Seguire le orme di Edvard Munch significa immergersi nei paesaggi, nelle città e nei rifugi che hanno nutrito la sua creatività e influenzato la sua visione artistica. Dalla capitale norvegese fino ai piccoli borghi affacciati sul fiordo, ogni luogo racconta un frammento della sua vita e della sua arte, tra malinconia e vitalità, introspezione e contatto con il mondo.
Oggi, a vent’anni dall’ultima grande mostra in Italia, Munch torna protagonista con “Munch. Il grido interiore”, un’esposizione itinerante tra Milano (Palazzo Reale, fino al 26 gennaio) e Roma (Palazzo Bonaparte, da metà febbraio). Un’occasione perfetta per approfondire la sua opera e, perché no, partire per un viaggio nei luoghi che l’hanno ispirato.
Oslo: la città di Munch
Dal cuore della città alle memorie d’infanzia
Il viaggio comincia nel cuore di Oslo, all’ombra della fortezza di Akershus. Al civico 9 di Nedre Slottsgate si trovava la casa d’infanzia di Munch, in un quartiere che conserva ancora il fascino della vecchia Christiania (nome della città fino al 1925).
A pochi passi sorge l’Engebret Café, il più antico della capitale, frequentato dall’artista e dai suoi contemporanei. Vale una sosta per immergersi nell’atmosfera bohémienne che lo caratterizzava, magari prima di una cena al Savage, il ristorante stellato poco distante.
Proseguendo lungo la centrale Karl Johans gate, tra la residenza reale e il parlamento, si incontra il Grand Café del Grand Hotel, storico ritrovo di intellettuali dove Munch condivideva idee con personaggi come Henrik Ibsen e Christian Krohg. Poco più avanti, l’iconico Continental Hotel ospita dodici delle sue opere all’interno del bar Boman.
Dal privato al monumentale
Per un tuffo nella grande arte pubblica, si entra nel Rådhus (municipio), dove è conservata La Vita (1910), un capolavoro con una storia rocambolesca: sequestrato dai nazisti a Dresda, recuperato all’asta, ora troneggia nella sala principale.
Imperdibile anche l’Università di Oslo, dove le immense tele di Munch, tra cui Sole e Alma Mater, dominano l’aula magna con una carica espressiva travolgente.
All’ingresso dell’ateneo, una statua ricorda Peter Andreas Munch, storico e zio dell’artista. Curiosamente, la sua tomba si trova nel cimitero acattolico di Roma, che Edvard Munch ha ritratto nel 1927.
I “castelli” di Munch: rifugi tra il mare e il silenzio
Lasciando Oslo, si raggiungono i luoghi che Munch definiva “mine slott” (i miei castelli), spazi in cui l’artista trovava ispirazione e quiete, lontano dalla frenesia della città.
Åsgårdstrand: il paesaggio dell’anima
A un centinaio di chilometri dalla capitale, sulla costa occidentale del fiordo, Åsgårdstrand è il luogo che più ha segnato il periodo più produttivo di Munch. Il borgo marinaro, con le sue case di legno e le atmosfere sospese tra melanconia e slanci vitali, è protagonista di numerosi suoi dipinti. Il cielo cangiante, le luci irreali e le stagioni che si confondono tra loro rendono il paesaggio quasi onirico: è primavera o autunno? È notte o giorno?
Kragerø: la Norvegia della gente comune
Dopo un periodo di convalescenza a Copenaghen, Munch si stabilisce temporaneamente a Kragerø, dove immortala la Norvegia innevata della gente comune. Da qui si sposta verso la costa, scegliendo Hvitsten e Jeløy come nuovi rifugi creativi.
A Hvitsten, piccolo paradiso della Belle Époque norvegese, si respira la vitalità rigenerante che pervade i suoi dipinti di inizio Novecento. Per immergersi completamente in quell’atmosfera, il Ramme Fjordhotell offre un’esperienza unica, tra la Villa Munch, il suggestivo Havlystparken e il farm shop della tenuta.
A pochi chilometri, l’isola di Jeløy si affaccia su Moss, la “Manchester di Norvegia”. Qui, tra progresso e trasformazioni sociali, Munch osserva il mutare del tempo e delle persone, traducendolo in opere come il ritratto collettivo Arbeidere på hjemvei (Lavoratori di ritorno a casa). Al Refsnes Gods Hotel, invece, si trovano due stampe della serie After Munch di Andy Warhol, segno dell’influenza duratura del pittore.
Oslo: il ritorno tra i capolavori
Dopo questo viaggio tra i suoi luoghi dell’anima, è il momento di tornare a Oslo per ammirare i suoi capolavori da vicino.
Il nuovo Munchmuseet: un ponte tra passato e futuro
Il Munchmuseet, inaugurato nell’autunno 2021 a Bjørvika, è una struttura avveniristica affacciata sul fiordo. Costruito accanto alla Opera House di Snøhetta, il museo ospita una collezione di oltre 26.000 opere, con sale tematiche che esplorano le diverse fasi della sua carriera.
Poco lontano, sulla collina dell’Ekeberg Skulpturpark, si trova il punto da cui, si dice, Munch abbia tratto ispirazione per L’Urlo. Anche se il luogo esatto resta incerto, qui Marina Abramović ha dato vita a una performance intensa: una raffica di grida dentro una cornice illuminata, in omaggio all’angoscia esistenziale del maestro.
Il Nasjonalmuseet: il primo Urlo e molto altro
Al Nasjonalmuseet, il museo nazionale norvegese, sono custodite due dozzine di opere di Munch. Qui si può ammirare la prima versione di L’Urlo, vis-à-vis con la città che lo ha visto nascere e con il fiordo che ha plasmato la sua arte.
Seguire Munch significa entrare nel suo universo interiore, ma anche esplorare una Norvegia fatta di contrasti: il dinamismo urbano di Oslo, la quiete senza tempo dei fiordi, la luce mutevole delle stagioni.
Un viaggio che, tra arte e paesaggi, porta a riscoprire il grido interiore di un genio senza tempo.
