Donald Trump sembra aver trovato una via d’uscita temporanea dalla crisi diplomatica sulla Groenlandia. Dopo i colloqui di mercoledì con i vertici della Nato, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il ritiro della minaccia di imporre dazi del 10% su otto Paesi europei alleati, una misura che aveva provocato una violenta reazione dei mercati e una massiccia svendita nella giornata di martedì. Le tariffe sarebbero dovute entrare in vigore il 1° febbraio.
Il cambio di tono è arrivato a poche ore di distanza dal discorso tenuto da Trump al World Economic Forum di Davos, dove aveva già attenuato la precedente minaccia di ricorrere all’uso della forza per “proteggere” la Groenlandia.
“Abbiamo definito il quadro di un futuro accordo per la Groenlandia e, di fatto, per l’intera regione artica”, ha scritto Trump su Truth Social, definendo l’intesa “un grande passo avanti per gli Stati Uniti e per tutte le nazioni della Nato”. Sulla base di questo presunto accordo, ha aggiunto, i dazi verranno accantonati.
L’annuncio ha fatto seguito a un incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte, impegnato a disinnescare l’escalation tra Washington e gli alleati europei, mentre la Casa Bianca continuava a sottolineare la rilevanza strategica dell’Artico. Trump ha anche accennato a ulteriori discussioni su un’iniziativa denominata “Golden Dome” relativa alla Groenlandia, senza fornire dettagli.
Mercati sollevati, ma resta l’incertezza
I mercati hanno reagito con sollievo alla de-escalation. L’S&P 500 è salito dell’1,5% nelle contrattazioni pomeridiane, mentre i rendimenti dei Treasury Usa a lungo termine sono scesi, segnalando un rientro della tensione dopo giorni di forte volatilità.
Resta però il dubbio che si tratti dell’ennesimo caso di “Taco trade” – l’idea che “Trump si tira sempre indietro” – più che di una svolta strutturale. Il presidente ha infatti ribadito più volte che qualsiasi soluzione che non preveda il controllo completo della Groenlandia è “inaccettabile”. Una posizione che appare difficilmente conciliabile con l’intesa evocata dopo i colloqui con la Nato, soprattutto alla luce del fatto che la Danimarca ha riaffermato con forza la propria sovranità sull’isola.
Negoziati e tensioni commerciali
Nel suo messaggio su Truth Social, Trump ha indicato il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff come responsabili dei futuri negoziati, che riferiranno direttamente alla Casa Bianca.
La mossa arriva in un contesto già teso sul fronte commerciale. L’Unione europea ha sospeso i negoziati con Washington e l’accordo commerciale in vigore dallo scorso agosto. Secondo Kyle Handley, economista del Cato Institute, la sospensione non dovrebbe essere interpretata come un “crollo drammatico”.
“Non c’è mai stato un vero accordo”, ha spiegato a Fortune. “Quello che si sta disfacendo ora è una costruzione fragile e politicamente conveniente di comunicati stampa che hanno mascherato disaccordi fondamentali, sempre vulnerabili alle minacce tariffarie dell’esecutivo”.
