Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. L’ex numero uno del CONI è stato eletto al primo scrutinio dall’Assemblea Elettiva riunita al Rome Cavalieri di Roma, ottenendo il 68,58% delle preferenze, pari a 343,084 voti. Sconfitto l’altro candidato, Giancarlo Abete, che si è fermato al 29,17% con 145,936 voti. Le schede bianche sono state il 2,25%.
Con questa elezione si chiude l’era di Gabriele Gravina, rimasto alla guida della Federazione per otto anni, e si apre una nuova stagione per il calcio italiano in un momento particolarmente delicato per l’intero movimento.
Le prime parole di Malagò
Subito dopo la proclamazione, Malagò ha lanciato un messaggio all’assemblea e al mondo del calcio.
“Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”.
Nel suo intervento precedente al voto, il neo presidente ha rivendicato il proprio percorso nel sistema sportivo italiano, respingendo l’idea di essere un elemento estraneo al calcio.
“Ho sentito dire che è stato chiamato un Papa straniero, ma io mi sento uno di voi. A parte quelle degli allenatori, le categorie le ho fatte tutte. Sono figlio della FIGC”.
Malagò ha poi ricordato i risultati ottenuti durante la sua esperienza alla guida del CONI, dalle medaglie olimpiche conquistate dall’Italia fino al percorso che ha portato all’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.
Le priorità del nuovo presidente
Nel programma presentato nelle settimane precedenti all’assemblea, Malagò ha indicato alcune delle principali sfide che attendono la Federazione.
Tra queste figurano il rilancio della Nazionale, la valorizzazione dei settori giovanili, il rafforzamento delle infrastrutture sportive e l’aumento del numero di calciatori italiani impiegati nei campionati professionistici.
“La Federcalcio non deve solo amministrare, deve essere una fonte di ispirazione. È la più grande istituzione sociale del Paese, non solo per i numeri”.
Secondo il nuovo presidente, il calcio italiano dovrà essere capace di coniugare tradizione e innovazione, superando divisioni interne e personalismi per costruire un progetto condiviso.
Un passaggio cruciale dopo la crisi della Nazionale
L’elezione arriva dopo le dimissioni di Gravina, maturate all’indomani della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026, evento che ha riacceso il dibattito sulle difficoltà strutturali del calcio nazionale.
La candidatura di Malagò era sostenuta dalla Lega Serie A e ha raccolto nel corso delle ultime settimane anche l’appoggio di diverse componenti federali, tra cui rappresentanti dei calciatori e degli allenatori. Un consenso che si è tradotto in una vittoria netta già al primo scrutinio.
La sfida della nuova governance
Oltre all’elezione del presidente, l’assemblea ha rinnovato anche il Consiglio federale, confermando gran parte dei rappresentanti delle diverse componenti del sistema calcio.
Per Malagò si apre ora una delle prove più complesse della sua carriera dirigenziale. L’obiettivo sarà restituire competitività e credibilità al calcio italiano, affrontando temi che vanno dalla sostenibilità economica dei club allo sviluppo dei vivai, fino alla ricostruzione di una Nazionale capace di tornare protagonista sulla scena internazionale.
Il largo consenso ottenuto rappresenta un importante punto di partenza, ma anche una responsabilità significativa nei confronti di società, tesserati e tifosi, che chiedono una svolta dopo anni segnati da risultati altalenanti e da una crescente difficoltà nel mantenere il passo delle principali realtà calcistiche europee.
