Oro sopra i 5.000 dollari: nuovi massimi storici tra dollaro debole e tensioni globali

La corsa dell’oro non accenna a rallentare e aggiorna nuovi massimi storici. Secondo l’ultimo dato diffuso da Teleborsa, il metallo prezioso scambia a 5.088,25 dollari l’oncia, in rialzo del 2,12%, dopo aver toccato nel corso della giornata un picco a 5.111 dollari, con un guadagno intraday fino al 3,3%.

Si tratta di un livello mai raggiunto prima, che certifica il superamento strutturale della soglia dei 5.000 dollari, varcata per la prima volta nella notte, in un contesto di forte incertezza sui mercati finanziari internazionali.

Dollaro debole e geopolitica spingono il metallo giallo

Alla base del rally restano due fattori chiave: la debolezza del dollaro sulle principali valute e l’aumento delle tensioni geopolitiche, commerciali e monetarie. Il ruolo dell’oro come bene rifugio si rafforza di fronte alle incertezze legate alla politica economica statunitense e alle scelte dell’amministrazione guidata da Donald Trump.

Il trend appare ormai strutturale: nel gennaio 2024 un’oncia d’oro valeva poco più di 2.000 dollari, mentre oggi il prezzo è più che raddoppiato, segnando due anni consecutivi di crescita ininterrotta.

Argento e metalli industriali in accelerazione

La forza dell’oro trascina anche gli altri metalli. L’argento vola a 109,34 dollari l’oncia, con un balzo giornaliero del 10,5%. Dall’inizio del 2026 il rialzo supera il 52%, dopo il raddoppio già registrato nel 2025.

In forte progresso anche il platino (+41% da inizio anno), il palladio (+33%) e il rame (+5%). Secondo gli operatori, lo scenario è favorevole per le società minerarie, che beneficiano di margini più elevati, flussi di cassa in miglioramento e maggiore capacità di investimento.

Confindustria: “Oro in rialzo tipico delle fasi di incertezza”

Il rally trova conferma anche nell’analisi macroeconomica. Nella congiuntura flash, il Centro studi di Confindustria descrive un’economia italiana quasi ferma, frenata da export debole, consumi contenuti e un’industria volatile, con investimenti sostenuti principalmente dal Pnrr.

In questo contesto, la risalita di petrolio e gas e la corsa dell’oro rappresentano segnali tipici delle fasi di elevata incertezza, durante le quali il metallo giallo tende storicamente a rafforzarsi, consolidando il suo ruolo di asset privo di rischio.

Sfiducia negli Usa e fuga dal dollaro

Secondo Confindustria, alla base dell’attuale dinamica pesa anche una crescente sfiducia verso gli Stati Uniti, legata alle politiche commerciali, ai dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico e alle tensioni geopolitiche. Ne sono derivate vendite sui Treasury, un aumento dei rendimenti e un ulteriore indebolimento del dollaro.

La valuta statunitense ha perso circa il 13% rispetto all’euro tra gennaio 2025 e gennaio 2026, rendendo l’oro più conveniente per gli investitori internazionali.

Borse resilienti, ma l’oro resta centrale

Nonostante il rally del metallo giallo, i mercati azionari non mostrano segnali di fuga generalizzata dagli asset rischiosi. Nel 2025 le Borse europee hanno sovraperformato Wall Street, con rialzi più marcati in Germania e in Italia.

Il superamento dei 5.000 dollari l’oncia, però, resta un segnale forte del clima che domina i mercati: incertezza elevata, fiducia selettiva e crescente domanda di protezione, con l’oro tornato al centro delle strategie degli investitori.