Casa, in Italia quasi un cittadino su quattro a rischio povertà: l’allarme Eurostat

In Italia quasi un cittadino su quattro è esposto al rischio di povertà abitativa. È la fotografia scattata da Eurostat all’indomani della presentazione del Piano casa dell’Unione europea, illustrato il mese scorso dal commissario europeo all’Energia e all’Abitare Dan Jørgensen. Un dato che restituisce con chiarezza lo squilibrio strutturale tra redditi e costi dell’abitare, in un contesto in cui la carenza di alloggi a prezzi accessibili è ormai indicata come la principale preoccupazione dei cittadini europei.

L’aumento dei prezzi immobiliari e delle spese legate alla casa colpisce in modo sproporzionato affittuari, giovani e famiglie a basso reddito – esattamente i gruppi individuati come prioritari dal piano europeo – trasformando la casa nel principale fattore di vulnerabilità economica.

Il peso dei costi abitativi sui redditi

I numeri spiegano la portata del fenomeno. In Italia il rischio di povertà passa dal 18,9% al 27,8% quando dal reddito disponibile vengono sottratte le spese per l’abitazione. Un aumento di quasi nove punti percentuali, direttamente riconducibile all’impatto di affitti, mutui e bollette sui bilanci familiari.

Il confronto con l’Europa non attenua il quadro. Nell’Ue a 27, il tasso sale dal 16,2% al 29,6% una volta considerati i costi della casa. L’Italia si colloca leggermente al di sotto della media finale europea, ma parte da livelli iniziali più elevati e resta strutturalmente più esposta.

Il dato chiave è evidente: la casa è diventata un bene sempre più oneroso da acquistare, affittare e mantenere, soprattutto nei grandi centri urbani. Ed è proprio su questo fronte che una quota crescente di popolazione scivola sotto la soglia di povertà.

Un Paese di proprietari, ma sempre meno accessibile

Il paradosso italiano resta intatto. La casa continua a rappresentare un pilastro del patrimonio delle famiglie: il 76% degli italiani vive in un’abitazione di proprietà, con o senza mutuo, contro una media europea del 68%. Ma questo modello non offre più la protezione di un tempo.

Le difficoltà di accesso al mercato immobiliare si riflettono soprattutto sull’autonomia delle nuove generazioni. L’età media di uscita dei giovani dalla famiglia d’origine supera ormai i 30 anni, ben oltre la media europea, che si colloca poco sopra i 26. Un ritardo che ha ricadute non solo sociali, ma anche macro-economiche, incidendo su mobilità del lavoro, natalità e produttività.

Un’emergenza abitativa europea

La crisi non è solo italiana. L’Europa nel suo complesso è attraversata da una emergenza abitativa strutturale. Secondo il Parlamento europeo, a fronte di un fabbisogno stimato in 2,2 milioni di abitazioni e di 1,3 milioni di alloggi attualmente in costruzione, nel solo 2025 mancheranno circa 925mila case.

Una dinamica confermata anche dalla Commissione europea, che stima la necessità di oltre due milioni di nuove abitazioni all’anno per rispondere alla domanda. In termini concreti, significa costruire circa 650mila case in più ogni anno rispetto ai livelli attuali, per un investimento complessivo quantificato da Bruxelles in 150 miliardi di euro l’anno.

Un salto dimensionale che rende evidente come la casa sia ormai diventata una questione economica, sociale e politica centrale, destinata a rimanere al centro dell’agenda europea nei prossimi anni.