La quotazione di SpaceX potrebbe diventare la più grande IPO della storia
L’attesa quotazione in Borsa di SpaceX si prepara a riscrivere diversi record di Wall Street. Sebbene le banche coinvolte nell’operazione abbiano accettato una commissione ufficiale straordinariamente bassa, l’enorme dimensione dell’offerta potrebbe comunque garantire agli istituti finanziari i maggiori ricavi mai realizzati in una singola IPO.
Secondo quanto riportato da Fortune e analizzato da Jay Ritter, professore dell’Università della Florida e tra i massimi esperti mondiali di offerte pubbliche iniziali, SpaceX riconoscerà agli underwriter una commissione lorda (“gross spread”) pari ad appena lo 0,75%, una delle percentuali più basse mai registrate per una quotazione tradizionale.
Per confronto, le IPO di Meta (all’epoca Facebook) e Uber avevano previsto commissioni comprese tra l’1,1% e l’1,3%, mentre nelle grandi operazioni di mercato il compenso per le banche si colloca generalmente tra l’1% e il 3%.
Raccolta da oltre 86 miliardi di dollari
La riduzione delle commissioni non significa però che le banche guadagneranno meno. Al contrario.
Secondo la documentazione preliminare, SpaceX intende collocare 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione complessiva di 1.750 miliardi di dollari.
A questa cifra si aggiunge la tradizionale opzione di over-allotment del 15%, che consentirebbe di portare il totale delle azioni offerte a circa 639 milioni di titoli per una raccolta superiore a 86 miliardi di dollari.
Si tratterebbe di un’operazione oltre tre volte più grande rispetto alla storica IPO di Alibaba, che nel 2014 aveva raccolto circa 25 miliardi di dollari e che detiene ancora il record tra le quotazioni statunitensi.
Commissioni da 646 milioni di dollari
Nonostante la commissione dello 0,75%, le dimensioni dell’operazione permetterebbero agli istituti coinvolti di spartirsi circa 646 milioni di dollari.
Una cifra che supera ampiamente:
- i circa 300 milioni di dollari generati dall’IPO di Alibaba;
- i meno di 100 milioni incassati nella quotazione di Uber;
- i circa 200 milioni ottenuti dalle banche nel collocamento di Facebook.
Tra gli underwriter figurano alcuni dei principali protagonisti della finanza globale:
- Goldman Sachs
- Morgan Stanley
- JPMorgan Chase
- Citigroup
- Bank of America
- Societe Generale
- Santander
- Mizuho Financial Group
Accanto a loro partecipano anche boutique finanziarie specializzate come Allen & Co. e William Blair.
Goldman Sachs al centro dell’operazione
La banca destinata a giocare il ruolo più importante è Goldman Sachs.
L’istituto figura infatti come “lead-left underwriter”, la posizione più prestigiosa e strategica in una quotazione.
Questo ruolo non si limita a coordinare il collocamento: consente soprattutto di decidere quali investitori riceveranno la maggior parte delle azioni disponibili.
Secondo Ritter, proprio questa prerogativa potrebbe generare per Goldman benefici economici molto superiori alle commissioni ufficiali.
Il vero affare sono i “soft dollars”
Dietro ogni grande IPO esiste infatti un meccanismo meno visibile ma estremamente redditizio: quello dei cosiddetti “soft dollars”.
Storicamente, le banche tendono a fissare un prezzo di collocamento leggermente inferiore al valore che il mercato attribuirà successivamente alle azioni.
Questo fenomeno genera il cosiddetto “IPO pop”, ovvero il rialzo del titolo durante la prima giornata di contrattazioni.
Secondo i dati storici citati da Ritter:
- circa il 75% delle IPO chiude il primo giorno sopra il prezzo di collocamento;
- il rialzo medio è pari al 19%.
Gli investitori che ricevono le azioni direttamente dagli underwriter ottengono quindi guadagni immediati quasi privi di rischio.
In cambio, una parte di questi profitti ritorna alle banche attraverso commissioni di negoziazione e altri rapporti commerciali, generando i cosiddetti soft dollars.
Un potenziale guadagno da oltre 5 miliardi di dollari
Se le azioni SpaceX venissero collocate a 135 dollari e chiudessero la prima seduta a circa 162 dollari (+20%), gli investitori selezionati realizzerebbero profitti teorici per circa 17,3 miliardi di dollari.
Sarebbe il più grande ammontare di valore “lasciato sul tavolo” nella storia delle IPO, superando nettamente il precedente record di Alibaba, fermo a circa 8 miliardi.
Considerando che mediamente circa il 30% di tali guadagni ritorna agli intermediari sotto forma di soft dollars, Wall Street potrebbe beneficiare di oltre 5 miliardi di dollari di ricavi indiretti.
Una cifra quasi otto volte superiore alle commissioni ufficiali previste dal collocamento.
IPO SpaceX, un banco di prova per le future quotazioni dell’AI
Secondo Ritter, i maggiori beneficiari saranno Goldman Sachs e gli altri coordinatori principali dell’operazione.
L’impatto potrebbe inoltre estendersi alle future mega-quotazioni del settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale, comprese le possibili IPO di OpenAI e Anthropic.
La futura quotazione di SpaceX dimostra così che, nonostante la rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie, i meccanismi economici che governano Wall Street restano sostanzialmente invariati: le commissioni ufficiali contano, ma il vero valore continua a nascondersi dietro le dinamiche di allocazione dei titoli e nei rapporti privilegiati tra banche e grandi investitori istituzionali.
