Xi Jinping: “L’ordine internazionale si sgretola”. FMI taglia le stime, Fink vede petrolio a 150 o a 40. Chi ha ragione?

Il presidente cinese usa i toni più duri della sua carriera parlando con Sanchez a Pechino. Il FMI abbassa la crescita globale al 3,1%, con rischio recessione al 2% nello scenario peggiore. Ma l’economia americana continua a sorprendere. Il dibattito tra i catastrofisti e gli scettici è aperto.


“L’ordine internazionale si sta sgretolando nel caos.” Non è un’espressione qualsiasi: è la valutazione che il presidente cinese Xi Jinping ha consegnato al premier spagnolo Pedro Sánchez a Pechino martedì, in uno dei toni più cupi mai usati pubblicamente dal leader cinese sullo stato dell’economia globale. L’espressione originale in cinese, precisa Bloomberg, non allude solo al disordine: contiene una sfumatura di decadimento morale.

I due leader hanno promesso di rafforzare i legami bilaterali e di fare fronte comune per preservare il multilateralismo — un segnale esplicito a Washington che Pechino intende colmare il vuoto lasciato dall’approccio unilaterale americano.


Fink: o 40 dollari o 150. Nessuno sa quale sarà l’esito

La valutazione di Xi trova eco nelle voci finanziarie più autorevoli del mondo occidentale. Larry Fink, CEO di BlackRock, intervistato dalla BBC a fine marzo, ha tracciato uno scenario binario senza via di mezzo: o la guerra in Iran si risolve con il reintegro del Paese nei mercati globali — e il petrolio scende a 40 dollari al barile — oppure il conflitto si trascina, il petrolio sale fino a 150 dollari e il mondo affronta anni di interruzioni nell’offerta. “Non credo che nessuno sappia quale sarà l’esito”, ha ammesso.

Le conseguenze, secondo Fink, vanno ben oltre i mercati energetici: prezzi dei fertilizzanti, catene di approvvigionamento, costi agricoli — tutto è in bilico. Lo scenario peggiore ha un nome preciso: “Avremo una recessione globale.”


FMI: crescita tagliata al 3,1%, recessione mondiale al 2% nello scenario peggiore

Il Fondo Monetario Internazionale ha ufficializzato i timori nel World Economic Outlook di aprile 2026, tagliando la previsione di crescita globale al 3,1% per quest’anno — una riduzione esplicitamente collegata alla guerra in Medio Oriente. Nello scenario avverso, analogo a quello di Fink, la crescita scenderebbe al 2%: la soglia convenzionale della recessione mondiale.

La direttrice generale Kristalina Georgieva ha aggiunto un dettaglio che rende ancora più amaro il quadro: senza il conflitto iraniano, il FMI stava preparando una revisione al rialzo delle previsioni. I mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, ha avvertito, subiranno gli effetti più pesanti.


Il paradosso americano: S&P 500 recupera tutto, l’economia tiene

Eppure, in questo scenario da manuale della catastrofe, c’è un elemento dissonante che i professionisti della finanza faticano a ignorare: l’economia americana continua a sorprendere. Cresce a un ritmo superiore rispetto al resto del mondo sviluppato, e all’inizio della settimana l’S&P 500 ha recuperato tutte le perdite accumulate dall’inizio della guerra in Iran. Molti osservatori di mercato citano la solidità della cosiddetta “Trump TACO trade” — la dinamica per cui Trump minaccia, i mercati scendono, Trump fa marcia indietro, i mercati rimbalzano.


Gli scettici: le recessioni vengono sempre annunciate, raramente arrivano

L’economista Scott Sumner ha pubblicato un saggio molto diffuso in cui ricorda che gli esperti hanno una lunga storia di previsioni di recessione sbagliate. Dal 1983, negli Stati Uniti si sono verificate solo quattro recessioni — circa una per decennio — contro le 19 dei primi 83 anni del Novecento. Le previsioni di recessione legate alla guerra in Ucraina, ai rialzi dei tassi Fed nel 2023 e ai dazi del “Liberation Day” di Trump si sono rivelate tutte premature.

Tyler Goodspeed, capo economista di ExxonMobil ed ex consigliere economico della Casa Bianca sotto Trump, argomenta nel suo nuovo libro che le recessioni non sono fenomeni inevitabili del capitalismo: “Accadono alle economie”, non sono leggi di natura. Gli Stati Uniti, ricorda Sumner, hanno appena realizzato il primo “atterraggio morbido” della loro storia — raffreddando l’inflazione senza far crollare la crescita. “E sembra che nessuno se ne sia accorto.”


Ma stavolta potrebbe essere diverso

La storia degli scettici è solida. Ma raramente gli ingredienti del rischio si erano combinati in modo così simultaneo: una guerra aperta nel Golfo Persico, un sistema commerciale in frammentazione, un presidente cinese che parla di collasso non solo geopolitico ma anche morale dell’ordine mondiale.

Xi, Fink e il FMI potrebbero stare esagerando. Le istituzioni tendono all’allarmismo, i mercati tendono all’ottimismo, e la storia dà più ragione ai secondi che ai primi. Ma — come osserva Sumner stesso — l’economia americana ha trascorso solo due degli ultimi 200 mesi in contrazione. Statisticamente, c’è un limite a quanto si può continuare a sfidare la sorte.