Guerra Iran-Usa, il conto pesa sulle famiglie americane: “Fino a 1.000 dollari in più”, secondo Moody’s

L’aumento dei prezzi della benzina, l’inflazione, i costi militari e i tassi d’interesse più elevati stanno facendo lievitare il costo della guerra tra Stati Uniti e Iran. Secondo l’economista Mark Zandi, ogni famiglia americana ha già sostenuto un onere medio di circa 1.000 dollari.

Mentre proseguono i negoziati tra Stati Uniti e Iran per trasformare il cessate il fuoco in una pace duratura, milioni di americani continuano a pagare le conseguenze economiche del conflitto. Se sul piano diplomatico i colloqui avanzano lentamente, sul fronte interno il peso della guerra si riflette soprattutto sul costo della vita.

Secondo Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, il conflitto ha già comportato un costo medio di circa 1.000 dollari per famiglia americana, una cifra destinata ad aumentare se gli effetti economici della guerra dovessero protrarsi.

Perché la guerra ha fatto aumentare i prezzi della benzina

Uno dei principali effetti del conflitto è stato il blocco, almeno parziale, dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.

Le difficoltà nel traffico marittimo hanno provocato un forte aumento del prezzo del petrolio nei mesi successivi all’inizio della guerra. Sebbene con l’avvio dei negoziati il greggio sia tornato vicino ai livelli precedenti al conflitto, il calo non si è ancora trasferito completamente ai distributori.

Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è salito a 3,84 dollari al gallone, circa il 23% in più rispetto a un anno fa, raggiungendo livelli vicini ai massimi degli ultimi quattro anni.

Per le famiglie che utilizzano quotidianamente l’automobile, il rincaro dei carburanti rappresenta una voce di spesa ormai significativa.

Come si arriva a 1.000 dollari di costi per famiglia

In un editoriale pubblicato sul Philadelphia Inquirer, Mark Zandi ha spiegato nel dettaglio come ha elaborato la propria stima.

Secondo l’economista, il costo medio è composto da diverse voci:

  • 300 dollari dovuti all’aumento del prezzo della benzina;
  • 100 dollari legati ai rincari dei biglietti aerei, causati dall’aumento del costo del carburante;
  • 200 dollari per il maggiore costo di alimentari e beni di consumo, conseguenza dell’aumento del prezzo del diesel utilizzato per il trasporto merci;
  • 250 dollari riconducibili alle spese militari sostenute attraverso la fiscalità generale;
  • 150 dollari derivanti da tassi di interesse più elevati su mutui, prestiti e carte di credito, alimentati dalle pressioni inflazionistiche generate dalla guerra.

Secondo Zandi, la cifra complessiva rappresenta una stima prudente.

“Il costo reale è probabilmente molto più elevato”, ha osservato l’economista, sottolineando come gli effetti del conflitto continuino ad accumularsi anche dopo il cessate il fuoco.

I costi indiretti potrebbero aumentare ancora

Oltre alle spese già quantificabili, esistono effetti economici più difficili da misurare.

Tra questi figurano:

  • l’aumento del prezzo dei fertilizzanti, destinato a riflettersi sui costi degli alimenti;
  • il rincaro dell’elio, utilizzato anche nella produzione di semiconduttori;
  • i maggiori costi logistici dovuti alle difficoltà nei trasporti internazionali.

Per questo motivo Moody’s ha già rivisto al rialzo le proprie stime. Solo un mese fa il costo complessivo del conflitto veniva valutato in circa 100 miliardi di dollari, equivalenti a circa 750 dollari per famiglia.

Le spese militari continueranno anche dopo la guerra

Anche se il prezzo del petrolio dovesse continuare a diminuire e i carburanti tornassero gradualmente a livelli più contenuti, una parte consistente del conto resterà a carico dei contribuenti.

Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, il Pentagono avrebbe già richiesto ulteriori 80 miliardi di dollari per finanziare le operazioni legate al conflitto con l’Iran.

Alle nuove risorse si aggiungeranno:

  • la ricostruzione dei siti militari colpiti;
  • il ripristino delle scorte di armamenti;
  • la sostituzione di decine di velivoli danneggiati o distrutti;
  • le future spese per l’assistenza ai veterani.

Harvard: il costo totale potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari

Una valutazione ancora più severa arriva da Linda Bilmes, docente di politiche pubbliche alla Harvard Kennedy School, secondo cui gli effetti economici delle guerre si protraggono per molti anni.

Nel conto rientrano infatti anche:

  • l’assistenza sanitaria ai reduci;
  • le pensioni di invalidità;
  • la ricostruzione delle infrastrutture militari;
  • il reintegro degli equipaggiamenti utilizzati;
  • gli interessi sul maggiore debito pubblico contratto per finanziare il conflitto.

Secondo Bilmes, il costo complessivo della guerra potrebbe superare 1.000 miliardi di dollari.

Rapportando questa cifra ai circa 134 milioni di famiglie statunitensi, il peso economico arriverebbe a sfiorare 7.500 dollari per nucleo familiare, trasformando il conflitto in una delle operazioni militari più onerose per i contribuenti americani degli ultimi decenni.