Negli Stati Uniti il morale dei consumatori è crollato come mai prima.
L’indice di fiducia elaborato dall’Università del Michigan è sceso a 47,6 ad aprile 2026, il livello più basso in 74 anni di storia. Un dato in caduta libera rispetto al 53,3 di marzo (-10,7%) e inferiore persino al minimo precedente di 50, toccato nel giugno 2022 durante il picco dell’inflazione sotto la presidenza di Joe Biden.
Il dato ha anche un peso politico: tre dei livelli più bassi mai registrati si concentrano negli ultimi mesi del secondo mandato di Donald Trump, ribaltando una narrativa che per anni aveva colpito l’amministrazione precedente.
Guerra e inflazione: l’economia di guerra pesa sulle famiglie
Dietro il crollo c’è soprattutto la guerra in Iran, che ha alimentato incertezza e rincari.
Secondo Joanne Hsu, direttrice del sondaggio, il peggioramento è generalizzato: tutte le fasce di età, reddito e orientamento politico registrano un calo. Non è quindi una percezione “di parte”, ma un’ansia diffusa.
I numeri parlano chiaro:
- aspettative economiche a un anno: -20%
- valutazioni delle finanze personali: -11%
- inflazione attesa a un anno: salita dal 3,8% al 4,8%
- inflazione a cinque anni: 3,4%, massimo da fine 2025
A peggiorare il quadro ci sono anche i dati sui prezzi pubblicati dal Bureau of Labor Statistics: a marzo l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,9% in un solo mese, trainato soprattutto dall’energia.
Va però considerato un elemento: il 98% delle interviste è stato raccolto prima dell’annuncio del cessate il fuoco del 7 aprile. Questo significa che il dato fotografa il momento di massima tensione e potrebbe migliorare nei prossimi mesi.
Un crollo diverso da quello del 2022
Il confronto con il 2022 è inevitabile, ma le cause sono diverse.
All’epoca il crollo della fiducia era legato soprattutto all’inflazione post-pandemica e alle catene di approvvigionamento ancora fragili dopo il Covid, aggravate dalla guerra in Ucraina.
Oggi lo scenario è più complesso:
- tensioni geopolitiche con l’Iran
- costi energetici in aumento
- incertezza sui dazi
- mercati finanziari più instabili
Un mix che colpisce i consumatori su più fronti e rende la ripresa meno prevedibile.
Cosa rischia ora l’economia
Il sentiment dei consumatori è un indicatore anticipatore: quando la fiducia crolla, la spesa rallenta.
Gli americani tendono a:
- rimandare acquisti importanti
- ridurre i consumi discrezionali
- aumentare il risparmio precauzionale
Ad aprile sono peggiorate soprattutto le condizioni per acquistare beni durevoli e auto, segnale che la domanda potrebbe raffreddarsi rapidamente.
Se il dato verrà confermato, gli economisti temono una combinazione pericolosa:
shock dell’offerta (energia) + calo della domanda.
Il paradosso: percezione peggiore della realtà
Eppure c’è un elemento che divide gli economisti.
Da anni si osserva una distanza crescente tra percezione e dati reali. Nonostante il pessimismo:
- la disoccupazione resta vicina ai minimi storici
- i redditi reali sono cresciuti
- la quota di famiglie medio-alte è aumentata, secondo American Enterprise Institute
In altre parole, l’economia “reale” regge meglio di quanto gli americani percepiscano.
Una parte della spiegazione sta nel contesto mediatico: notizie e social tendono ad amplificare scenari negativi, influenzando la percezione più dei dati concreti.
Non è la prima volta che accade. L’indice raggiunse il massimo storico nel 2000, poco prima dello scoppio della bolla dot-com.
