Il Consiglio dei Ministri approva in una riunione lampo il dl Accise. Giorgetti avverte: senza la proroga il gasolio avrebbe sfiorato i 2,4 euro. E lancia l’allarme sui vincoli UE: “La deroga sarà inevitabile”. Ma i prezzi alla pompa hanno già annullato gli effetti del primo decreto.
Una riunione lampo, un decreto approvato. Il Consiglio dei Ministri, convocato questa mattina dalla premier Giorgia Meloni, ha dato il via libera al dl Accise, che proroga lo sconto sui carburanti di 25 centesimi al litro — sia per benzina che per diesel — fino al 1° maggio. Il provvedimento prolunga il decreto del 18 marzo, che sarebbe scaduto il 7 aprile — ovvero il giorno dopo Pasquetta — e che rischiava di lasciare gli automobilisti italiani di fronte a un ulteriore balzo dei prezzi in pieno periodo festivo.
La causa, ancora una volta, è la guerra in Medio Oriente e il blocco persistente dello Stretto di Hormuz, che continuano a generare tensioni sui mercati energetici globali con effetti diretti sui prezzi alla pompa in tutta Europa.
Il costo: un miliardo di euro totale, 500 milioni per la proroga
Con questa nuova misura, il costo complessivo degli interventi sul carburante supera il miliardo di euro. Il primo dl Carburanti era costato tra i 500 e i 600 milioni; la proroga ne richiede altri 500. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha illustrato le coperture: 300 milioni recuperati da risorse ETS sulla CO2 non ancora utilizzate — con l’accortezza, ha precisato, di non intaccare quelle destinate al sollievo per le imprese energivore — e 200 milioni dall’autocopertura dell’incremento IVA.
Nel decreto anche agricoltura, export e Transizione 5.0
Il dl Accise non si limita al carburante. Il provvedimento include l’estensione alle aziende agricole del credito d’imposta al 20%, fino ad oggi riservato al solo settore della pesca. Prevede inoltre un intervento su Simest a sostegno delle imprese esportatrici — particolarmente colpite dalla frammentazione delle catene di fornitura globali — e recepisce l’accordo con associazioni e categorie su Transizione 5.0.
Giorgetti: “Potrebbe non essere l’ultimo intervento. E la deroga UE sarà inevitabile”
Il ministro dell’Economia non si è limitato a illustrare i numeri. Ha lanciato due segnali che guardano ai prossimi mesi. Il primo: questo potrebbe non essere l’ultimo intervento del governo sul carburante. “Saranno gli eventi internazionali a suggerirci eventuali altri tipi di interventi rispetto a una situazione molto complicata, anche sotto l’aspetto economico”, ha detto Giorgetti.
Il secondo segnale è ancora più pesante sul piano europeo: se la guerra dovesse proseguire, la deroga ai vincoli di bilancio dell’Unione Europea — le regole del Patto di Stabilità — “sarà inevitabile dover attuarla”. Un’apertura che, tradotta, significa che l’Italia si prepara a chiedere a Bruxelles margini di flessibilità fiscale straordinari per far fronte a una crisi che ormai va ben oltre la contingenza.
La realtà alla pompa: i prezzi hanno già annullato gli sconti
Il dato che rende più amaro il provvedimento lo forniscono le associazioni dei consumatori: il taglio delle accise ha prodotto effetti reali solo nei primissimi giorni di vigenza del primo decreto. Da allora, i rialzi del petrolio legati al conflitto e al blocco di Hormuz hanno progressivamente eroso il beneficio. Oggi, nove regioni italiane registrano un prezzo del gasolio superiore ai 2,1 euro al litro — la stessa soglia media che esisteva prima dell’entrata in vigore della prima misura fiscale.
In altre parole, lo sconto è stato divorato dall’aumento. Ma senza la proroga, avverte il governo, dopo Pasquetta il gasolio avrebbe sfiorato i 2,4 euro al litro — un livello che avrebbe colpito duramente famiglie e imprese nel pieno del periodo festivo.
