Lo Stretto di Hormuz, crocevia di una parte significativa del commercio mondiale di petrolio, è sempre più al centro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Dopo settimane di scontri militari nel Golfo Persico, il presidente americano Donald Trump ha annunciato un piano che potrebbe cambiare gli equilibri della navigazione internazionale: gli Stati Uniti intendono farsi pagare per garantire la sicurezza delle navi che attraversano il corridoio protetto dalla Marina americana.
L’annuncio ha immediatamente alimentato le preoccupazioni dei mercati, con il prezzo del petrolio in forte rialzo e nuove incertezze per il commercio globale.
Lo Stretto di Hormuz da rotta commerciale a zona di conflitto
Secondo quanto riportato, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz da una delle principali arterie del commercio marittimo mondiale in un’area ad alto rischio.
Teheran avrebbe imposto restrizioni al traffico navale, sostenendo che le imbarcazioni dirette attraverso lo stretto debbano ottenere un’autorizzazione e utilizzare un corridoio controllato dall’Iran.
Dopo il cessate il fuoco, la Repubblica islamica avrebbe continuato a esercitare pressione militare per scoraggiare l’utilizzo di rotte alternative, mantenendo alta la tensione nella regione.
Trump: “Gli Stati Uniti saranno i guardiani dello Stretto di Hormuz”
Il presidente Donald Trump ha annunciato una svolta nella strategia americana.
Attraverso un messaggio pubblicato sui social, il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti assumeranno il ruolo di “guardiani dello Stretto di Hormuz”, garantendo la sicurezza del traffico commerciale.
In cambio, Washington intende introdurre un prelievo del 20% sul valore delle merci trasportate attraverso il corridoio protetto dalle forze statunitensi, sostenendo che tale contributo servirà a coprire i costi delle operazioni militari necessarie a garantire la libertà di navigazione.
Secondo Trump, il processo per definire il nuovo sistema inizierà immediatamente.
Oltre 800 navi scortate dalla Marina americana
Secondo il Central Command (CENTCOM), dall’inizio di maggio la Marina statunitense ha assistito il passaggio di:
- oltre 800 navi commerciali;
- circa 400 milioni di barili di petrolio greggio transitati attraverso lo Stretto di Hormuz.
Finora gli Stati Uniti avevano fornito la protezione alle imbarcazioni senza richiedere alcun pagamento diretto agli armatori.
Petrolio in rialzo dopo l’annuncio
L’annuncio della nuova strategia americana ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici.
Le quotazioni del petrolio sono aumentate di circa il 6%, riflettendo il timore degli operatori per un possibile incremento dei costi di trasporto e per il rischio di nuove interruzioni delle forniture.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei punti più sensibili del commercio mondiale di energia e qualsiasi limitazione alla navigazione può influenzare rapidamente il prezzo del greggio.
L’Oman propone due corridoi separati
Nel tentativo di ridurre le tensioni, secondo indiscrezioni diplomatiche l’Oman avrebbe avanzato una proposta per dividere il traffico navale in due rotte distinte:
- un corridoio meridionale nelle acque territoriali omanite;
- un corridoio settentrionale nelle acque controllate dall’Iran.
L’obiettivo sarebbe quello di garantire una gestione condivisa della navigazione, evitando ulteriori escalation militari.
Cresce il ricorso alle “rotte oscure”
Nel frattempo molte compagnie marittime starebbero modificando le proprie strategie operative.
Secondo quanto riportato, alcune navi continuerebbero a utilizzare il corridoio protetto dagli Stati Uniti, mentre altre preferirebbero percorsi alternativi o le cosiddette “dark routes”, navigando con i sistemi di identificazione automatica (AIS) spenti e spesso durante le ore notturne per ridurre il rischio di essere individuate.
Questa pratica, oltre ad aumentare i rischi per la sicurezza della navigazione, rende più difficile monitorare il traffico nello stretto.
Assicurazioni e armatori decisivi per il futuro della rotta
Oltre al rischio militare, il nuovo prelievo annunciato dagli Stati Uniti potrebbe modificare profondamente l’equilibrio economico della navigazione attraverso Hormuz.
Le compagnie di navigazione dovranno valutare se sostenere il costo aggiuntivo della protezione americana oppure cercare rotte alternative, mentre le società assicurative potrebbero rivedere premi e coperture in funzione dell’aumento del rischio operativo.
In questo contesto, saranno proprio armatori e assicuratori a determinare, nei fatti, quale corridoio verrà utilizzato con maggiore frequenza.
Una crisi destinata a influenzare energia e commercio globale
L’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per i mercati internazionali.
L’eventuale introduzione di un pedaggio americano, unita alle tensioni con l’Iran, potrebbe incidere sui costi del trasporto marittimo, sulle quotazioni del petrolio e, di riflesso, sull’inflazione e sulla crescita economica globale.
