Il governo ribadisce la centralità del decreto sicurezza e difende uno dei punti più discussi: i rimpatri volontari assistiti. In Aula alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito che “il governo attribuisce una chiara priorità a questo provvedimento”, annunciando al tempo stesso possibili correzioni su alcuni aspetti tecnici emersi nel dibattito parlamentare.
Nel mirino delle polemiche c’è il tema dei rimpatri volontari, che Piantedosi ha voluto ridimensionare: “Non rappresentano un’invenzione di questo Governo”, ha spiegato, ricordando che lo strumento è previsto da oltre dieci anni nell’ordinamento italiano in attuazione di norme europee.
Rimpatri volontari: cosa sono e perché il governo li difende
Secondo il titolare del Viminale, i programmi di rimpatrio volontario assistito hanno anche una funzione etica: consentono ai migranti che lo desiderano di rientrare nel proprio Paese in sicurezza, con un supporto economico e misure di reinserimento sociale e lavorativo.
Un modello che, ha sottolineato Piantedosi, è sostenuto anche dalla Commissione europea, che nella strategia del 27 aprile 2021 li ha indicati come parte essenziale di una gestione integrata delle migrazioni. Si tratta, inoltre, di un’alternativa ai rimpatri forzosi, spesso legati al trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR).
I numeri citati dal ministro mostrano come l’Italia sia ancora indietro rispetto ad altri Paesi UE: nel 2025 la Germania ha registrato circa 16.000 rimpatri volontari, la Svezia oltre 9.000, il Belgio più di 3.000 e la Spagna oltre 2.000.
Meloni: “Non è un pasticcio, faremo correzioni tecniche”
Sul decreto è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha respinto le critiche delle opposizioni. “Non considero il decreto sicurezza un pasticcio”, ha dichiarato, spiegando che il governo sta recependo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati.
Le modifiche, ha aggiunto, saranno introdotte con un provvedimento ad hoc, senza incidere sull’impianto generale della norma, definita “di assoluto buon senso”.
Meloni ha poi difeso la scelta di riconoscere un compenso agli avvocati che assistono i migranti nei rimpatri volontari, sottolineando una presunta incoerenza nelle critiche: “Non è chiaro perché si debba riconoscere il gratuito patrocinio a chi fa ricorso contro l’espulsione e non a chi assiste un migrante che sceglie volontariamente di rientrare nel proprio Paese”.
Nodo politico ancora aperto
Il tema resta politicamente sensibile: da un lato il governo insiste su una gestione più strutturata dei flussi migratori, dall’altro le opposizioni contestano l’impostazione del decreto. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le modifiche tecniche annunciate riusciranno a disinnescare le tensioni parlamentari.
