Groenlandia, l’isola che vale centinaia di miliardi: perché Trump torna a puntare sull’acquisto

La Groenlandia è più piccola di quanto sembri sulle mappe, ma molto più ricca di quanto si immagini. E il suo valore economico e strategico potrebbe presto diventare centrale nelle ambizioni geopolitiche di Donald Trump. Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, l’obiettivo dell’ex presidente non sarebbe una vera invasione militare – evocata più volte come minaccia – bensì il rilancio di un vecchio progetto: l’acquisto dell’isola dalla Danimarca.

Fonti che fanno riferimento a colloqui privati tra Rubio e parlamentari statunitensi riferiscono che la strategia di Trump si articolerebbe in una complessa operazione economica e diplomatica, volta a convincere – o costringere – Copenhagen a cedere il territorio. Un’ipotesi che incontra una netta opposizione della popolazione groenlandese, ma che riporterebbe l’isola al centro del risiko globale.

Un territorio enorme e strategico

Con i suoi 2,2 milioni di chilometri quadrati, la Groenlandia è l’isola più grande del mondo. La sua estensione appare spesso fuorviante a causa della proiezione di Mercatore, che la fa sembrare grande quanto il continente africano, mentre in realtà è circa quattro volte più piccola del Canada.

Eppure, oltre alle dimensioni, colpiscono le potenzialità economiche e strategiche del territorio: risorse minerarie, petrolio, terre rare e, soprattutto, una posizione chiave nell’Artico, sempre più centrale con il ritiro dei ghiacci.

Trump ha più volte sostenuto che l’area sia già percorsa da navi russe e cinesi, definendo il controllo della Groenlandia una priorità per la sicurezza nazionale americana.

Tra negoziato e pressione militare

Ufficialmente, secondo il senatore repubblicano Lindsey Graham, le minacce sarebbero una leva negoziale. Ma l’ipotesi militare non è mai stata completamente esclusa dallo stesso Trump, che l’ha definita “un’opzione sul tavolo”.

A rafforzare i timori, un post su X di Katie Miller, commentatrice vicina alla Casa Bianca e moglie di Stephen Miller, consigliere per la sicurezza nazionale, che ha pubblicato una mappa della Groenlandia con la bandiera americana e la scritta “soon”. Un messaggio simbolico, ma politicamente esplosivo, soprattutto perché l’isola appartiene a un Paese membro della Nato.

Quanto vale davvero la Groenlandia?

Le stime sul valore economico della Groenlandia circolano da anni e variano enormemente a seconda dei criteri adottati.

  • Risorse minerarie: secondo alcune valutazioni, solo i giacimenti accessibili varrebbero circa 200 miliardi di dollari. Considerando anche quelli oggi economicamente non sfruttabili, il valore potrebbe superare il trilione.

  • Sussidi statali: l’isola riceve ogni anno circa 600 milioni di dollari dalla Danimarca. Un aumento dei trasferimenti potrebbe diventare una leva negoziale per Washington.

  • Valore immobiliare: alcune analisi usano l’Islanda come termine di paragone. In questo caso, il valore stimato salirebbe a 131 miliardi di dollari per aree comparabili, che proiettati sull’intera Groenlandia porterebbero a una cifra teorica di 2,76 trilioni di dollari.

  • Somma delle parti: secondo Alphaville del Financial Times, sommando petrolio, terre rare e terreni edificabili, il valore complessivo dell’isola supererebbe 1.000 miliardi di dollari.

Già durante il primo mandato di Trump, la Casa Bianca aveva avviato valutazioni informali sui costi di un’eventuale acquisizione. Non sarebbe la prima volta: nel 1946, gli Stati Uniti offrirono 100 milioni di dollari (dell’epoca) per acquistare la Groenlandia dopo averla controllata temporaneamente durante la Seconda guerra mondiale.

Pil, precedenti storici e incognite

Altre stime prendono come riferimento:

  • il Pil dell’isola,

  • il costo per acro confrontato con precedenti storici come l’Alaska o la Louisiana Purchase (che, rivalutata oggi, varrebbe circa 900 milioni di dollari).

Approcci diversi che producono risultati molto distanti, ma convergono su un punto: la Groenlandia rappresenta un asset strategico di valore straordinario.

Il timore in Europa e nella Nato

Tra tante variabili, il vero timore in Europa e nella Nato è che Trump possa ritenere più semplice l’opzione più imprevedibile, smentendo ancora una volta ogni previsione diplomatica. In un contesto globale già segnato da tensioni e conflitti, la Groenlandia rischia così di diventare il nuovo fronte silenzioso della competizione tra grandi potenze.