Mark Zuckerberg rilancia la sua scommessa sugli smart glasses. Il fondatore e Ceo di Meta è convinto che gli occhiali intelligenti sostituiranno progressivamente gli smartphone e diventeranno il principale dispositivo personale per interagire con l’intelligenza artificiale. Una visione che l’azienda sta sostenendo con investimenti miliardari, nonostante le pesanti perdite della divisione Reality Labs.
Zuckerberg: “Con gli smart glasses lavoro ovunque”
Per Mark Zuckerberg gli occhiali intelligenti rappresentano il futuro dell’informatica personale. Tanto da utilizzarli praticamente in ogni momento della giornata.
In un’intervista rilasciata a Complex, il Ceo di Meta ha raccontato di aver effettuato telefonate di lavoro persino mentre era a bordo di una moto d’acqua.
“Ho fatto telefonate di lavoro mentre ero su una moto d’acqua. L’altra persona non poteva capire dove mi trovassi.”
Secondo Zuckerberg, il merito è dei microfoni integrati nel nasello degli occhiali, che garantiscono una qualità audio tale da isolare efficacemente il rumore esterno.
“La voce rimane perfettamente chiara anche in ambienti estremamente rumorosi”, ha spiegato, sottolineando come questa tecnologia permetta di lavorare praticamente ovunque senza che l’interlocutore si accorga del contesto.
La strategia di Meta sugli occhiali intelligenti
Gli smart glasses rappresentano uno dei pilastri della strategia di Meta nel settore dell’intelligenza artificiale.
L’azienda ha sviluppato, insieme a EssilorLuxottica, una gamma di occhiali intelligenti che comprende:
- Ray-Ban Meta di seconda generazione, con prezzo di partenza di 379 dollari;
- Meta Ray-Ban Display, presentati durante il Meta Connect e venduti a partire da 799 dollari.
Il modello Display integra un piccolo schermo posizionato sulla lente destra, capace di mostrare notifiche, messaggi, fotografie, applicazioni e traduzioni in tempo reale.
Ad accompagnarlo c’è il Neural Band, un bracciale che rileva i segnali elettrici dell’avambraccio e consente di controllare l’interfaccia attraverso semplici movimenti delle dita.
Perché Zuckerberg crede negli smart glasses
Alla base della convinzione del fondatore di Meta c’è un dato semplice: quasi 2 miliardi di persone nel mondo indossano già gli occhiali.
Per Zuckerberg il passaggio dagli occhiali tradizionali a quelli intelligenti sarà simile alla trasformazione che ha portato dai telefoni cellulari agli smartphone.
“Era evidente che i telefoni a conchiglia sarebbero diventati smartphone. È esattamente quello che penso oggi degli occhiali”, ha spiegato.
Secondo il manager, gli smart glasses consentono inoltre di utilizzare l’intelligenza artificiale senza distogliere continuamente l’attenzione dalle persone e dall’ambiente circostante.
L’assistente AI, infatti, può osservare ciò che vede l’utente, ascoltare il contesto e fornire suggerimenti o informazioni durante tutta la giornata.
Meta lavora sulle tecnologie alla base di questi dispositivi fin dal 2014 e starebbe già progettando la generazione di occhiali prevista per il 2028.
La visione della “superintelligenza personale”
Gli smart glasses sono centrali anche nella visione strategica di Zuckerberg sulla futura evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Il Ceo di Meta sostiene il concetto di “superintelligenza personale”, cioè un’intelligenza artificiale individuale capace di assistere ogni persona nelle attività quotidiane.
Una prospettiva che contrappone all’idea di una singola grande AI utilizzata indistintamente da tutti.
Secondo Zuckerberg, un futuro dominato da un’unica intelligenza artificiale centrale sarebbe meno desiderabile, indipendentemente dalla sua potenza.
Una scommessa da miliardi di dollari
La strategia di Meta comporta investimenti enormi.
Nel 2025 la divisione Reality Labs, responsabile dello sviluppo degli smart glasses e delle tecnologie immersive, ha registrato perdite per 19,2 miliardi di dollari.
Nonostante ciò, Meta prevede di aumentare ulteriormente gli investimenti, con una spesa in conto capitale che potrebbe arrivare fino a 145 miliardi di dollari nel 2026.
Zuckerberg continua però a difendere questa strategia.
“La formula della nostra azienda è sempre stata costruire prodotti capaci di raggiungere miliardi di persone e monetizzarli solo dopo aver raggiunto una diffusione di massa”, aveva spiegato nei mesi scorsi.
Gli occhiali Meta finiscono anche in tribunale
L’utilizzo degli smart glasses ha già provocato alcune polemiche.
A febbraio, durante un’udienza, un giudice ha minacciato di sanzionare alcuni collaboratori di Zuckerberg perché indossavano gli occhiali Meta in aula, nonostante il divieto di effettuare registrazioni audio e video.
L’episodio ha riacceso il dibattito sulle implicazioni per la privacy dei dispositivi indossabili dotati di telecamere e microfoni sempre attivi.
Nonostante le controversie, Zuckerberg continua a considerare gli smart glasses la prossima grande piattaforma tecnologica, convinto che nei prossimi anni possano assumere un ruolo analogo a quello che oggi ricoprono gli smartphone.
