La Spagna è campione del mondo. A sedici anni dall’ultimo trionfo iridato, la Roja torna sul tetto del calcio mondiale battendo l’Argentina 1-0 dopo i tempi supplementari nella finale del MetLife Stadium di New York. A decidere il match è un gol di Ferran Torres al 106′, al termine di una partita dominata dagli uomini di Luis de la Fuente.
È il successo di una squadra capace di unire qualità, organizzazione e solidità difensiva. Ma è anche la consacrazione di una nuova generazione di campioni, guidata da Lamine Yamal, il diciannovenne che, nonostante un Mondiale condizionato da problemi fisici, rappresenta già il simbolo del presente e soprattutto del futuro del calcio spagnolo.
La Spagna torna sul tetto del mondo
La vittoria contro l’Argentina consegna la Spagna alla storia.
Con il successo di New York, la Roja conquista il suo secondo titolo mondiale e firma una nuova impresa dopo quella del ciclo irripetibile inaugurato con gli Europei del 2008, proseguito con il Mondiale del 2010 e culminato con Euro 2012.
Questa volta la nazionale di Luis de la Fuente completa un’altra storica doppietta, vincendo Europei e Mondiali in due anni consecutivi e confermandosi la squadra di riferimento del calcio internazionale.
A rendere ancora più straordinario il trionfo è un altro primato: 38 partite consecutive senza sconfitte, la striscia d’imbattibilità più lunga mai realizzata da una nazionale europea, superando il precedente record detenuto dall’Italia.
Una finale dominata dalla Roja
Il punteggio finale racconta solo in parte l’andamento della partita.
Per lunghi tratti la Spagna ha imposto il proprio possesso palla e il proprio ritmo contro un’Argentina apparsa progressivamente sempre più affaticata.
Nei tempi regolamentari la Roja ha collezionato occasioni con Pedri, Nico Williams, Laporte, Cubarsí e Ferran Torres, trovando però sulla propria strada uno straordinario Emiliano “Dibu” Martínez, protagonista assoluto con una serie di interventi decisivi.
L’Albiceleste ha resistito fino ai supplementari anche grazie alle parate del proprio portiere, nonostante l’espulsione di Enzo Fernández poco prima del novantesimo minuto.
Il gol decisivo è arrivato al 106′: Ferran Torres ha raccolto il pallone in area e con un preciso sinistro ha battuto Martínez, facendo esplodere la festa spagnola.
L’Argentina ha sfiorato il pareggio con Giuliano Simeone, ma il risultato non è più cambiato.
Il successo del collettivo
Se c’è un tratto distintivo di questa Spagna è la forza del gruppo.
La squadra di De la Fuente ha costruito il proprio successo sulla compattezza difensiva, sulla qualità del centrocampo e su un gioco di possesso sempre efficace.
Fondamentali sono state:
- le parate di Unai Simón;
- la solidità della coppia difensiva Laporte-Cubarsí;
- la spinta costante di Pedro Porro e Marc Cucurella;
- la regia di Rodri;
- i gol decisivi di Mikel Oyarzabal e Ferran Torres.
La Spagna chiude così il torneo con una sola rete subita, confermandosi la squadra più equilibrata della competizione.
Lamine Yamal, il talento che ha già conquistato il mondo
Pur non essendo stato il protagonista assoluto della finale, Lamine Yamal resta il volto della nuova Spagna.
Arrivato al Mondiale non al meglio della condizione fisica, il talento del Barcellona ha comunque dato il proprio contributo durante il torneo, attirando costantemente le attenzioni delle difese avversarie e creando spazi per i compagni.
A soli 19 anni ha già conquistato:
- un Campionato Europeo;
- una Coppa del Mondo;
- il Kopa Trophy;
- numerosi record con Barcellona e nazionale.
Un palmarès che pochi calciatori nella storia possono vantare a un’età così giovane.
Da Rocafonda alla gloria mondiale
La storia di Yamal rende questo successo ancora più significativo.
Cresciuto nel quartiere popolare di Rocafonda, a Mataró, il giovane attaccante ha conosciuto da vicino le difficoltà economiche.
In una recente intervista ha raccontato:
“Mia madre mi ha avuto quando aveva 16 anni. Mio padre faceva qualsiasi lavoro pur di portare qualcosa a casa. Quella era la vera pressione.”
Il padre, Mounir Nasraoui, emigrò dal Marocco, mentre la madre, Sheila Ebana, è originaria della Guinea Equatoriale.
Ancora oggi, dopo ogni gol, Yamal mostra con le dita il numero 304, richiamando il codice postale 08304 del quartiere dove è cresciuto, un gesto diventato il simbolo delle sue origini.
Una carriera costruita fin da bambino
Il talento di Yamal era evidente fin dall’infanzia.
A soli sei anni venne notato dagli osservatori del Barcellona mentre giocava in una squadra locale. Un anno dopo entrò nella Masia, l’accademia che ha formato leggende come Lionel Messi, Xavi e Andrés Iniesta.
Da allora la sua ascesa è stata inarrestabile.
A 15 anni ha esordito con la prima squadra del Barcellona, diventando il più giovane debuttante del club in oltre un secolo.
A 16 anni ha esordito con la nazionale maggiore e poco dopo è diventato il più giovane marcatore della storia della Spagna.
Con il Barcellona ha già collezionato decine di presenze, decine di gol e assist e, nel 2025, ha firmato il rinnovo di contratto fino al 2031.
Secondo le stime di ESPN, tra stipendio e sponsorizzazioni ha già raggiunto guadagni vicini ai 43 milioni di dollari annui, entrando tra i calciatori più pagati del pianeta.
L’ultima finale di Messi
Per Lionel Messi la notte di New York potrebbe rappresentare l’ultima apparizione con la maglia dell’Argentina.
A 39 anni il fuoriclasse argentino ha disputato la sua terza finale mondiale, eguagliando Cafu, diventando il giocatore di movimento più anziano a scendere in campo nell’atto conclusivo della competizione.
L’Albiceleste esce sconfitta ma lascia comunque un’eredità importante, mentre per Messi resta una carriera irripetibile che lo consacra tra i più grandi della storia del calcio.
La Spagna apre un nuovo ciclo
La vittoria del Mondiale certifica l’inizio di una nuova era per il calcio spagnolo.
Se il ciclo di Xavi, Iniesta e Casillas aveva dominato tra il 2008 e il 2012, oggi la Roja può contare su una generazione altrettanto ricca di talento, guidata da giocatori come Rodri, Cubarsí, Nico Williams e soprattutto Lamine Yamal.
Il ragazzo partito da Rocafonda è diventato il simbolo di una nazionale che ha riportato la Spagna sul tetto del mondo. E considerando che ha soltanto 19 anni, la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare.
