Tregua Iran-Usa, le borse esultano: Milano +1%, Francoforte +4,8%. Gas -20%, petrolio -14%

Il cessate il fuoco di due settimane scatena l’euforia sui mercati globali. Il Brent crolla a 95 dollari, il gas TTF precipita a 43 euro al megawattora. Lo spread BTP-Bund scende a 73 punti. Ma gli analisti avvertono: Teheran ora ha in mano un’arma che non aveva mai usato prima.


I mercati finanziari hanno festeggiato la tregua come se la guerra fosse finita. Non lo è — e molti lo sanno — ma dopo quaranta giorni di tensione crescente, la sola notizia di un cessate il fuoco di due settimane è bastata a scatenare un rimbalzo generalizzato su tutte le principali piazze europee e a far crollare i prezzi dell’energia.


Borse: Milano +1%, Francoforte vola a +4,8%

Piazza Affari chiude la mattinata in rialzo dell’1%, trascinata dai titoli bancari — Unicredit e Bper in testa — ma anche da Moncler e Stellantis. È però l’Europa continentale a fare i numeri più sorprendenti: Francoforte segna un +4,8%, con gli altri listini europei tutti in territorio ampiamente positivo. Un rimbalzo che riflette quanto i mercati avessero già scontato — e temuto — lo scenario peggiore nelle settimane precedenti.


Gas -20%, petrolio -14%: i prezzi crollano

Il dato più significativo arriva dai mercati energetici. Il gas naturale sul TTF di Amsterdam — il mercato di riferimento europeo — precipita a 43 euro al megawattora, quasi il 20% in meno rispetto alla seduta precedente. Una discesa che, se dovesse consolidarsi nei prossimi giorni, alleggerirà in modo significativo le bollette di famiglie e imprese in tutta Europa.

Anche il petrolio cede terreno con decisione: il Brent viene scambiato a 95,06 dollari al barile, con un calo superiore al 10%; il WTI scende a 96,60 dollari (-14%). Per la prima volta in settimane, il barile torna stabilmente sotto quota 100 — una soglia che aveva pesato come un macigno sull’inflazione globale.


BTP in discesa, spread a 73 punti

Segnali positivi anche sul mercato obbligazionario. Il tasso del BTP decennale è calato al 3,69% dal 3,99% precedente — una riduzione di 30 punti base in una sola seduta. Lo spread con il Bund tedesco è sceso a 73 punti, segnalando un allentamento delle tensioni sulla sostenibilità del debito italiano. I rendimenti obbligazionari europei sono il termometro delle preoccupazioni degli investitori sulla crisi inflattiva: il loro calo indica che il mercato crede — almeno per ora — che lo shock energetico possa rientrare.


L’avvertimento degli analisti: Teheran ha scoperto un’arma nuova

Nonostante l’euforia del giorno, gli osservatori più attenti invitano alla cautela. La tregua non azzera i rischi strutturali che la guerra ha messo in luce. Il punto centrale è uno: l’Iran ha scoperto e usato per la prima volta il controllo dello Stretto di Hormuz come leva geopolitica. Prima del conflitto del 28 febbraio, quella carta non era mai stata giocata in modo così esplicito e prolungato. Ora che Teheran sa che funziona — e che il mondo intero si ferma quando Hormuz si chiude — è difficile immaginare che rinunci definitivamente a quella leva nei negoziati futuri.

“Dopo la guerra in Iran difficilmente le cose torneranno come prima”, sintetizzano molti osservatori. Il rimbalzo di oggi è reale. Ma il mondo energetico che uscirà da questa crisi sarà strutturalmente diverso da quello che esisteva il 27 febbraio.