Stangata di Pasqua nei supermercati: rincari dal 7% al 15% sugli scaffali di Coop e Conad

I vertici della cooperazione italiana lanciano l’allarme: la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz fanno esplodere i costi della filiera. Carburante per le navi +200%, rotte allungate di 15 giorni. E da metà anno la situazione potrebbe peggiorare.


Gli italiani si preparino: fare la spesa dopo Pasqua costerà di più, e di molto. A dirlo non sono analisti o osservatori esterni, ma i vertici delle stesse cooperative che gestiscono alcuni dei principali supermercati del Paese. Il segnale d’allarme arriva da Bologna, dove ieri sera — in un incontro organizzato dall’associazione Il Tiro — i presidenti di Legacoop e di Coop Alleanza 3.0 hanno tracciato uno scenario preoccupante per il carrello della spesa degli italiani.


I numeri: dal 7% al 15% in più sugli scaffali

Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop, è stato il primo a mettere le cifre sul tavolo: “Gli scaffali Coop e di altre strutture subiranno aumenti dopo Pasqua, più o meno dal 7% al 15%, se non ci saranno azioni regolatorie”. Una forbice ampia, che fotografa l’incertezza del momento ma non lascia spazio a ottimismi.

La causa è duplice: da un lato la speculazione, dall’altro un dato di fatto strutturale. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha costretto le grandi navi merci a circumnavigare l’Africa, passando per il Sudafrica: un percorso che allunga i tempi di consegna di almeno 15 giorni, con le imbarcazioni che viaggiano sempre a pieno carico. Il costo del gasolio per le grandi navi e il carburante per gli aerei cargo, nel frattempo, è aumentato del 200%. Il risultato si traduce direttamente in ritardi e rincari su tutto ciò che arriva dalla Cina e dall’Estremo Oriente.

“Tutti questi costi e ritardi sulla catena di fornitura”, spiega Gamberini, “vanno a ricadere sui prezzi o sui deficit di fornitura, che cominceranno a esserci nelle prossime settimane”.


Trombone (Coop Alleanza): “Un +7%? Sarei contento”

Ancora più esplicito Domenico Livio Trombone, presidente di Coop Alleanza 3.0, che ha rincalzato la posizione di Gamberini con una battuta che la dice lunga sulla gravità della situazione: “Secondo la previsione di Coop Italia, gli aumenti ci saranno. Un +7% in media? Sarei contento”.

Trombone sposta però l’asse del problema nel tempo: il nodo critico non sarà aprile, ma ciò che verrà dopo. “Se fosse una guerra lampo non ci sarebbe neanche bisogno di parlare di approvvigionamento energetico: i serbatoi delle nazioni sono pieni. Il problema sarà da metà anno in poi, se la situazione non cambierà”. E sulla possibilità che la guerra finisca presto, il presidente di Coop Alleanza non si mostra ottimista: “Non mi sembra ci siano i presupposti. Possiamo ritrovarci sugli scaffali tutta una serie di aumenti esponenziali che in questo momento neanche immaginiamo”.


Le famiglie già tagliano, la Coop prova a resistere

Le conseguenze sui bilanci domestici si fanno già sentire. Le famiglie stanno rivedendo il proprio paniere di acquisti, anche per far fronte all’aumento delle bollette energetiche. Le cooperative stanno cercando di intervenire direttamente per calmierare i prezzi, vendendo alcuni prodotti a marchio Coop e Conad a cifre inferiori al costo di acquisto all’ingresso nei magazzini — un investimento in perdita per proteggere i soci e i consumatori.

“Vedremo poi di dare vita ad altri interventi nel 2026”, conclude Trombone, “sperando che la situazione attuale non duri troppo”.


Lo scenario: una crisi energetica a cascata

Sullo sfondo, il quadro è quello di una crisi energetica che si propaga lungo tutta la filiera produttiva. Tutto ciò che viene prodotto — in Italia come all’estero — risente dell’aumento del prezzo del petrolio e, di conseguenza, di tutti i costi energetici correlati. Una spirale che, se il conflitto in Medio Oriente non si concluderà rapidamente, rischia di diventare strutturale e non più gestibile con interventi emergenziali.