I futures azionari statunitensi sono crollati bruscamente dopo che il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha confermato di essere sotto inchiesta in relazione alla testimonianza resa lo scorso giugno sulla ristrutturazione degli edifici della banca centrale.
La notizia, anticipata dal New York Times e poi confermata dallo stesso Powell, ha scosso i mercati finanziari, riaccendendo i timori che le pressioni esercitate negli anni dal presidente Donald Trump sulla Fed possano ora trasformarsi in un attacco diretto alla sua indipendenza.
I futures sul Nasdaq 100 hanno guidato le vendite, con un calo di circa lo 0,8%, penalizzati soprattutto i titoli tecnologici, più sensibili alle aspettative sui tassi di interesse. I futures sull’S&P 500 sono scesi di circa lo 0,5%, mentre quelli sul Dow Jones hanno perso lo 0,4%, secondo le quotazioni di fine serata.
Corsa ai beni rifugio
Di fronte all’incertezza politica e monetaria, gli investitori si sono rifugiati negli asset considerati più sicuri. I futures sull’oro sono saliti dell’1,7%, attestandosi intorno ai 4.578 dollari l’oncia, mentre l’argento ha registrato un balzo superiore al 4%. Il dollaro si è invece leggermente indebolito rispetto ad alcune valute rifugio, come il franco svizzero e lo yen giapponese.
La risposta di Powell
Dopo anni di silenzio pubblico a fronte delle critiche e delle minacce di Trump, Powell ha diffuso una dichiarazione insolitamente dura. «Nessuno – certamente non il presidente della Federal Reserve – è al di sopra della legge», ha scritto, sottolineando però che l’indagine va letta nel «contesto più ampio delle continue pressioni e minacce dell’amministrazione».
Secondo Powell, l’inchiesta rappresenterebbe un pretesto: «Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza o la ristrutturazione degli edifici della Fed. La minaccia di incriminazioni penali deriva dal fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base a ciò che riteniamo serva al pubblico, non in base alle preferenze del Presidente».
I rischi per l’economia
Economisti e analisti avvertono che un’erosione dell’indipendenza della banca centrale potrebbe innescare una “profezia che si autoavvera” di inflazione più elevata nel lungo periodo. Secondo Oxford Economics, qualsiasi «crepa nell’indipendenza della Fed» rischia di propagarsi rapidamente ai mercati, aumentando i costi di finanziamento per le imprese e danneggiando la stabilità economica.
Già lo scorso luglio, dopo le minacce di Trump di licenziare Powell, Deutsche Bank aveva avvertito che una simile mossa avrebbe potuto provocare forti turbolenze: «Valuta e mercato obbligazionario potrebbero crollare», scriveva la banca, richiamando l’ampia evidenza empirica sugli effetti negativi della perdita di autonomia delle banche centrali.
Preoccupazioni condivise anche da Wall Street. L’amministratore delegato di Bank of America, Brian Moynihan, ha recentemente affermato che «il mercato punirà duramente qualsiasi tentativo di minare l’indipendenza della Fed».
