Dopo il crollo seguito alla pandemia e le tensioni legate al ritorno in presenza, coworking e uffici flessibili stanno vivendo una nuova fase di rilancio. Le politiche di rientro in ufficio imposte da molte big tech e multinazionali stanno infatti scontrandosi con limiti logistici, costi elevati e una domanda di flessibilità che resta centrale per lavoratori e aziende.
Un caso emblematico è quello di Amazon, che all’inizio del 2025 ha imposto il rientro completo in ufficio a quasi 350.000 dipendenti corporate. L’implementazione, tuttavia, è risultata caotica, con carenze di scrivanie e parcheggi. La risposta è arrivata dal mercato degli spazi flessibili.
Amazon, WeWork e il ritorno del coworking corporate
Ad agosto Amazon ha firmato un nuovo contratto di locazione con WeWork, aggiungendo 259.000 piedi quadrati al 1440 Broadway di Manhattan, che già ospitava oltre 300.000 piedi quadrati utilizzati dal gruppo. WeWork gestisce inoltre altri due uffici Amazon a Manhattan, per un totale di 702.000 piedi quadrati.
Amazon non è un’eccezione. Anthropic utilizza spazi WeWork a Cambridge, mentre JPMorgan, Lyft e Pfizer fanno ricorso al coworking, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
La nuova domanda di flessibilità negli uffici
Il coworking non è più il modello “anti-establishment” degli anni 2010. Oggi il settore si è trasformato, puntando su uffici privati, design più maturi e soluzioni su misura per le imprese. La parola chiave è flessibilità: entrare rapidamente, uscire senza vincoli decennali, adattare gli spazi alle reali esigenze operative.
Negli Stati Uniti, gli spazi di coworking coprono oggi 14,7 milioni di metri quadrati in quasi 8.800 sedi, pari a oltre il 2% del totale degli uffici, secondo Yardi. Pur restando sotto i livelli pre-pandemici, il comparto è cresciuto del 51,7% negli ultimi anni.
Coworking e crisi degli uffici tradizionali
Il rilancio del coworking avviene in parallelo a un tasso record di sfitto degli uffici. Nel 2025, 85,5 milioni di piedi quadrati di spazi direzionali sono scaduti o rimasti vacanti, secondo Trepp. In questo contesto, le soluzioni flessibili permettono alle aziende di coprire il fabbisogno senza impegnarsi in contratti a lungo termine.
WeWork, che oggi collabora con 40 aziende Fortune 100, è uno dei principali beneficiari di questo cambiamento strutturale.
Il rilancio di WeWork dopo il Chapter 11
Quando John Santora è diventato CEO di WeWork nel giugno 2024, l’azienda era appena uscita dalla procedura fallimentare del Chapter 11, dopo l’ingresso di Yardi come azionista di maggioranza. Ex COO di Cushman & Wakefield, Santora ha avviato una profonda ristrutturazione.
Da allora, WeWork è tornata redditizia e a flusso di cassa neutro, investendo oltre 140 milioni di dollari nel miglioramento degli spazi e della tecnologia. Il modello punta su contratti brevi e opzioni di uscita flessibili.
“Perché assumere un impegno a lungo termine quando non si sa quante persone torneranno davvero in ufficio?”, ha dichiarato Santora a Fortune. “Possiamo far entrare le aziende in 30, 60 o 90 giorni, senza vincoli decennali”.
Un potente strumento di risparmio per le aziende
Il coworking consente anche tagli significativi ai costi immobiliari. Le aziende evitano spese di intermediazione, parcelle legali, lavori di ristrutturazione e manutenzione.
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T-Mobile ha ridotto i costi immobiliari dell’80% grazie alla piattaforma LiquidSpace.
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Allstate ha trasferito nel 2024 un quarto dei suoi 54.000 dipendenti corporate in spazi flessibili, riducendo la spesa per uffici da 382 milioni di dollari nel 2020 a 138 milioni, dopo la chiusura della sede centrale di Chicago.
Un mercato destinato a crescere
Secondo JLL, quasi un terzo delle aziende utilizza già uffici flessibili e il 42% prevede di accelerare gli investimenti. Fortune Business Insights stima che il mercato globale degli uffici flessibili crescerà fino a 96,8 miliardi di dollari entro il 2030, dai 34,8 miliardi del 2023.
Anche operatori premium come Industrious stanno beneficiando della tendenza. L’azienda ha firmato 52 nuovi accordi nel 2025, rispetto ai 33 dell’anno precedente, e prevede di aprire 60 nuove sedi nel 2026.
“I leader aziendali vogliono dipendenti in ufficio almeno alcuni giorni a settimana”, ha spiegato il CEO Jamie Hodari. “Questo li spinge ad avere ottimi spazi non solo in due città, ma in tutte le 20 in cui operano”.
