Il premier canadese Mark Carney infiamma il Parlamento europeo: «Canada e Ue non sono alleati opportunisti». Von der Leyen propone di trasformare Ottawa nel primo “membro associato” dell’Unione. Trump reagisce minacciando «dazi molto pesanti» sull’Europa.
ROMA — Dal ghiaccio dell’Artico alle aule del Parlamento europeo, il Canada vuole avvicinarsi sempre di più all’Europa. E Mark Carney, davanti agli eurodeputati riuniti a Strasburgo, ha scelto una metafora decisamente ambiziosa: una “foresta transatlantica”.
Il primo ministro canadese ha definito il rapporto con l’Europa qualcosa di molto più profondo di una semplice alleanza commerciale. «Non siamo alleati opportunisti. Non cerchiamo accordi a somma zero», ha detto, sostenendo che Canada e Unione Europea condividono le stesse radici nella difesa dello stato di diritto, della dignità umana, della libertà individuale e della democrazia.
Un messaggio arrivato proprio mentre Bruxelles sta valutando di trasformare il Canada nel primo “membro associato” dell’Ue, una proposta avanzata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Una mossa che, prevedibilmente, non è piaciuta a Donald Trump.
Carney e la storia delle ghiande: «Le nostre radici sono le stesse»
Carney ha aperto il suo intervento evocando i legami storici tra Canada ed Europa e citando Goethe: «La libertà e la vita vanno guadagnate ogni singolo giorno».
Non una volta sola, ha sottolineato il premier canadese: «Non una sola volta nel 1945, né nel 1956, né nel 1989. Ogni giorno, compreso questo».
Poi ha raccontato una storia diventata il cuore simbolico del discorso: quella del tenente canadese Leslie Miller che, nel 1917, durante la Prima guerra mondiale, raccolse «una manciata di ghiande dal paesaggio europeo devastato».
Le portò in Ontario. Germogliarono e diedero vita a una foresta. Alcuni degli alberi furono successivamente riportati in Francia e ripiantati nel luogo da cui erano arrivati.
Per Carney è la metafora perfetta del rapporto transatlantico: «Semi, valori, idee, scambi commerciali, persone e progresso sono stati trasportati avanti e indietro attraverso l’Atlantico per secoli».
«Non siamo vincolati dalla geografia»
Il premier canadese ha quindi definito il rapporto con l’Europa come una “affinità elettiva”: «Scelta, rinnovata e proprio per questo più forte».
Canada ed Europa, ha osservato, «non sono vincolati dalla geografia». Con una curiosa eccezione: «I nostri amici danesi sanno che condividiamo un confine di 3000 chilometri nell’Artico».
Il punto, però, è un altro. Secondo Carney, la nuova realtà geopolitica obbliga le democrazie occidentali a ripensare il concetto stesso di sovranità.
«Le nostre società sono flagellate da nuove tempeste», ha detto, citando cambiamenti climatici, erosione delle norme democratiche, strumentalizzazione del commercio e indebolimento delle organizzazioni multilaterali.
E qui il riferimento alla politica di Trump diventa difficile da non cogliere.
«Oggi è difficile conciliare sovranità e apertura», ha spiegato Carney. L’integrazione economica viene «strumentalizzata», i dazi diventano strumenti di pressione e «i meccanismi finanziari sono stati impiegati per la coercizione».
Nel mirino anche Big Tech
Ma la minaccia, per Carney, non arriva soltanto dagli Stati.
Il premier canadese ha puntato il dito anche contro le grandi piattaforme tecnologiche, accusandole di aspirare alla sovranità, di voler stabilire le proprie regole di accesso e regolamentazione e persino di aggirare quelle degli Stati.
E ancora: controllo dei dati, disinformazione e una frase particolarmente dura: le piattaforme rischierebbero di «rubare l’infanzia ai nostri figli».
La metafora torna allora alla foresta.
«Questa combinazione è una tempesta furiosa. Un singolo albero cadrà. Una foresta no».
Le radici delle diverse piante, ha spiegato Carney, si intrecciano sotto il terreno, scambiandosi sostanze nutritive e rafforzandosi a vicenda. È questo il modello che il Canada vorrebbe costruire con l’Europa.
Dall’intelligenza artificiale ai minerali critici: la nuova alleanza
Secondo Carney, la sovranità oggi non significa più soltanto essere in grado di nutrire la propria popolazione, garantire l’energia o difendere i propri confini.
Significa avere accesso sicuro a intelligenza artificiale, semiconduttori, minerali critici, sistemi di pagamento, tecnologie per l’energia pulita, vaccini e comunicazioni spaziali.
Il problema è che nessun Paese, da solo, è in grado di colmare tutte queste lacune.
«Colmare queste lacune non è possibile da soli, ma è assolutamente realizzabile», ha detto. E poi la formula destinata a sintetizzare l’intero intervento: «Nel complesso, il Canada e l’Europa sono entrambi forti. Insieme, l’Europa e il Canada sono più forti».
Carney ha quindi invitato le democrazie a essere «audaci e ponderate» nella costruzione delle proprie alleanze.
