Il presidente americano attacca il primo papa statunitense della storia su Truth Social: “Debole sulla criminalità, pessimo in politica estera”. Leone XIV, in volo verso Algeri, replica senza cedere: “Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”.
Non era mai successo nella storia moderna che un presidente degli Stati Uniti attaccasse pubblicamente un papa americano. Donald Trump lo ha fatto su Truth Social, con un post lungo, personale e — per tratti — surreale, che si conclude con la frase destinata a fare più rumore: “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.”
Papa Leone XIV — Robert Francis Prevost, 70 anni, primo pontefice statunitense della storia, eletto nel maggio 2025 — ha risposto dai cieli, sul volo da Roma ad Algeri, con la semplicità di chi non si sente in debito con nessuno: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Parlo del Vangelo. Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra.”
Il post di Trump: dall’Iran al fratello “MAGA”
Il post di Trump è un catalogo di accuse. Il presidente accusa Leone XIV di essere “debole sulla criminalità” e “pessimo in politica estera”, di non condannare l’Iran per il programma nucleare, di aver criticato l’intervento americano in Venezuela — “un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e svuotando le sue prigioni di assassini e criminali” — e di incontrare “simpatizzanti di Obama come David Axelrod.”
Poi la ricostruzione della storia del conclave, tutta a suo favore: Leone XIV “non era in nessuna lista per diventare papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano fosse il modo migliore per gestire il presidente Donald J. Trump.” Una lettura della successione apostolica che avrebbe lasciato sconcertati anche i più laici degli osservatori vaticani.
La nota più bizzarra riguarda il fratello del papa, Louis Prevost: “Mi piace molto di più suo fratello Louis di quanto piaccia lui, perché Louis è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto, e Leone no!”
Trump chiude con un consiglio: “Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico.”
Il papa: “Non sarà la guerra a creare pace”
La risposta di Leone XIV è arrivata in due tempi. Sul volo verso Algeri, la replica diretta alle dichiarazioni di Trump: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Parlo del Vangelo, e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra.”
Ma il pensiero del pontefice si era già espresso con più ampiezza la settimana scorsa, durante un incontro in Vaticano con il Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei: “Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe. Non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.”
E nelle festività pasquali, il pontefice aveva invitato “coloro che hanno il potere di scatenare guerre” a “scegliere invece la pace” — un passaggio che Trump ha evidentemente letto come un attacco personale.
Una resa dei conti storica
Lo scontro tra Trump e Leone XIV non è soltanto un episodio di cronaca: è la prima volta nella storia che un presidente americano e un papa americano si fronteggiano pubblicamente su una guerra condotta dagli Stati Uniti. Le posizioni sono diametralmente opposte: Trump rivendica la campagna militare in Iran e in Venezuela come adempimento del proprio mandato elettorale; Leone XIV la giudica dal punto di vista del Vangelo, senza sconti per nessuno.
La visita del papa in Algeria — Paese con cui l’Italia ha appena rafforzato i propri legami energetici — avviene in questo clima. E la scelta di rispondere a Trump in volo, con tre frasi secche e senza nessuna concessione diplomatica, dice già tutto sulla direzione che il primo pontificato americano della storia intende prendere.
