Per il settore delle telecomunicazioni italiane si apre una giornata destinata a segnare una svolta. Parte ufficialmente oggi l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (Opas) con cui Poste Italiane punta ad acquisire il controllo totale di Tim, rilevando l’intero capitale ordinario non ancora detenuto – pari a circa l’80% delle azioni – con l’obiettivo dichiarato di procedere al delisting del gruppo e ritirarne il titolo da Piazza Affari.
L’operazione, approvata dalla Consob, rappresenta uno dei più importanti riassetti industriali degli ultimi anni nei settori delle telecomunicazioni e delle infrastrutture digitali italiane.
Come funziona l’offerta
Per incentivare l’adesione degli azionisti, Poste Italiane offrirà, per ogni azione Tim conferita:
- 1,67 euro in contanti
- 0,218 nuove azioni Poste Italiane di nuova emissione.
Il periodo di adesione resterà aperto fino all’11 settembre 2026. Il pagamento del corrispettivo è previsto per il 18 settembre, con un’eventuale riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre, qualora si verificassero le condizioni previste dalla normativa, e regolamento finale fissato per il 2 ottobre 2026.
L’operazione attribuisce a Tim una valorizzazione massima di circa 13,2 miliardi di euro, riconoscendo agli azionisti un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio dell’offerta.
Il buon esito dell’Opas resta subordinato al raggiungimento di una partecipazione pari almeno al 66,67% del capitale ordinario.
Il via libera del CdA di Tim
Il Consiglio di amministrazione di Tim ha espresso all’unanimità un giudizio favorevole sull’offerta, ritenendo il corrispettivo congruo sotto il profilo finanziario e valutando positivamente il progetto industriale proposto da Poste.
Contestualmente il board ha deciso di rinviare l’aggiornamento del piano industriale alla conclusione dell’operazione, limitandosi alla pubblicazione dei risultati semestrali.
In una lettera ai dipendenti, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha definito l’Opas:
“Non una semplice manovra finanziaria, ma un progetto industriale di lungo termine.”
Secondo Labriola, l’ingresso di Poste rappresenta l’opportunità di rafforzare gli investimenti, accelerare l’innovazione e affrontare la nuova fase di sviluppo partendo dalla solidità raggiunta da Tim negli ultimi quattro anni.
Nasce un campione nazionale delle infrastrutture digitali
L’integrazione tra Poste Italiane e Tim darebbe vita a un gruppo con:
- 26,9 miliardi di euro di ricavi gestionali aggregati;
- 4,8 miliardi di euro di margine operativo lordo (Ebit);
- circa 140.000 dipendenti.
Sul fronte occupazionale il prospetto informativo rassicura che non sono previsti piani di riorganizzazione con effetti negativi sui livelli occupazionali né sulla presenza territoriale.
Dal punto di vista dell’assetto proprietario, dopo l’aumento di capitale necessario per finanziare l’offerta, la partecipazione pubblica in Poste subirà una fisiologica diluizione, ma lo Stato manterrà comunque il controllo della società, considerando la quota detenuta direttamente dal Ministero dell’Economia e quella posseduta attraverso Cassa Depositi e Prestiti.
Sinergie per almeno 700 milioni di euro all’anno
Il principale razionale dell’operazione è industriale.
Poste e Tim stimano sinergie complessive superiori a 700 milioni di euro annui, così suddivise:
- 500 milioni di euro derivanti da efficienze operative, ottimizzazione finanziaria e riduzione dei costi, da realizzare entro due anni dal completamento dell’operazione;
- 200 milioni di euro di ricavi aggiuntivi attesi entro il terzo anno grazie all’integrazione commerciale.
Le aree considerate più promettenti comprendono:
- connettività fissa e mobile;
- servizi cloud;
- cybersecurity;
- servizi digitali per imprese e Pubblica Amministrazione.
Tra gli asset strategici rientra anche la valorizzazione del patrimonio immobiliare per la realizzazione di data center e infrastrutture territoriali destinate a sostenere la trasformazione digitale del Paese.
Una trasformazione che va oltre le telecomunicazioni
L’Opas rappresenta molto più di una semplice acquisizione societaria. Se andrà a buon fine, nascerà un gruppo capace di integrare telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi e infrastrutture digitali sotto un’unica governance, con l’ambizione di diventare uno degli attori chiave della digitalizzazione italiana.
Per Poste Italiane l’operazione consente di rafforzare la presenza nei servizi tecnologici e nella connettività; per Tim rappresenta invece l’opportunità di inserirsi in un progetto industriale di lungo periodo supportato da un azionista stabile e da una significativa presenza pubblica.
