Terremoto in Venezuela, salgono a 589 i morti: l’Italia invia una missione di soccorso

Continua ad aggravarsi il bilancio del violento terremoto che ha colpito il Venezuela. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha aggiornato il numero delle vittime: i morti accertati sono ora 589, mentre proseguono senza sosta le operazioni di ricerca e soccorso nelle aree più devastate.

Secondo quanto riferito dalle autorità venezuelane, il servizio sismologico nazionale ha registrato 214 scosse di assestamento, che continuano a rendere estremamente difficili gli interventi dei soccorritori e aumentano i rischi per la popolazione.

L’Italia invia una missione di soccorso

È partita oggi la missione italiana coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, i Vigili del Fuoco e l’Aeronautica Militare.

Il contingente è composto da 97 operatori tra soccorritori, personale sanitario e funzionari dell’Unità di crisi della Farnesina, trasportati in Venezuela da un velivolo dell’Aeronautica.

Tra le squadre impegnate figura anche un team USAR (Urban Search and Rescue) dell’Emilia-Romagna, specializzato nella ricerca e nel salvataggio di persone intrappolate sotto le macerie dopo terremoti ed esplosioni.

La squadra regionale è composta da cinque professionisti:

  • un coordinatore e medico del 118 dell’Ausl Romagna;
  • due infermieri dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e dell’Ausl di Reggio Emilia;
  • un medico anestesista-rianimatore di Parma;
  • un medico dell’emergenza dell’Ausl Romagna.

Insieme a loro operano anche squadre USAR provenienti da Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio.

L’intervento dell’Emilia-Romagna si concentrerà nell’area di Puerto Pueblo, dove risiede una numerosa comunità italiana.

Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore alla Sanità Massimo Fabi hanno sottolineato come la Regione abbia risposto immediatamente alla richiesta di disponibilità avanzata dal Governo.

“In una situazione gravissima e molto complessa, i nostri operatori partono con la speranza di poter salvare più vite umane possibile e aiutare una popolazione in ginocchio”, hanno dichiarato, ringraziando il personale che si è reso disponibile in poche ore a partire per il Sud America.

Crosetto: “La Difesa è vicina alla popolazione venezuelana”

Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato sui social la partenza del volo militare.

“È decollato da Pratica di Mare l’aereo dell’Aeronautica Militare con a bordo unità di soccorso dei Vigili del Fuoco e operatori dei Servizi sanitari regionali per portare aiuto alla popolazione del Venezuela”, ha scritto il ministro.

Crosetto ha evidenziato che l’intervento è stato organizzato in coordinamento con il Ministero degli Esteri e la Protezione Civile, ribadendo l’impegno dell’Italia nel fornire assistenza alle comunità colpite dalla catastrofe.

Emergenza sanitaria: ospedali al collasso

Intanto nel Paese si aggrava la crisi sanitaria. Ospedali sovraffollati, carenza di ambulanze, medicinali e materiale di primo soccorso stanno mettendo sotto pressione un sistema sanitario già fortemente indebolito da anni di crisi economica e dalla fuga di personale medico.

Secondo Marino González, esperto di politiche sanitarie e membro dell’Accademia Nazionale di Medicina del Venezuela, il terremoto ha colpito il Paese nel momento di massima fragilità del sistema.

“Il sistema sanitario si sta deteriorando da molti anni. Un’emergenza di questa portata lo trova nelle peggiori condizioni possibili”, ha spiegato.

Il Ministero della Salute venezuelano ha attivato la rete di otto ospedali pubblici dell’area metropolitana di Caracas e coinvolto 12 cliniche private nelle operazioni di triage, stabilizzazione e ricovero dei feriti.

La situazione più critica resta però nello Stato di La Guaira, tra le zone maggiormente devastate dal sisma. Qui le difficoltà logistiche, dovute anche alla conformazione del territorio, rendono complicato il trasferimento dei pazienti verso gli ospedali più attrezzati della capitale.

Alla scarsità di mezzi e attrezzature si aggiunge la cronica mancanza di personale specializzato. Negli ultimi anni migliaia di medici e infermieri hanno infatti lasciato il Venezuela, aggravando ulteriormente la capacità di risposta del sistema sanitario.

Tra le necessità più urgenti figurano unità specializzate nella gestione dei politraumi, con chirurghi traumatologi, anestesisti, intensivisti e apparecchiature adeguate per affrontare l’elevato numero di feriti gravi.