Iran, Israele e Libano: tregua sempre più fragile mentre Usa e Teheran trattano un nuovo accordo

La tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più instabile mentre proseguono i negoziati diplomatici per evitare una nuova escalation regionale. Nelle ultime ore Washington ha confermato raid “difensivi” contro obiettivi militari iraniani nel sud del Paese, mentre Israele ha intensificato le operazioni in Libano e nella Striscia di Gaza. Sullo sfondo continua il tentativo americano di costruire un’intesa con Teheran sullo Stretto di Hormuz e sul futuro assetto della sicurezza regionale.

Secondo fonti iraniane e media internazionali, sarebbe già stata elaborata una bozza preliminare di memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Un accordo che, almeno sulla carta, potrebbe portare a una graduale de-escalation militare nel Golfo Persico.

Raid Usa nel sud dell’Iran: Teheran denuncia violazioni della tregua

Lo United States Central Command ha annunciato di aver colpito una rampa missilistica a Bandar Abbas e alcune imbarcazioni iraniane nello Stretto di Hormuz. Washington ha definito le operazioni “azioni difensive”, sostenendo che le forze iraniane stessero tentando di posizionare mine marittime nell’area.

Teheran ha però reagito accusando gli Stati Uniti di aver violato apertamente il cessate il fuoco concordato quasi sette settimane fa. Le autorità iraniane parlano di “flagranti violazioni” e denunciano il rischio di un ritorno alla guerra aperta.

Nonostante le tensioni, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che un conflitto diretto con Washington resta improbabile. Mohammad Akbarzadeh, vice capo politico della Marina dei Pasdaran, ha affermato che “la possibilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico”, aggiungendo che le forze armate iraniane restano comunque “pronte con i depositi pieni”.

La bozza dell’accordo Usa-Iran sullo Stretto di Hormuz

Secondo la televisione di Stato iraniana e l’agenzia Mizan, Teheran avrebbe ricevuto una prima bozza informale di accordo con gli Stati Uniti.

L’intesa prevederebbe:

  • il ripristino del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli precedenti al conflitto entro un mese;
  • la revoca del blocco navale americano sui porti iraniani;
  • il ritiro delle forze statunitensi dalle aree considerate sensibili da Teheran;
  • una gestione congiunta della navigazione nello Stretto tra Iran e Oman.

Nel caso in cui entro due mesi si raggiungesse un accordo definitivo, il testo potrebbe essere trasformato in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Resta però forte la diffidenza reciproca. Washington teme che Teheran stia usando i negoziati per consolidare il controllo strategico sullo Stretto di Hormuz, mentre il regime iraniano sospetta che gli Stati Uniti stiano cercando di guadagnare tempo prima di una nuova offensiva militare.

Trump convoca un vertice straordinario alla Casa Bianca

Nel frattempo il presidente Donald Trump ha convocato una riunione straordinaria di gabinetto alla Casa Bianca dopo un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

L’incontro si inserisce negli sforzi diplomatici americani per evitare un’escalation regionale che potrebbe coinvolgere direttamente Israele, Iran, Libano e le monarchie del Golfo.

Trump continua a sostenere pubblicamente la possibilità di un accordo, ma nelle ultime ore ha ribadito che, in assenza di un’intesa soddisfacente, gli Stati Uniti sarebbero pronti a tornare “al fronte più forti e determinati che mai”.

Israele intensifica i raid in Libano: oltre 50 villaggi evacuati

Mentre proseguono i negoziati con Teheran, Israele ha intensificato le operazioni militari contro Hezbollah nel sud del Libano.

Secondo Al Jazeera e AFP, nelle ultime 24 ore i raid israeliani hanno provocato almeno 31 morti e oltre 40 feriti. L’Idf ha inoltre emesso ordini di evacuazione per quasi 50 città e villaggi nel sud del Paese.

Tra le aree più colpite figura Nabatiye, bombardata ripetutamente nonostante la tregua formalmente in vigore dal 17 aprile.

L’esercito israeliano ha confermato l’espansione delle operazioni terrestri contro Hezbollah, mentre Washington avrebbe chiesto a Israele di evitare attacchi diretti su Beirut per non compromettere i negoziati regionali in corso.

Secondo fonti israeliane citate da Channel 12, gli Stati Uniti non avrebbero però escluso operazioni mirate contro leader militari di Hezbollah.

Nuovi raid israeliani su Gaza e Cisgiordania

Anche la Striscia di Gaza resta al centro dell’offensiva israeliana.

A Gaza City il bilancio di un raid nel quartiere di Remal è salito a sei vittime, mentre in Cisgiordania le forze israeliane hanno proseguito le incursioni militari a Jenin ed Hebron.

Nelle ultime ore Israele ha inoltre annunciato l’uccisione di Mohammed Ouda, indicato come nuovo capo dell’ala militare di Hamas e successore di Izz al-Din al-Haddad.

In una nota congiunta, Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno dichiarato che Israele continuerà a colpire tutti i responsabili dell’attacco del 7 ottobre.

Katz rilancia il piano di “migrazione volontaria” da Gaza

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha anche rilanciato il controverso progetto di “migrazione volontaria” dei palestinesi dalla Striscia di Gaza.

Secondo Reuters, Katz ha dichiarato che Hamas non eserciterà più alcun controllo civile o militare sull’enclave e che il piano verrà attuato “al momento giusto e nel modo giusto”.

Le autorità sanitarie di Gaza sostengono che circa 900 palestinesi siano stati uccisi dagli attacchi israeliani dall’entrata in vigore della tregua. Israele sostiene invece che le operazioni mirino esclusivamente a prevenire nuovi attacchi e a impedire il riarmo di Hamas.