Lo Stato acquista il Ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio: entrerà nelle collezioni di Palazzo Barberini

Il capolavoro del Merisi comprato dal Ministero della Cultura per 30 milioni di euro

Il Ministero della Cultura ha ufficializzato l’acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, uno dei dipinti più rari attribuiti al maestro lombardo. L’opera entrerà a far parte del patrimonio dello Stato italiano e sarà assegnata alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, entrando stabilmente nelle collezioni di Palazzo Barberini a Roma.

La firma dell’atto di acquisto è avvenuta presso il Ministero alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato.


Dopo l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina

L’acquisizione rientra nella strategia del Ministero della Cultura per rafforzare il patrimonio artistico nazionale e garantire la fruizione pubblica di opere di grande valore storico e scientifico.

“Dopo oltre un anno di trattative annunciamo oggi l’acquisto di uno straordinario capolavoro di Caravaggio”, ha dichiarato il ministro Giuli, sottolineando come il dipinto fosse già stato esposto al pubblico a Palazzo Barberini nei mesi scorsi.

L’operazione segue la recente acquisizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina e si inserisce in un progetto più ampio volto a sottrarre capolavori della storia dell’arte al mercato privato e renderli accessibili al pubblico e alla comunità scientifica internazionale.


Un investimento da 30 milioni di euro

L’acquisto del dipinto è stato concluso per 30 milioni di euro, una cifra che rappresenta uno degli investimenti più importanti mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisizione di un’opera d’arte.

Durante le trattative, grazie a un accordo con i proprietari, il dipinto è stato esposto nelle sale di Palazzo Barberini tra il novembre 2024 e la conclusione della mostra Caravaggio 2025, visitata da oltre 450 mila persone.

In quell’occasione la critica internazionale ha confermato unanimemente l’attribuzione dell’opera a Caravaggio.


Chi era Maffeo Barberini

Il dipinto raffigura Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII (1568-1644), ritratto intorno ai trent’anni quando ricopriva il ruolo di chierico della Camera Apostolica, in una fase decisiva della sua ascesa politica ed ecclesiastica.

L’opera fu resa nota nel 1963 dallo storico dell’arte Roberto Longhi nell’articolo “Il vero Maffeo Barberini del Caravaggio”, pubblicato sulla rivista Paragone.

Secondo Longhi, il dipinto rappresenta uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna, grazie alla capacità di Caravaggio di restituire l’intensità psicologica del personaggio senza ricorrere a elementi retorici.


Perché il dipinto è così raro

Nel corpus delle opere attribuite con certezza a Caravaggio – circa 65 dipinti in tutto il mondo – i ritratti sono estremamente rari: ne sono noti soltanto tre.

Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini costituisce quindi una testimonianza fondamentale per comprendere l’evoluzione del linguaggio pittorico del Merisi tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.


Il dialogo con gli altri Caravaggio di Palazzo Barberini

L’ingresso dell’opera nelle collezioni pubbliche italiane assume un valore simbolico importante per Palazzo Barberini.

Il dipinto potrà dialogare con gli altri capolavori di Caravaggio conservati nel museo, in particolare con Giuditta che decapita Oloferne, acquisita dallo Stato italiano nel 1971.

Quell’acquisto segnò un momento decisivo nella riscoperta moderna del pittore. A oltre cinquant’anni di distanza, l’arrivo del Ritratto di Maffeo Barberini rappresenta un nuovo passo nella politica di rafforzamento del patrimonio museale pubblico e di valorizzazione dell’opera di Caravaggio.