Il governo italiano chiede all’Europa maggiore flessibilità per affrontare l’emergenza energetica provocata dalla crisi in Medio Oriente. In una lettera inviata alla presidente della Commissione europea, Giorgia Meloni ha chiesto di estendere temporaneamente la “National Escape Clause”, già prevista per le spese legate alla Difesa, anche agli investimenti e agli interventi straordinari necessari per contenere gli effetti del caro energia.
L’obiettivo di Roma è ottenere una deroga ai vincoli del Patto di Stabilità e Crescita senza modificare i limiti massimi di scostamento già previsti.
La richiesta dell’Italia nel pieno della crisi sul petrolio
La mossa del governo arriva mentre la situazione nello Stretto di Hormuz continua a pesare sui mercati energetici internazionali.
Il protrarsi della crisi con l’Iran, la scarsità delle forniture petrolifere e il fallimento dei recenti tentativi diplomatici tra Donald Trump e Xi Jinping stanno infatti alimentando nuovi timori su inflazione, crescita e sicurezza energetica europea.
Per questo Palazzo Chigi ritiene necessario attivare strumenti straordinari per sostenere famiglie e imprese nel caso in cui la crisi dovesse aggravarsi nelle prossime settimane.
Meloni: “Serve coerenza politica dall’Europa”
Nella lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio sottolinea la necessità di una risposta europea più ampia rispetto al solo fronte militare.
“In assenza di questa necessaria coerenza politica sarebbe molto difficile per il Governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”, scrive Meloni.
La premier aggiunge di essere certa che la Commissione comprenderà:
“La portata e l’urgenza di questa richiesta”.
Secondo Roma, infatti, la sicurezza europea non riguarda soltanto la difesa militare, ma anche la capacità di garantire stabilità economica, continuità produttiva e sostenibilità dei costi energetici.
Cosa cambierebbe con la deroga Ue
Se Bruxelles dovesse accogliere la richiesta italiana, la flessibilità sui conti pubblici seguirebbe lo stesso schema già previsto per la Difesa.
Il margine massimo di scostamento resterebbe pari all’1,5% del Pil.
Per quanto riguarda la Difesa, all’Italia sono già stati riconosciuti circa 14,9 miliardi di euro in prestiti agevolati. Ora il governo punta a estendere un meccanismo analogo anche alle misure legate alla sicurezza energetica.
Al momento, però, da Bruxelles non sembrano arrivare aperture immediate.
Attesa per le previsioni economiche della Commissione europea
Un passaggio importante sarà rappresentato dalle nuove previsioni economiche di primavera che la Commissione europea presenterà giovedì.
Secondo le anticipazioni, il quadro macroeconomico europeo dovrebbe peggiorare a causa:
- dell’aumento dei prezzi energetici
- del rallentamento della crescita
- delle tensioni geopolitiche
- della nuova pressione inflazionistica
Elementi che potrebbero riaprire il dibattito sulla necessità di strumenti straordinari a sostegno delle economie europee.
Il nodo accise e il rischio sociale
Per il governo italiano la questione è particolarmente urgente anche sul piano interno.
Il 22 maggio scadono infatti le misure temporanee sulle accise di benzina e diesel, mentre il rialzo del petrolio continua a spingere verso l’alto il costo dei carburanti.
Secondo Meloni, la crisi energetica rischia di produrre:
- effetti pesanti sulle famiglie
- perdita di competitività per le imprese
- riduzione del potere d’acquisto
- nuove tensioni sociali
La premier richiama anche gli effetti ancora presenti della guerra tra Russia e Ucraina, sostenendo che l’Europa non possa permettersi un nuovo shock economico dopo i sacrifici sostenuti negli ultimi anni.
“La sicurezza energetica è sicurezza europea”
Nella parte finale della lettera, Meloni ribadisce che l’Italia continuerà a contribuire al rafforzamento della difesa europea, ma avverte che oggi una delle priorità più sentite dai cittadini riguarda la sicurezza energetica.
“La sicurezza dell’Europa non si misura soltanto nella capacità militare”, scrive la presidente del Consiglio.
“Si misura anche nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale”.
