11 settembre, Trump al Pentagono: «Non dimenticheremo mai, ecco perché combattiamo oggi»

Il presidente Usa ha commemorato il 25° anniversario degli attentati al Pentagono, collegando l’11 settembre alla guerra contro l’Iran. A New York il vicepresidente Vance con gli ex presidenti Clinton, Bush, Obama e Biden. La vedova di una vittima accusa l’Arabia Saudita e chiede a Trump di fare luce sulle responsabilità

Donald Trump ha scelto il Pentagono per commemorare il 25° anniversario degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Il presidente degli Stati Uniti, accompagnato dalla first lady Melania Trump, ha assistito alla lettura dei nomi delle 184 persone uccise nell’attacco al Pentagono, scandita dal rintocco di una campana.

Nel suo discorso, Trump ha però trasformato la commemorazione anche in un momento per parlare dei conflitti attuali, stabilendo un collegamento diretto tra gli attentati del 2001 e la guerra in corso contro l’Iran.

Trump: «Non dimenticheremo mai. Ecco perché combattiamo»

«Non dimenticheremo mai», ha detto Trump. «Ecco perché combattiamo oggi. Non abbiamo scelta».

Il presidente ha quindi definito l’Iran «lo sponsor numero uno del terrorismo», ribadendo che Teheran «non avrà mai l’arma nucleare».

«In giornate come quella dell’11 settembre scopriamo di che pasta è fatto davvero un Paese. Proprio ora stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti noi», ha aggiunto Trump. «Continuiamo a mandare i terroristi dove meritano di stare: all’inferno».

Un messaggio analogo era arrivato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, secondo cui il Pentagono resta «sempre vigile» nei confronti di «nemici che ci odiano». Hegseth ha inoltre sostenuto che «negli ultimi sei mesi abbiamo devastato il più prolifico Stato sostenitore del terrorismo al mondo».

Per Trump si tratta del secondo anno consecutivo in cui la commemorazione dell’11 settembre si svolge al Pentagono. Il presidente, originario di New York, aveva partecipato per l’ultima volta alla cerimonia di Ground Zero nel 2024.

A New York Vance con gli ex presidenti

A New York era invece presente il vicepresidente JD Vance, insieme agli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Joe Biden.

Altri esponenti dell’amministrazione hanno partecipato alla cerimonia di Shanksville, in Pennsylvania, dove si consumò la tragedia del volo 93. Secondo le ricostruzioni, l’aereo dirottato dai terroristi di Al Qaeda era diretto verso un obiettivo a Washington, probabilmente il Campidoglio o la Casa Bianca.

La commemorazione di New York ha però avuto anche un momento fuori dal protocollo ufficiale.

La vedova di una vittima: «Fate luce sul ruolo dell’Arabia Saudita»

Terry Strada, vedova di una delle vittime del World Trade Center e presidente dell’associazione 9/11 Families United, ha utilizzato il momento della lettura dei nomi per rivolgere un appello direttamente a Trump.

«Com’è possibile che siano passati 25 anni e non abbiamo ancora ottenuto giustizia per il ruolo svolto dall’Arabia Saudita?», ha detto.

Strada fa parte del gruppo di sopravvissuti e familiari delle vittime che hanno avviato un’azione legale contro il Regno dell’Arabia Saudita, sostenendo che il Paese abbia fornito assistenza ai dirottatori nella fase preparatoria degli attentati.

La donna ha quindi chiesto all’amministrazione Trump di intervenire sulla questione, affidando il messaggio proprio al vicepresidente Vance.

«Il presidente Trump può ancora cambiare le cose», ha detto Strada. «Dica ai sauditi di smettere di mentire. Dica loro che, se vogliono essere amici degli Stati Uniti, non possono continuare a negare tutto questo: tutto il dolore e tutta la distruzione che tutti noi abbiamo dovuto subire».

A 25 anni dagli attentati, dunque, la commemorazione dell’11 settembre negli Stati Uniti si è trasformata ancora una volta in un momento nel quale memoria, politica estera e questioni ancora irrisolte sulle responsabilità degli attentati tornano a intrecciarsi.