Perplexity ha siglato un accordo triennale con Microsoft che le consentirà di utilizzare l’infrastruttura cloud Azure per l’esecuzione di un’ampia gamma di modelli di intelligenza artificiale. L’intesa, secondo stime di mercato, avrebbe un valore complessivo di circa 750 milioni di dollari.
L’accordo garantisce a Perplexity l’accesso a Microsoft Foundry, la piattaforma che aggrega modelli sviluppati da diversi operatori del settore, tra cui OpenAI, Anthropic e xAI. L’obiettivo della startup è ampliare l’accesso ai cosiddetti frontier models, senza però sostituire i rapporti cloud già in essere.
Il principale fornitore cloud di Perplexity resta infatti Amazon Web Services (AWS) e, secondo quanto riferito, l’azienda non prevede modifiche alla propria attuale strategia infrastrutturale.
Azure sempre più hub per l’AI
Per Microsoft, l’intesa consolida il ruolo di Azure come piattaforma aperta all’hosting di modelli di intelligenza artificiale concorrenti, anche mentre il gruppo rafforza la partnership strategica con OpenAI. L’operazione riflette una tendenza crescente nel settore: le aziende di AI richiedono sempre più ambienti gestiti e flessibili, capaci di consentire il passaggio da un modello all’altro in base a esigenze operative, costi o vincoli normativi.
Le altre partnership di Perplexity
Nel frattempo, Perplexity continua a rafforzare la propria presenza nel panorama dell’intelligenza artificiale attraverso accordi con altri grandi gruppi tecnologici. Tra i più rilevanti figura quello con Snapchat: il social network, particolarmente diffuso tra i più giovani, ha integrato nel 2025 un motore di risposta basato sull’IA sviluppato dalla startup.
L’integrazione consente alla community di Snapchat, che conta quasi un miliardo di utenti attivi mensili, di porre domande ed esplorare contenuti direttamente all’interno dell’app. Le risposte, hanno assicurato le due aziende, saranno chiare, colloquiali e basate su fonti verificabili.
Le controversie legali
L’espansione di Perplexity oltre il perimetro della ricerca ha però attirato anche attenzioni critiche. Lo scorso anno Amazon ha avviato un’azione legale contro la startup in relazione a una funzionalità di shopping basata sull’intelligenza artificiale, accusandola di aver effettuato accessi impropri agli account dei clienti e di aver mascherato attività automatizzate come comportamento umano.
Una vicenda che evidenzia le tensioni crescenti tra i grandi operatori tecnologici e le nuove realtà emergenti nel settore dell’AI.
