L’euforia seguita ai conti record di Nvidia è durata poche ore: i mercati globali tornano in territorio negativo e i dubbi su una possibile bolla dell’intelligenza artificiale pesano ancora sull’andamento delle Borse. Dopo una notte di forte volatilità a Wall Street e il crollo dei listini asiatici, anche le piazze europee virano in rosso.
Male il FTSE MIB, penalizzato soprattutto da Leonardo in scia alle tensioni geopolitiche e al piano di pace americano per l’Ucraina. In calo anche i listini francese e tedesco.
Mercati tra conti tech, dati sul lavoro e incertezza Fed
Gli ottimi risultati di Nvidia sono stati rapidamente assorbiti dai mercati, che hanno dovuto fare i conti con i nuovi dati sull’occupazione statunitense:
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+119.000 posti di lavoro a settembre,
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tasso di disoccupazione in aumento, elemento che complica ulteriormente la posizione della Federal Reserve.
All’interno della Fed aumenta la spaccatura tra “falchi” e “colombe” sulla necessità di un nuovo taglio dei tassi entro fine anno, mentre gli investitori restano nervosi di fronte alle incertezze macro e all’impatto futuro del ciclo restrittivo.
AI sotto esame: il “referendum” post-Nvidia sembra negativo
La pubblicazione dei conti del colosso dei semiconduttori — 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione e ambizioni sempre più aggressive — era stata definita da molti analisti come un “referendum sull’AI”.
E se da un lato i numeri di Nvidia hanno convinto anche gli scettici, dall’altro non hanno dissipato i timori di una bolla più ampia sul settore dell’intelligenza artificiale.
Anzi: la discussione si è intensificata.
Dopo Michael Burry, che ha addirittura deregistrato il suo fondo per evitare esposizioni a valutazioni ritenute fuori scala, un altro investitore considerato “profetico”, Christopher Wood, ha lanciato un avvertimento sulla “corsa agli armamenti del capex AI”.
Il nodo del capex: chi guadagna davvero dall’AI?
Secondo Wood, il mercato sta trascurando un fattore fondamentale:
quasi tutti i profitti generati finora non vengono dalle aziende che sviluppano prodotti basati sull’intelligenza artificiale, ma da chi vende l’infrastruttura dietro di essi.
In altre parole, a incassare sono soprattutto i produttori di semiconduttori, i costruttori di data center e i fornitori di infrastrutture — Nvidia su tutti.
Il punto di Wood è sintetico e critico:
“Non è affatto chiaro chi farà davvero soldi con tutto questo capex”.
Nvidia regge, ma la bolla AI no: la peggior settimana da aprile
Il titolo Nvidia, nonostante i risultati stellari, ieri ha chiuso in calo del 3% dopo un +5% iniziale.
Ma il vero problema riguarda il settore nel suo complesso:
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novembre segna un -7% per il Nasdaq, peggior mese da marzo;
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le big tech affondano, appesantite dai dubbi sul ritorno dei maxi-investimenti per i data center destinati all’AI;
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le Borse mondiali si avviano verso la peggior settimana da aprile, periodo caratterizzato dalle tensioni sui dazi.
Analisti divisi, ma il mercato resta rialzista
Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, il movimento attuale è un “pullback fisiologico” all’interno di un trend comunque positivo.
“Il mercato rimane rialzista: ha già assorbito turbolenze, dazi e incertezze geopolitiche. Le flessioni non hanno generato panico, ma opportunità di rientro”.
