Raid “difensivi” degli Stati Uniti contro basi missilistiche iraniane
Gli Stati Uniti hanno annunciato di aver colpito alcune basi missilistiche nel sud dell’Iran durante la notte italiana. Secondo quanto comunicato dallo U.S. Central Command, i raid sarebbero stati effettuati con finalità “difensive”.
Nel mirino sarebbero finiti siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che, secondo Washington, stavano tentando di posare mine nell’area del Golfo. Il Comando centrale americano ha però ribadito di voler mantenere “moderazione” nel quadro della tregua annunciata quasi sette settimane fa.
L’episodio arriva mentre proseguono i negoziati indiretti tra Washington e Teheran su un possibile accordo più ampio riguardante il nucleare iraniano, le sanzioni e la sicurezza regionale.
Trump: “L’uranio arricchito verrà distrutto”
Il presidente Donald Trump è intervenuto direttamente sulla questione dell’uranio arricchito iraniano attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social.
Trump ha dichiarato che il materiale nucleare iraniano “verrà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato in patria e distrutto” oppure eliminato “in collaborazione e coordinamento con la Repubblica Islamica dell’Iran”, sotto supervisione internazionale.
Le dichiarazioni del presidente americano arrivano mentre la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha avvertito che le monarchie del Golfo “non faranno più da scudo” alle basi statunitensi presenti nella regione e che gli Usa “non avranno più un rifugio sicuro” in Medio Oriente.
Trump rilancia sugli Accordi di Abramo
In un secondo lungo messaggio pubblicato sempre su Truth Social, Trump ha sostenuto che i negoziati con Teheran “stanno procedendo bene”, ma ha avvertito che senza un’intesa soddisfacente “si tornerà al fronte, più forti e determinati che mai”.
Il presidente americano ha poi rilanciato il progetto degli Accordi di Abramo, chiedendo che numerosi Paesi del Medio Oriente aderiscano simultaneamente all’intesa regionale.
Tra i leader citati da Trump figurano:
- Mohammed bin Salman;
- Mohammed bin Zayed Al Nahyan;
- Tamim bin Hamad Al Thani;
- Recep Tayyip Erdoğan;
- Abdel Fattah el-Sisi;
- Abdullah II.
Secondo Trump, Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania dovrebbero aderire formalmente agli accordi già sottoscritti da Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
L’ipotesi più clamorosa: anche l’Iran negli Accordi di Abramo
L’elemento più sorprendente delle dichiarazioni di Trump riguarda però la possibilità di includere anche l’Iran negli Accordi di Abramo.
Secondo il presidente americano, diversi leader regionali sarebbero pronti ad accogliere Teheran nella coalizione diplomatica una volta raggiunto un accordo definitivo con Washington.
Trump ha definito gli Accordi di Abramo “il documento più importante mai firmato in Medio Oriente”, sostenendo che potrebbero trasformare la regione in un’area “unita, potente ed economicamente forte”.
Secondo il presidente americano, l’adesione dell’Iran rappresenterebbe una svolta storica capace di ridefinire gli equilibri geopolitici regionali dopo decenni di conflitti e tensioni.
Tregua fragile e tensione ancora alta
Nonostante i negoziati in corso, il clima resta estremamente fragile. I raid americani nel sud dell’Iran mostrano come la tregua rimanga appesa a un equilibrio precario tra diplomazia e pressione militare.
Gli Stati Uniti continuano infatti a mantenere una forte presenza navale e militare nell’area del Golfo, mentre Teheran conserva capacità operative in grado di minacciare rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz.
Il nodo centrale resta proprio il controllo dello Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio energetico globale e ormai al centro sia del confronto militare sia delle trattative diplomatiche tra Washington e Teheran.
