George Clooney diventa cittadino francese: privacy, famiglia e il silenzioso addio al sogno americano

La Francia ha ufficialmente concesso la cittadinanza a George Clooney, a sua moglie Amal e ai loro gemelli Ella e Alexander, come certificato dai decreti pubblicati sul Journal Officiel. La naturalizzazione conferma che la residenza principale della famiglia è ormai in Provenza, dove dal 2021 possiede l’ex tenuta vinicola Domaine du Canadel, vicino a Brignoles.

Per una delle figure più iconiche di Hollywood, due volte premio Oscar e simbolo globale dell’industria cinematografica americana, la scelta di trasformare una fattoria provenzale nella propria “casa” segna molto più di un cambio di residenza: è un messaggio culturale e politico, silenzioso ma potente.


Dalla centralità di Los Angeles alla ricerca di protezione

Clooney ha spiegato apertamente le ragioni della sua scelta. In una recente intervista a Esquire ha ammesso di non voler crescere i figli a Los Angeles, definendo la cultura hollywoodiana incompatibile con un’infanzia “equa” e normale.

“In Francia non importa nulla della fama”, ha detto l’attore, sottolineando la volontà di proteggere i gemelli da paparazzi, confronti mediatici e dalla pressione costante dell’essere “figli di”. La vita quotidiana in Provenza – povera di schermi, ricca di routine familiari e lontana dai riflettori – viene descritta come un miglioramento netto rispetto agli Stati Uniti.

In questo senso, la Francia diventa una soluzione strutturale, non una fuga romantica: un sistema normativo e culturale che tutela privacy e minori molto più di quanto avvenga negli Usa.


Una critica implicita all’American Dream

Il trasferimento di Clooney assume un valore simbolico più ampio. Per decenni, l’American Dream è stato associato a successo, mobilità sociale e centralità culturale globale. Ma la scelta di una delle sue massime incarnazioni suggerisce che, una volta raggiunto l’apice, quel sogno potrebbe non essere più sostenibile sul piano umano e familiare.

Optare per la Francia significa anche arbitrare tra sistemi normativi, scegliendo una giurisdizione con regole più rigide contro l’invadenza mediatica e con un diverso rapporto tra celebrità e spazio pubblico. Una logica che ricorda le strategie di ottimizzazione delle multinazionali, ma applicata a beni immateriali come tempo, anonimato e salute mentale.


Un trend che riguarda l’élite americana

Clooney non è un caso isolato. Negli ultimi anni, diverse celebrità e figure di alto profilo hanno spostato la propria vita fuori dagli Stati Uniti:

  • Ellen DeGeneres e Portia De Rossi si sono trasferite nel Regno Unito

  • Rosie O’Donnell ha ottenuto la cittadinanza irlandese

  • Richard Gere vive in Spagna

  • Tom Ford ed Eric Schmidt hanno scelto Londra come base principale

I numeri confermano la tendenza. Secondo l’IRS, nel 2024 circa 4.820 persone hanno rinunciato alla cittadinanza statunitense, un aumento del 48% rispetto al 2023. Tra il 2020 e il 2024, gli espatri “coperti” sono stati circa 21.000, pari al 39% del totale dal 1996.

Dati probabilmente sottostimati, perché non includono chi si trasferisce senza rinunciare formalmente alla cittadinanza.


La “diversificazione della vita” come nuova strategia

La cittadinanza francese non sostituisce quella americana di Clooney, ma la affianca. Come in un portafoglio finanziario, la famiglia sembra diversificare i rischi, riducendo l’esposizione alla pressione mediatica e culturale statunitense.

Per un pubblico attento a economia e società, la mossa appare meno come un capriccio da star e più come una riallocazione strategica di capitale immateriale: privacy, stabilità e qualità della vita.

Se anche uno dei volti più redditizi e riconoscibili di Hollywood conclude che il suo futuro – e quello dei suoi figli – debba essere costruito altrove, la domanda per gli Stati Uniti diventa inevitabile: che cosa promette oggi davvero il sogno americano a chi ha già “vinto”?