Colmare il divario globale nell’equità sanitaria attraverso l’intelligenza artificiale. È questo l’obiettivo di Horizon1000, la nuova partnership annunciata dalla Fondazione Gates e OpenAI, che punta a integrare strumenti di AI nei sistemi sanitari dell’Africa subsahariana. L’iniziativa prevede un impegno congiunto di 50 milioni di dollari tra finanziamenti, tecnologia e supporto tecnico e mira a portare soluzioni di intelligenza artificiale in 1.000 cliniche di assistenza sanitaria di base entro il 2028.
Ad annunciarlo è stato Bill Gates in un intervento sul suo blog Gates Notes, dove ha definito l’AI un vero e proprio “punto di svolta” per ampliare l’accesso a cure di qualità nei Paesi a basso e medio reddito. Il progetto partirà dal Ruanda, in collaborazione diretta con i governi e i leader africani, con l’obiettivo di accelerare l’adozione tecnologica senza costringere le regioni più povere ad attendere decenni prima di beneficiarne.
“Qualche anno fa ho scritto che l’ascesa dell’intelligenza artificiale sarebbe stata una rivoluzione tecnologica paragonabile a quella dei microprocessori, dei PC, dei telefoni cellulari e di Internet”, scrive Gates. “Tutto ciò che ho visto da allora conferma che siamo sull’orlo di una trasformazione globale mozzafiato”.
Una risposta alla carenza cronica di personale sanitario
Alla base di Horizon1000 c’è una criticità strutturale: la grave e persistente carenza di operatori sanitari nelle regioni più povere del mondo. Un collo di bottiglia che, secondo Gates, rischia di compromettere 25 anni di progressi nella sanità globale. Se da un lato la mortalità infantile è stata dimezzata e malattie come poliomielite e HIV sono oggi più sotto controllo, dall’altro il deficit di personale resta una vulnerabilità cruciale.
L’Africa subsahariana registra una carenza di quasi 6 milioni di operatori sanitari, un divario talmente ampio che neppure le politiche più aggressive di assunzione e formazione riuscirebbero a colmarlo in tempi brevi. Il risultato è un sistema sotto pressione, in cui il personale è sovraccarico, privo di adeguato supporto amministrativo e di strumenti clinici aggiornati. Secondo l’OMS, l’assistenza sanitaria di bassa qualità contribuisce a 6-8 milioni di decessi all’anno nei Paesi a basso e medio reddito.
Il Ruanda è emblematico: oggi conta un operatore sanitario ogni 1.000 abitanti, contro i quattro raccomandati dall’OMS. Al ritmo attuale, osserva Gates, servirebbero 180 anni per colmare il divario.
“Nell’ambito di Horizon1000 vogliamo accelerare l’adozione di strumenti di AI nelle cliniche di assistenza primaria, nelle comunità e persino nelle case delle persone”, scrive Gates. “Queste tecnologie non sostituiranno gli operatori sanitari, ma li supporteranno”.
L’AI come “terza grande scoperta” della medicina
Gates richiama anche le parole del ministro della Salute ruandese, Sabin Nsanzimana, che ha recentemente annunciato la creazione a Kigali di un centro di intelligence sanitaria basato sull’AI. Secondo Nsanzimana, l’intelligenza artificiale rappresenta la terza grande scoperta capace di trasformare la medicina, dopo vaccini e antibiotici – una visione che Gates dice di condividere pienamente.
Nei Paesi più ricchi, osserva Gates, l’AI è già utilizzata per ridurre il carico amministrativo dei medici, consentendo loro di dedicare più tempo ai pazienti grazie a sistemi che trascrivono e sintetizzano le visite. Nei contesti con infrastrutture fragili, queste stesse tecnologie potrebbero aiutare ad affrontare “sfide generazionali” finora considerate irrisolvibili.
Nei prossimi anni la Fondazione Gates lavorerà a stretto contatto con governi e innovatori locali dell’Africa subsahariana. Gates ha annunciato che visiterà personalmente la regione per osservare da vicino l’implementazione delle soluzioni di AI agentica, con l’obiettivo di mantenere il focus su un uso della tecnologia capace di rispondere ai bisogni più urgenti di miliardi di persone.
