Dazi, entrano in vigore le nuove tariffe di Trump su oltre 60 Paesi: colpite anche Unione Europea, Cina e Canada

Mentre prosegue l’escalation militare in Medio Oriente, l’amministrazione di Donald Trump apre un nuovo fronte sul commercio internazionale. Dalle 6 del mattino italiane del 24 luglio sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi su oltre 60 economie, sostituendo il dazio globale temporaneo del 10% che era in scadenza.

Le nuove tariffe oscillano tra il 10% e il 12,5% e riguardano la quasi totalità delle importazioni statunitensi, coinvolgendo partner commerciali come Unione Europea, Regno Unito, Canada, Messico, Cina, India e Australia. Alcune categorie di prodotti, tra cui petrolio, gas naturale, fertilizzanti e parte dei beni alimentari, restano escluse dal provvedimento.

La nuova strategia dopo lo stop della Corte Suprema

L’iniziativa arriva dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che a febbraio aveva stabilito che Trump aveva ecceduto i propri poteri utilizzando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre i precedenti dazi generalizzati, ritenendo che tale materia spetti al Congresso.

Per aggirare quel pronunciamento, la Casa Bianca ha scelto una diversa base giuridica. Le nuove tariffe sono infatti state adottate ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974, che consente agli Stati Uniti di intervenire contro pratiche commerciali ritenute sleali. In questo caso, l’amministrazione sostiene che molti partner commerciali non adottino o non applichino efficacemente divieti sulle importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato.

Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha motivato la decisione affermando che Washington applica da decenni il divieto di importare prodotti realizzati con il lavoro forzato e che è giunto il momento che anche gli altri Paesi facciano altrettanto.

Le reazioni internazionali

L’annuncio ha suscitato immediate proteste da parte di numerosi governi.

Australia e Brasile hanno definito le nuove tariffe ingiustificate, annunciando che continueranno a lavorare per ottenerne la revoca. Anche la Norvegia ha respinto le accuse americane, mentre il Canada ha sostenuto di non dover essere incluso tra i Paesi colpiti, rivendicando il proprio impegno contro il lavoro forzato.

Sul fronte europeo, l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha parlato di uno “shock”, mentre Bruxelles sta valutando le possibili contromisure commerciali.

Possibili nuovi ricorsi

Sebbene il ricorso alla Section 301 sia considerato giuridicamente diverso rispetto all’IEEPA, diversi esperti ritengono che anche questa nuova impostazione possa essere oggetto di contenziosi nei tribunali statunitensi.

La questione riguarda il delicato equilibrio tra i poteri del Congresso e quelli del presidente in materia commerciale, un tema che continua ad alimentare il dibattito costituzionale negli Stati Uniti.