Italia fuori dai Mondiali per la terza volta di fila. Abodi: “Il calcio va rifondato”. Coro politico contro Gravina: “Si dimetta”

Dopo l’eliminazione ai playoff con la Bosnia — con gli errori dal dischetto di Esposito e Cristante — si scatena il processo alla Federazione. Gattuso si scusa, Gravina fa il serafico. Il ministro dello Sport chiede il rinnovamento dei vertici FIGC.


Tre volte di fila. Per la terza edizione consecutiva, la Nazionale italiana di calcio non andrà ai Mondiali. Un’eliminazione ai playoff che brucia doppiamente: perché arriva ancora una volta per mano di una squadra — la Bosnia — che, con la propria dignità, centrerà invece la qualificazione. E perché dietro questa sconfitta c’è qualcosa che va oltre il risultato di una sera: c’è un’intera generazione di bambini e ragazzi italiani che non ha ancora visto l’Italia giocare in un Mondiale di calcio.

Dopo i rigori sbagliati da Sebastiano Esposito e Bryan Cristante, è partita la reazione — sportiva, politica, istituzionale — con una velocità e una compattezza raramente viste nel dibattito pubblico italiano.


Gattuso si scusa, Gravina temporeggia

Il commissario tecnico Rino Gattuso non ha aspettato l’alba per fare un passo avanti: le scuse sono arrivate subito, con la franchezza che lo contraddistingue. Si è detto dispiaciuto di non aver centrato l’obiettivo, senza cercare alibi.

Diverso il registro del presidente della FIGC Gabriele Gravina, investito da richieste di dimissioni provenienti da ogni angolo dello spettro politico. La risposta è stata quella di chi conosce bene i meccanismi federali: “Dimettermi? Sono abituato alle richieste di dimissioni. Deciderà il Consiglio federale.” Una frase che, in un momento simile, ha avuto l’effetto di un ulteriore innesco.


Abodi: “Il calcio italiano va rifondato, si rinnovino i vertici FIGC”

La voce più autorevole è quella del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che in una nota ha scelto le parole con cura — e senza risparmiare nessuno. “Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di vedere la Nazionale in un Mondiale di calcio”, ha scritto.

Il ministro ha riconosciuto l’impegno della squadra e del suo allenatore, ma ha tracciato una linea netta: “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della FIGC.” Abodi ha poi respinto ogni tentativo di scaricare responsabilità sulle istituzioni, ricordando i risultati ottenuti dagli atleti italiani in altre discipline sportive: “Reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva, accusando le istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza di altri sport.”

La chiosa è un appello: “L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale.”


Il coro politico: da Lega a Fratelli d’Italia, tutti contro Gravina

La politica si è schierata con una compattezza insolita. La Lega ha emesso una nota secca: “Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina.”

Da Fratelli d’Italia sono arrivate due voci ugualmente dirette. Il vicecapogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi ha dichiarato: “Una vergogna. Essere eliminati dalla Bosnia significa non meritare di andare ai Mondiali. Mi aspetto che il presidente Gravina vada via dalla federazione. Si aprano le porte alle nuove generazioni.” Il capogruppo Galeazzo Bignami è stato ancora più netto su X: “Dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale, Gravina deve semplicemente dimettersi. Le sue dimissioni sono imprescindibili.”


Tre Mondiali persi, una generazione senza Notti Magiche

C’è un dato che va al di là della politica e della federazione: dal 2018 a oggi, l’Italia ha mancato tre qualificazioni consecutive ai Mondiali. Chi ha oggi sedici anni non ha mai visto la Nazionale in una Coppa del Mondo. Non ha vissuto le notti d’estate intorno a un televisore, la sospensione collettiva di ogni altra preoccupazione, quella forma unica di unità nazionale che il calcio — solo il calcio — riesce ancora a produrre in Italia.

Quella che si apre adesso è una discussione che va ben oltre un allenatore o un presidente federale. È una discussione sul modello del calcio italiano: dai vivai ai diritti televisivi, dalla formazione dei giovani alla governance della FIGC. Una “rifondazione”, come la chiamano in molti. Resta da capire chi avrà il coraggio — e la credibilità — di guidarla.