Crisi economica in Russia: banche a rischio, debiti record e conti pubblici sotto pressione

L’economia russa mostra segnali di crescente fragilità. Alla crisi del settore energetico, aggravata dal calo delle entrate petrolifere e dall’impatto della guerra in Ucraina, si aggiunge ora il rischio di una crisi bancaria alimentata dall’aumento dei crediti deteriorati, dall’elevato indebitamento di famiglie e imprese e da un bilancio statale sempre più sotto pressione.

Secondo un rapporto dei servizi di intelligence europei visionato da Reuters, il sistema finanziario russo potrebbe trovarsi di fronte a una fase critica se dovessero intensificarsi le sanzioni occidentali o verificarsi nuovi shock economici.

Il Cremlino ha sostenuto l’economia attraverso il credito

Negli ultimi anni il governo di Mosca ha utilizzato il sistema bancario come principale strumento per sostenere la crescita economica, compensando le crescenti difficoltà dei conti pubblici dovute al conflitto in Ucraina.

Attraverso programmi di credito agevolato e incentivi statali, milioni di cittadini russi sono stati incoraggiati ad accendere più finanziamenti contemporaneamente. Secondo il rapporto, molti consumatori hanno oggi tre o più prestiti attivi, mentre anche le imprese hanno aumentato significativamente il proprio livello di indebitamento.

Questa strategia ha contribuito a sostenere consumi e investimenti nel breve periodo, ma ha anche accresciuto i rischi per la stabilità del sistema bancario.

Crescono i crediti deteriorati nelle banche russe

Le stime contenute nel rapporto delineano un peggioramento significativo della qualità del credito.

Secondo le valutazioni dell’intelligence europea:

  • circa il 10% dei prestiti alle imprese potrebbe non essere rimborsato, in netto aumento rispetto al 2024;
  • fino al 15% dei prestiti al dettaglio detenuti da alcune delle principali banche russe rischia di trasformarsi in crediti deteriorati;
  • il numero delle procedure di bancarotta personale è aumentato di quasi un terzo nel 2025, superando quota 500.000.

Secondo gli analisti, programmi di sostegno pubblico, ristrutturazioni dei debiti e interventi governativi starebbero attenuando solo temporaneamente i problemi del settore finanziario, senza risolverne le cause strutturali.

Reuters: “Un’apparente stabilità che nasconde una situazione esplosiva”

Il documento, citato da Reuters, sostiene che gli attuali interventi pubblici offrano un’immagine solo apparente della tenuta dell’economia russa.

Secondo il rapporto, il sistema finanziario starebbe creando “l’illusione di un’economia dinamica”, mentre in realtà resterebbe vulnerabile a eventuali shock, come un ulteriore irrigidimento delle sanzioni occidentali contro il settore bancario.

Petrolio, guerra e attacchi ai droni pesano sull’economia russa

Le difficoltà finanziarie si intrecciano con il peggioramento del contesto economico generale.

Secondo diverse analisi, i continui attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche hanno ridotto la capacità produttiva del settore petrolifero russo, contribuendo a provocare carenze di carburante in alcune aree del Paese.

Parallelamente, il calo delle quotazioni internazionali del petrolio e le difficoltà nell’export energetico hanno ridotto una delle principali fonti di entrata del bilancio federale.

Il deficit pubblico supera le previsioni

Le conseguenze sono già visibili nei conti dello Stato.

Alla fine di maggio il deficit del bilancio federale russo ha raggiunto 6 trilioni di rubli (circa 83 miliardi di dollari), oltre il doppio dell’obiettivo previsto per l’intero 2025, fissato a 3,8 trilioni di rubli.

Per coprire il disavanzo, il governo ha fatto ricorso al Fondo Nazionale del Benessere, il fondo sovrano russo, le cui risorse disponibili si stanno però progressivamente riducendo.

Mosca valuta l’utilizzo dei risparmi dei cittadini

Con margini finanziari sempre più limitati, il governo starebbe valutando nuove misure per reperire liquidità.

Secondo le indiscrezioni riportate, il Ministero delle Finanze starebbe preparando una normativa che consentirebbe allo Stato di accedere a circa 40 miliardi di dollari custoditi nei fondi pensione privati.

Parallelamente, il leader del Partito Comunista Russo ha proposto pubblicamente di “mobilitare” i circa 130 trilioni di rubli depositati nei conti bancari dei cittadini per sostenere l’economia nazionale.

Le dichiarazioni hanno alimentato preoccupazioni tra imprenditori e investitori, già alle prese con tassi d’interesse elevati e con l’impatto delle sanzioni internazionali.

Crescono i timori di una crisi bancaria

Negli ultimi mesi numerosi osservatori hanno lanciato segnali d’allarme sulla solidità del sistema finanziario russo.

Lo scorso giugno diverse banche avevano evidenziato il rischio di una crisi del debito legata all’elevato costo del denaro, mentre l’Unione russa degli industriali e degli imprenditori aveva segnalato che molte aziende si trovavano ormai in una fase di pre-insolvenza.

Anche il Centro per l’analisi macroeconomica e le previsioni a breve termine, think tank sostenuto dallo Stato russo, ha ipotizzato la possibilità di una crisi bancaria entro l’autunno nel caso di un ulteriore deterioramento dei prestiti e di una fuga dei depositi.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, anche alcuni funzionari governativi avrebbero informato il presidente Vladimir Putin del rischio di una crisi finanziaria nel corso del 2026.

Obbligazioni e rifinanziamenti aumentano il rischio default

Ulteriori criticità emergono dal mercato obbligazionario.

Secondo fonti citate dal quotidiano russo Izvestia, quasi il 25% delle obbligazioni societarie sarebbe oggi esposto al rischio di insolvenza.

Molte imprese, infatti, dovranno rifinanziare nel 2026 debiti contratti negli anni passati a tassi molto più bassi, affrontando oggi costi finanziari nettamente superiori.

Il volume delle obbligazioni in scadenza quest’anno è circa il doppio rispetto al 2025, aumentando la pressione sulla liquidità aziendale e rendendo più difficile l’accesso ai finanziamenti.

Un equilibrio sempre più fragile

L’economia russa continua a mostrare capacità di adattamento alle sanzioni occidentali e agli effetti della guerra, ma diversi indicatori evidenziano un progressivo aumento delle vulnerabilità finanziarie. L’elevato indebitamento, l’inflazione persistente, il peggioramento della qualità del credito e il crescente deficit pubblico rappresentano fattori che potrebbero mettere sotto ulteriore pressione il sistema bancario nei prossimi mesi, soprattutto in presenza di nuove sanzioni o di ulteriori shock economici.