Debito Usa al 100% del Pil: allarme rosso. Sei possibili crisi fiscali all’orizzonte

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha raggiunto una soglia storica: il 100% del Pil, e secondo un nuovo rapporto del Comitato per un Bilancio Federale Responsabile (CRFB) il Paese è ora su una traiettoria che potrebbe sfociare in sei diversi tipi di crisi fiscali.

Nel rapporto What Would a Fiscal Crisis Look Like?, l’organismo indipendente avverte che se il debito continuerà a crescere più rapidamente dell’economia, gli Stati Uniti rischiano una crisi finanziaria, inflazionistica, valutaria, di austerità, di default o un lento declino strutturale. O anche una combinazione di queste. In tutti i casi, l’impatto sarebbe pesante: forte riduzione del tenore di vita negli Usa e ripercussioni globali.

“Le finanze federali seguono una traiettoria insostenibile nel lungo periodo”, conclude il CRFB. Senza un pacchetto credibile di riduzione del deficit orientato alla crescita, una crisi è ritenuta “quasi inevitabile”, anche se impossibile da collocare con precisione nel tempo.

Il rischio austerità: lo scenario più traumatico

Tra gli scenari più allarmanti figura la crisi dell’austerità. In caso di perdita di fiducia dei mercati, il Congresso potrebbe essere costretto a varare tagli drastici alla spesa o aumenti fiscali improvvisi per fermare il panico. Una stretta fiscale pari al 5% del Pil, stima il rapporto, trasformerebbe una crescita debole in una contrazione del 3%, dando vita alla peggior recessione dal secondo dopoguerra.

Il CRFB richiama l’esempio della Grecia degli anni 2010, dove le misure di austerità adottate durante la crisi del debito portarono a un collasso economico e a tassi di disoccupazione record. Anche Portogallo e Spagna attraversarono crisi simili, seppur meno estreme.

Altri cinque scenari di crisi

Oltre all’austerità, il rapporto individua altri possibili esiti:

  • Crisi finanziaria: un crollo della fiducia nei Treasury farebbe schizzare i tassi, svalutando le obbligazioni e mettendo sotto pressione banche e istituzioni finanziarie. Il fallimento di Silicon Valley Bank nel 2023 viene citato come un’anticipazione “in miniatura”.

  • Crisi inflazionistica: per evitare default o collassi bancari, la Fed potrebbe monetizzare il debito, innescando una spirale inflazionistica simile a quelle viste storicamente in Argentina o nella Germania di Weimar. Ray Dalio parla apertamente di rischio di “crollo dell’ordine monetario”.

  • Crisi valutaria: un dollaro in forte deprezzamento minerebbe il suo ruolo di valuta di riserva globale, riducendo il peso geopolitico degli Stati Uniti e rendendo le importazioni molto più costose.

  • Default: giudicato improbabile ma devastante. Un mancato pagamento sul debito federale congelerebbe i mercati del credito globali e trascinerebbe l’economia mondiale in una profonda recessione.

  • Crisi graduale: lo scenario più subdolo. Nessun evento improvviso, ma decenni di crescita anemica. Secondo il Congressional Budget Office, il reddito reale pro capite potrebbe risultare inferiore dell’8% entro il 2050. Il Giappone è il modello di riferimento: niente crollo improvviso, ma stagnazione prolungata.

Segnali d’allarme già accesi

Una crisi, avverte il CRFB, potrebbe essere innescata da una recessione, da un’asta del Tesoro debole o da nuove tensioni sul tetto del debito. Intanto, i numeri peggiorano: gli interessi sul debito hanno superato i 1.000 miliardi di dollari l’anno, assorbendo circa il 18% delle entrate federali, una quota paragonabile all’intero budget di Medicare.

“Con un debito pari al 100% del Pil”, conclude il rapporto, “gli Stati Uniti hanno oggi meno spazio fiscale che in qualsiasi altro momento della loro storia recente per affrontare una guerra, una pandemia o una nuova recessione”.