Legge elettorale, scontro sulla riforma: Bonaccini attacca, il centrodestra difende il testo

Il presidente del Pd: «Fa letteralmente schifo, penalizzerà soprattutto le donne». Forza Italia parla invece di una «buona sintesi» sulle preferenze. L’Anpi contesta le nuove regole per la raccolta delle firme: «Si rischia di impedire la presentazione di nuove liste»

La riforma della legge elettorale divide maggioranza e opposizioni e apre un nuovo fronte di scontro politico in vista delle prossime elezioni.

Da una parte il Pd accusa il centrodestra di aver costruito un sistema destinato a penalizzare la rappresentanza, dall’altra Forza Italia difende il testo approvato dal Senato, soprattutto sul meccanismo delle preferenze. Critiche arrivano anche dall’Anpi, che contesta in particolare l’elevato numero di firme richiesto per presentare le liste.

Bonaccini: «Questa legge elettorale fa schifo»

L’attacco più duro è arrivato da Stefano Bonaccini, presidente del Pd, intervenuto alla Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia.

«Questa legge elettorale che hanno prodotto fa letteralmente schifo», ha detto Bonaccini, puntando direttamente sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «È incredibile che una premier donna come la Meloni abbia prodotto una legge che penalizzerà soprattutto le donne».

Le parole di Bonaccini arrivano mentre il centrodestra rivendica il lavoro svolto sulla riforma e considera il nuovo meccanismo delle preferenze un punto di equilibrio tra le diverse posizioni della maggioranza.

Bonaccini: nessuno deve essere escluso dalle elezioni

Il presidente del Pd ha affrontato anche il tema delle firme necessarie per poter partecipare alle elezioni, dopo l’appello di Giuseppe Conte a sostenere Progetto Civico di Onorato e il Psi nella raccolta delle sottoscrizioni.

«Credo che sia giusta una critica a un numero di firme da raccogliere che è davvero abnorme», ha affermato Bonaccini, aggiungendo di non sapere se, dal punto di vista costituzionale, ci siano aspetti che possano essere rimessi in discussione.

La posizione del Pd, ha spiegato, non è legata a singoli partiti o candidati: «Noi siamo non per Renzi o per Onorato, noi siamo per il Paese».

Bonaccini ha quindi ribadito la necessità di costruire un centrosinistra unito in vista delle prossime elezioni.

«L’unità non è condizione sufficiente per vincere, ma diventa necessaria per provare a batterli», ha detto, ricordando la divisione del centrosinistra alle precedenti elezioni: «Quattro anni fa il centrosinistra si è sciaguratamente diviso, addirittura in tre, regalando Palazzo Chigi a Meloni».

Sul caso Onorato, Bonaccini è stato netto: «Ci mancherebbe altro che noi fossimo per precludere a qualcuno la possibilità di presentarsi alle elezioni». E ha definito «veramente molto elevato» il numero di firme richiesto, auspicando una modifica della norma.

Forza Italia: «Sulle preferenze una buona sintesi»

Di segno opposto la valutazione di Alessandro Battilocchio, deputato e responsabile elettorale di Forza Italia.

«La norma approvata in Senato sulle preferenze rappresenta una buona sintesi tra le posizioni di maggioranza», ha dichiarato durante un panel alla Festa nazionale Udc a Roma.

Secondo Battilocchio, il meccanismo permette ai partiti di valorizzare la rappresentanza e di coinvolgere maggiormente il territorio, attraverso candidature sostenute dal consenso.

Il deputato ha inoltre difeso il percorso politico del centrodestra, sostenendo che la coalizione non sia nata semplicemente per contrapporsi all’asse Conte-Schlein, ma abbia radici più profonde.

«In tre decenni abbiamo portato avanti un’azione coesa ed efficace di buongoverno», ha affermato, guardando già alla prossima tornata elettorale.

L’Anpi attacca: «Bloccate la riforma»

Contro il progetto di riforma si è schierata anche l’Anpi.

Il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo ha lanciato un appello alle forze politiche affinché fermino il provvedimento, sostenendo che rischi di limitare il diritto degli elettori a un Parlamento rappresentativo.

Nel mirino soprattutto la disciplina sulla raccolta delle firme. Secondo Pagliarulo, la previsione di 6.000 firme per ogni collegio, per un totale di alcune centinaia di migliaia di sottoscrizioni, insieme al divieto di raccolta online, renderebbe di fatto molto difficile la presentazione di liste di forze politiche oggi non presenti in Parlamento.

L’Anpi richiama in questo senso l’articolo 51 della Costituzione, che stabilisce il diritto di tutti i cittadini ad accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

Il nodo della rappresentanza

Pagliarulo contesta inoltre il premio di maggioranza, l’indicazione del nome del candidato presidente del Consiglio e il meccanismo delle preferenze.

«Oggi mezza Italia non vota più», sostiene il presidente dell’Anpi, secondo cui le nuove regole rischierebbero di allontanare ulteriormente gli elettori dalle urne.

Il quadro delineato dall’associazione è quello di una legge che, a suo giudizio, ridurrebbe la rappresentanza e rafforzerebbe il controllo delle segreterie dei partiti sulla composizione del Parlamento.

La riforma si trova così al centro di uno scontro che va oltre la semplice scelta del sistema elettorale: il vero terreno di confronto è quello della rappresentanza, della selezione dei candidati e della possibilità per nuove forze politiche di accedere alla competizione elettorale.