L’obiettivo, ha chiarito, non è l’autosufficienza.
È la resilienza collettiva.
Cosa mette sul tavolo il Canada
Nel progetto immaginato da Ottawa, l’Europa porta potere di mercato, ricerca, produzione avanzata, capacità industriale e standard regolamentari.
Il Canada, invece, mette sul tavolo energia, materie prime e tecnologia.
Carney ha ricordato le grandi riserve canadesi di minerali critici, le competenze nel settore spaziale, nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia quantistica, oltre alla solidità del sistema bancario e dei fondi pensione.
E poi c’è l’Artico.
Una posizione geografica che, secondo il premier, offre al Canada un accesso privilegiato alle reti atlantiche e pacifiche e apre nuovi spazi di cooperazione con l’Europa.
«Laddove i nostri punti di forza differiscono, si completano; laddove si sovrappongono, creano una dimensione maggiore», ha detto Carney.
Erasmus, Horizon, GNL e idrogeno: il piano di avvicinamento
Il progetto non si fermerebbe alla sicurezza.
Carney ha proposto di spingere verso un commercio digitale senza soluzione di continuità di beni e servizi e di rafforzare la mobilità delle persone.
Tra le idee citate, l’ingresso del Canada nei programmi europei Erasmus+ e Horizon, così da consentire a un numero maggiore di giovani di studiare, lavorare e vivere dall’altra parte dell’Atlantico.
Sul fronte energetico, Ottawa potrebbe contribuire alla sicurezza europea attraverso GNL e idrogeno prodotti su larga scala, accompagnati dallo sviluppo di nuove infrastrutture portuali nell’Artico canadese e sulla costa orientale.
Altri settori indicati: minerali critici, difesa, capacità industriale, AI e calcolo, spazio, sistemi di pagamento e servizi finanziari.
«Non vogliamo creare un terzo blocco»
Carney ha però cercato di mettere un limite alle ambizioni della sua proposta.
«Voglio essere preciso su ciò che non sto proponendo», ha detto. «Non sto proponendo un terzo blocco per diventare un grande rivale in termini di potere».
Il progetto, ha spiegato, non nasce dalla volontà di dominare altri Paesi, ma dalla necessità di rendere più resilienti le democrazie.
«Nessuno può controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o minare le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro stato di diritto».
Von der Leyen apre la porta. Trump risponde con i dazi
La proposta canadese arriva dopo l’apertura della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a una cooperazione molto più stretta con Ottawa, fino all’ipotesi di fare del Canada il primo “membro associato” dell’Unione Europea.
L’idea prevede una collaborazione rafforzata in settori strategici come tecnologia, difesa ed energia, oltre a minerali critici, batterie, sicurezza informatica ed economica e cooperazione nell’Artico.
La reazione di Donald Trump è stata immediata.
Il presidente americano ha definito l’iniziativa un possibile «ridicolo atto ostile» e ha minacciato nuove tariffe contro l’Europa.
«Se l’intenzione è buona, va bene», ha detto Trump. «Se l’intenzione è cattiva, imporremo dazi molto pesanti all’Europa».
La nuova vicinanza tra Ottawa e Bruxelles arriva mentre Canada e Ue dispongono già di un accordo commerciale e di numerosi accordi bilaterali. I rapporti si sono ulteriormente intensificati dopo l’aumento dei dazi deciso dall’amministrazione Trump nei confronti di entrambi e dopo le ripetute dichiarazioni del presidente americano sull’ipotesi che il Canada possa diventare il 51º Stato degli Usa.
E intanto il Canada si avvicina alla difesa europea
Nella stessa giornata, il governo canadese ha formalizzato la richiesta di adesione alla Joint Expeditionary Force, la coalizione militare guidata dal Regno Unito che riunisce dieci Paesi NATO del Nord Atlantico, tra cui Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.
Carney ha inoltre incontrato a Liverpool il primo ministro britannico Andy Burnham per discutere di cooperazione nella difesa e intelligenza artificiale. Secondo Downing Street, i due hanno sottolineato l’importanza di rafforzare i rapporti con i partner europei su commercio e sicurezza.
Poi, però, è arrivato un momento decisamente meno istituzionale: Carney e Burnham hanno assistito insieme alla partita dell’Everton contro il Wolverhampton, da tifosi.
«Facciamo crescere la foresta»
Il messaggio finale di Carney è stato un vero manifesto politico per il nuovo rapporto tra Canada ed Europa.
Un’alleanza, ha detto, che dovrebbe diventare «un faro per le altre democrazie»: non costruita soltanto contro qualcuno, ma attorno a libertà, solidarietà, prosperità e sostenibilità.
«Un’alleanza sufficientemente forte da impedire a chiunque di dettare le nostre scelte, e sufficientemente aperta da permettere ad altri di aderire».
Poi il ritorno alla metafora iniziale.
«Rafforziamo queste radici, ampliamo questa chioma e facciamo crescere una foresta transatlantica sotto la quale i nostri cittadini possano prosperare come persone libere su un suolo libero, ogni singolo giorno».
