I dati Istat: occupazione femminile al 53,3%, divario salariale medio del 10,4%
Se sei donna, guadagni meno. Se sei uomo, di più. Non è un’iperbole ma una realtà che continua a caratterizzare il mercato del lavoro in Italia. A confermarlo sono gli ultimi dati di Istat, che mostrano come le donne siano oggi mediamente più istruite, ma continuino ad avere meno opportunità occupazionali e retributive.
Le donne rappresentano infatti il 59,4% dei laureati nel Paese e guidano circa 1,3 milioni di imprese, pari al 22% del totale nazionale. Tuttavia questi risultati non si traducono automaticamente in migliori condizioni lavorative.
Il tasso di occupazione femminile si ferma infatti al 53,3%, quasi 18 punti percentuali in meno rispetto a quello maschile, mentre il gender pay gap medio rimane pari al 10,4%.
Perché le donne guadagnano meno degli uomini
Secondo i dati Istat, gli uomini percepiscono stipendi più alti delle donne in tutte le categorie professionali.
Le differenze più marcate si registrano tra:
-
operai
-
dirigenti
-
impiegati
Tra i quadri il divario è più contenuto, ma comunque significativo.
Quando si considerano fattori oggettivi come titolo di studio, esperienza professionale, ruolo e responsabilità organizzative, il gender pay gap si riduce fino al 3,1%. Questo indica che una parte del divario è spiegabile da fattori strutturali, ma rimane comunque una quota di disparità che potrebbe risultare ingiustificata.
Donne nei vertici aziendali: presenza in crescita ma poche CEO
Anche nelle posizioni di vertice le donne continuano a essere sottorappresentate.
Nei consigli di amministrazione delle società quotate la presenza femminile ha raggiunto circa il 43%, anche grazie alle norme sulla parità di genere. Tuttavia i ruoli più alti restano ancora prevalentemente maschili:
-
solo il 2,2% delle donne è amministratrice delegata
-
appena il 3,5% ricopre la carica di presidente del CdA
Quando però le donne raggiungono posizioni apicali, le differenze retributive tendono quasi a scomparire. Il problema principale resta quindi l’accesso alle posizioni di leadership.
Il peso del lavoro di cura e i limiti strutturali
Una parte significativa delle difficoltà deriva da fattori culturali e strutturali.
In Italia:
-
il 70% del lavoro di cura non retribuito è svolto da donne
-
la maggioranza dei part-time involontari riguarda lavoratrici
-
l’accesso alle professioni STEM rimane limitato.
Al contrario, le donne sono particolarmente presenti nei settori di:
-
sanità
-
assistenza sociale
-
istruzione
-
servizi alla persona
dove superano spesso il 50% degli occupati.
Anche la maternità continua a incidere sul percorso professionale. Meno della metà delle madri tra 25 e 34 anni risulta occupata e una donna su due tra i 18 e i 24 anni percepisce la maternità come un possibile ostacolo alla carriera.
Parità salariale: l’Italia si adegua alle nuove norme europee
Sul piano normativo il sistema italiano sta attraversando una fase di aggiornamento.
È infatti in esame lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva Direttiva UE 2023/970, che punta a rafforzare la parità salariale tra uomini e donne e a rendere più trasparenti le politiche retributive delle aziende.
Nonostante questo passo avanti, molte imprese italiane risultano ancora lontane da una piena maturità nella gestione della parità salariale.
Più istruzione ma ancora meno opportunità
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una donna sempre più istruita, intraprendente e presente nel mondo dell’impresa, ma ancora costretta a confrontarsi con divari retributivi, barriere culturali e strumenti di supporto non sempre efficaci.
Ridurre queste disuguaglianze non rappresenta solo una questione di equità sociale, ma anche un’opportunità economica: valorizzare pienamente competenze e talenti femminili potrebbe contribuire a rafforzare la crescita e la competitività del sistema economico italiano.
