormai la tenuta industriale del continente.
“Dalla Cina al Cile, i veicoli elettrici sono ormai il motore di crescita dell’industria automobilistica globale”, spiega.
Secondo Boraschi, se l’Europa riuscirà a mantenere la produzione di auto elettriche all’interno dei propri confini, potrà costruire una nuova filiera industriale legata alle tecnologie pulite.
Un discorso che riguarda direttamente anche l’Italia, dove oltre alla produzione di automobili è in gioco il settore della componentistica, uno dei pilastri dell’industria nazionale.
“Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi climatici, la Cina avanzerà ulteriormente e l’Ue rischia di perdere le sue nascenti industrie di batterie e veicoli elettrici”, avverte Boraschi.
Lo studio: produzione di auto elettriche dimezzata entro il 2030
Nel report, T&E analizza tre possibili scenari:
- mantenimento dell’attuale regolamento europeo
- revisione proposta dalla Commissione europea
- richieste avanzate dai costruttori automobilistici
Lo scenario più critico riguarda la proposta delle case auto di calcolare la media europea delle emissioni di CO2 su un arco di cinque anni.
Secondo lo studio, questa modifica potrebbe dimezzare la produzione europea di veicoli elettrici a batteria entro il 2030:
- da 7,4 milioni di unità previste
- a circa 3,7 milioni
Un secondo elemento contestato riguarda l’ipotesi di ridurre l’obiettivo di taglio delle emissioni previsto per il 2035 dal 100% all’80%.
In questo caso, la produzione di BEV diminuirebbe del 46%.
A rischio 34 gigafactory europee
Per T&E, la contrazione della domanda di auto elettriche arriverebbe proprio mentre l’Europa prova a costruire una filiera industriale autonoma delle batterie.
L’effetto sarebbe un forte ridimensionamento della capacità produttiva prevista.
Secondo il report:
- la capacità europea di produzione batterie potrebbe ridursi di oltre due terzi entro il 2030
- verrebbero persi circa 1.024 GWh di capacità produttiva
- l’equivalente di 34 gigafactory simili a Northvolt
A rischio anche fino a 47mila posti di lavoro legati alla filiera.
Italia, produzione auto in ripresa solo con la transizione elettrica
Lo studio dedica un focus specifico all’Italia, dove la produzione automobilistica è scesa negli ultimi anni fino a circa 230mila veicoli.
Secondo T&E, mantenendo gli attuali target europei e sostenendo la transizione elettrica con politiche industriali mirate, il comparto potrebbe invece tornare a crescere.
La produzione nazionale potrebbe raggiungere:
- circa 412mila unità entro il 2035
Con un possibile aumento del valore della produzione automobilistica italiana:
- da 7,5 miliardi di euro
- a oltre 15 miliardi (+109%)
Anche il settore della componentistica — che nel 2023 valeva oltre 50 miliardi di euro — potrebbe beneficiare della trasformazione verso l’elettrico.
Più petrolio importato senza auto elettriche
Secondo T&E, l’allentamento degli obiettivi CO2 avrebbe conseguenze anche sulla dipendenza energetica europea.
Mantenere gli attuali target consentirebbe infatti all’Ue di evitare il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035.
Al contrario, una diffusione più lenta dei veicoli elettrici comporterebbe:
- 50 miliardi di euro in più di importazioni petrolifere tra il 2026 e il 2035
Per questo l’organizzazione invita Parlamento europeo e governi nazionali a respingere qualsiasi indebolimento dei target fissati per il 2030.
Secondo T&E, il phase-out dei motori termici dal 2035 resta un passaggio indispensabile per costruire una filiera europea competitiva delle batterie e ridurre la dipendenza industriale dalla Cina.
