Vendite in rallentamento, margini sotto pressione e consumatori sempre più prudenti. Il 2025 è stato un anno di resa dei conti per il settore fashion & luxury, costretto a fare i conti con una crisi che va oltre le collezioni e impone un profondo ripensamento delle strategie industriali e finanziarie.
Da Parigi a Milano, il valzer dei manager è diventato uno dei segnali più evidenti di questa fase: cambiare leadership è la scommessa con cui i grandi gruppi del lusso cercano di ritrovare credibilità sui mercati e una nuova rotta di crescita. A guidare le trasformazioni sono soprattutto manager italiani, sempre più centrali negli equilibri del settore.
Il nuovo corso di Kering: la scommessa Luca de Meo
La riorganizzazione di Kering è stata senza dubbio uno dei dossier più caldi dell’anno. Già i rumor sull’arrivo di Luca de Meo, dopo l’addio a Renault, avevano fatto balzare il titolo di oltre +13%, segnale di una fiducia immediata da parte del mercato.
Con la nomina ufficiale ad amministratore delegato, de Meo – outsider del lusso cresciuto nell’automotive – ha avviato una profonda ristrutturazione del gruppo, proprietario di Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta. Una scelta definita da alcuni analisti “una follia o un colpo di genio”, ma che ha avuto un impatto netto in Borsa: il titolo Kering ha guadagnato circa l’80% in sei mesi.
François-Henri Pinault ha mantenuto la presidenza, mentre de Meo ha promosso un ampio rimpasto manageriale, coinvolgendo anche ex colleghi di Renault. Tra le nomine chiave spicca Gianluca De Ficchy, nuovo cfo di Gucci, e soprattutto quella di Francesca Bellettini, ex ceo di Saint Laurent, chiamata alla guida del marchio ammiraglio al posto di Stefano Cantino. Rafforzati anche marketing, comunicazione e risorse umane.
Cambiamenti anche in LVMH e Valentino
Le difficoltà finanziarie di Kering hanno avuto riflessi anche su Valentino. L’accordo del 2023 per l’acquisizione del 30% della maison è stato posticipato: l’assetto proprietario resterà invariato almeno fino al 2028.
Nel frattempo Valentino ha inaugurato una nuova fase con la nomina di Riccardo Bellini a ceo, subentrato ad agosto a Jacopo Venturini.
Movimenti significativi anche in LVMH. Nelle ultime settimane Pietro Beccari, ex ceo di Dior e amministratore delegato di Louis Vuitton, è stato nominato ceo di LVMH Fashion Group. Il gruppo ha inoltre ridisegnato diverse posizioni chiave:
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Frédéric Arnault alla guida di Loro Piana
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Ramon Ros ceo di Fendi
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Charlotte Coupé a Kenzo
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Laura Burdese futura ceo di Bulgari
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Jean-Christophe Babin confermato a LVMH Watches
Armani orfana del fondatore: il nodo successione
A scuotere il fashion system è stata soprattutto la scomparsa di Giorgio Armani, avvenuta il 4 settembre a 91 anni, proprio nell’anno del 50° anniversario del gruppo. La maison milanese ha dovuto affrontare una delicata fase di governance post-successione.
Giuseppe Marsocci è stato nominato ceo, mentre il nuovo consiglio di amministrazione – otto membri – vede Leo Dell’Orco presidente, con gli eredi Silvana Armani e Andrea Camerana consiglieri. Tra i componenti figurano anche Federico Marchetti, Marco Bizzarri, John Hooks e Angelo Moratti.
Il vero interrogativo riguarda però il futuro dell’azionariato. Il testamento di Armani prevede la progressiva vendita della società a un grande player del lusso – LVMH, L’Oréal, EssilorLuxottica o un gruppo di pari standing – con una prima cessione del 15% entro 18 mesi, che potrà salire fino al 54,9% nei tre-cinque anni successivi. In alternativa, è prevista una quotazione in Borsa dopo cinque anni.
Per ora si parla solo di contatti informali. L’Oréal ha confermato che valuterà “sicuramente” un ingresso nel capitale, con particolare interesse per il beauty, di cui detiene la licenza fino al 2050. Anche EssilorLuxottica, partner storico nell’eyewear, sarebbe pronta a intervenire come corner investor con una quota tra il 5% e il 10%.
Nuove leadership in Zegna e Prada rilancia Versace
Il 2026 si aprirà anche con una nuova architettura di governance in Zegna. Gildo Zegna diventerà presidente esecutivo, mentre i figli Edoardo e Angelo saranno co-ceo del marchio Zegna. Gianluca Tagliabue assumerà il ruolo di ceo del gruppo.
Resta invece vacante la poltrona di ceo in Prada, dopo l’uscita di Gianfranco D’Attis. Il gruppo è stato protagonista di uno dei deal più rilevanti dell’anno: l’acquisizione di Versace per 1,25 miliardi di euro, che ha riportato la maison della Medusa in mani italiane dopo sei anni sotto Capri Holdings.
Il rilancio del brand sarà guidato da Lorenzo Bertelli, vicepresidente esecutivo e figura chiave dell’operazione. Il ritorno agli antichi fasti di Versace è una delle sfide più attese del 2026.
Lusso 2025: leadership cercasi
Il 2025 ha segnato una svolta per il lusso globale: meno crescita facile, più disciplina industriale e una corsa a nuove leadership. Con Armani orfana del fondatore e i grandi gruppi impegnati a riorganizzare i vertici, il settore entra in una fase in cui la qualità del management pesa quanto la creatività.
