Mercato del lavoro USA peggio del Covid: americani pessimisti, colpa anche dell’intelligenza artificiale

Sembrava impossibile. Durante il Covid, con negozi chiusi e assunzioni congelate, il mercato del lavoro era praticamente morto.

Eppure oggi, per molti americani, è anche peggio.

Secondo nuovi dati della Federal Reserve Bank of New York, chi cerca lavoro negli Stati Uniti è più pessimista rispetto al pieno della pandemia. Tradotto: trovare un impiego nel 2026 potrebbe essere più difficile che nel 2020, quando il governo pagava la gente per restare a casa.

Numeri che fanno paura

Dalla fine del 2025, un lavoratore medio stima solo il 45% di probabilità di trovare un nuovo lavoro entro tre mesi dopo aver lasciato il proprio. Nel dicembre 2020 la percentuale era 46,2%.

Un calo piccolo? Sì. Ma simbolico. Perché arriva in un contesto in cui, sulla carta, l’economia regge.

E infatti i dati ufficiali raccontano un’altra storia:

  • 178.000 nuovi posti di lavoro creati a marzo
  • disoccupazione al 4,3%

Numeri solidi. Ma secondo molti esperti, ingannevoli.

“È un’illusione”

A dirlo è Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics.

Il boom di marzo? “Un’illusione”.
Colpa di un rimbalzo tecnico dopo un febbraio disastroso, segnato da maltempo e scioperi.

E infatti i dati del Bureau of Labor Statistics parlano chiaro: a febbraio le assunzioni sono scese ai minimi dal 2020.

Il mercato è “chiuso”

Per chi entra oggi nel mondo del lavoro, la situazione è ancora più dura.

Secondo Nicole Bachaud di ZipRecruiter, il mercato è praticamente “chiuso”:

  • poche assunzioni
  • pensionamenti rinviati
  • mobilità quasi zero

Un mix che blocca tutto.

L’effetto AI (che nessuno può ignorare)

Poi c’è il fattore che spaventa tutti: l’intelligenza artificiale.

Secondo Goldman Sachs:

  • l’AI taglia circa 25.000 posti al mese
  • ma ne crea circa 9.000 grazie alla produttività

Risultato: -16.000 posti netti ogni mese.

A pagare il prezzo più alto sono i lavoratori meno esperti.

Lavoratori “intrappolati”

Con poche assunzioni e pochi licenziamenti, il mercato si è congelato.

Molti dipendenti restano dove sono, anche se insoddisfatti, per paura di non trovare alternative.

E c’è chi arriva a pagare fino a 1.500 dollari al mese per i cosiddetti “recruiter inversi”: professionisti che inviano candidature al posto loro.

CV nel vuoto

La ricerca di lavoro è diventata una maratona senza fine.

Secondo LinkedIn:

  • oltre il 50% dei candidati cerca lavoro per più di sei mesi
  • i curriculum finiscono spesso nei sistemi automatici senza risposta

Il paradosso?
L’AI scrive i CV… e l’AI li scarta.

Il risultato finale

Un mercato del lavoro bloccato, competitivo e sempre più impersonale.

Sulla carta l’economia americana tiene.
Nella realtà, chi cerca lavoro si sente tagliato fuori.

E per molti, oggi, trovare un impiego è più difficile che durante il Covid.